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tmp_25513-received_1700516536848294266354205Porterò i tuoi segni. Stimmate di un amore. Malato, dice la donna in camice bianco all’ospedale.
Ho creduto in questo amore, a quell’emozione che a soli quindici anni mi offristi come pegno. Ho voluto credere che fosse solo amore, quel legame che unisce due anime e che pretende pure un solo corpo in estasi.
I figli certo, sono venuti pure quelli. E sono arrivate pure le paliate. Prima come urla, un’ossessione che mi lacerava timpani e anima. Poi i primi schiaffi e le tue lacrime, i tuoi maipiùtelogiuro.
Ti ho creduto. Sempre l’ho fatto, pure quando gli occhi erano tumefatti per i pugni e i calci. Pure quando ho perso un figlio, innocente nella pancia.
La signora in bianco mi pulisce le ferite. Mi dice gentile: Brucia solo un poco.
Come faccio a dirle, a spiegare che mi brucia tutto dentro e non per gli acciacchi sulla faccia. Brucia tutto quello a cui ero legata. Un incendio di cenere e pianto.
Una vita schiupata per un amore malato.

BiagioFioretti

Biagio Fioretti

Di Biagio Fioretti

Biagio Fioretti nasce a Torre qualche anno fa; era di dicembre e proprio sulla linea di confine tra le due Torre. Manco a dirlo ci fu una gran disputa su chi dovesse trascrivere tanto natale. Vinse il Savoia proprio sulla Turris e tanto fu. L ‘unica certezza sulla quale gli storici concordano, è e fu sulla sua vesuvianità. Scrisse e studió in ragione di quel Vesuvio che amó e odió e ne fece sua dolce ossessione. Vive tuttora e da geologo, continua a sognare le vigne di uva caprettone della sua amara terra.

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