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44 gatti, in fila per sei, col resto di due

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


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12088470_10206179986356914_1307155470744346872_nRomeo è un tipico gatto europeo, tigrato. Ha il naso color terracotta e il mento bianco,è snello, atletico ed è di fatto il mio despota, di cui sono disperatamente innamorata, e succube.
Scilla è la tipica gatta bianca e nera (non per fede calcistica), alla “felix”, solo che è più bella. La sua attività preferita è svuotare la ciotola dei croccantini per mantenere la sua linea, perfettamente tonda. Diciamo che è una falsa magra.
Romeo e Scilla sono stati adottati all’ospedale veterinario del Frullone, a Napoli, e sarebbero stati destinati a tutt’altro destino se non avessi deciso di adottarli.
Non tutti i gatti hanno la stessa fortuna, anzi, la grandissima parte dei gatti raccolti o portati in ospedale viene curata, se necessario, sterilizzata e rimessa nelle colonie feline, dove la loro vita è comunque precaria: malattie, lotte tra gatti in colonia, automobili,maltrattamenti da parte dell’essere umano e così via.

Può capitare facilmente di conoscere persone di vaio genere che amano gli animali (spesso più di sé stessi) e cercano di arginare la situazione: dalle associazioni di volontariato, spesso formate da giovani o adulti che impiegano tantissime energie, economiche, fisiche e temporali, per raccogliere, accudire temporaneamente e cercare adottanti, alle famose “gattare”, quasi sempre donne, che non resistono al miagolio di un gattino sul marciapiede o ad una bocca felina da sfamare in più, e spesso si trovano a sfamare, a proprie spese, intere colonie feline, alla signora anziana, magari rimasta vedova, che riempie la casa di bestiole raccolte in strada e passa metà del tempo in un ambulatorio veterinario per l’uno o l’altro quadrupede.
Persone che hanno centinaia di storie da raccontare, tutte simili tra loro: animali abbandonati, cuccioli ai quali è stata ammazzata la mamma, cuccioli “buttati via” da chi si rifiuta di sterilizzare perché “è contro natura”… è contro natura anche una compressa di tachipirina o una di moment, i capelli bianchi tinti, la colata alle unghie, le tette rifatte o il lifting di tua moglie. L’auto che prendi per arrivare al lavoro è contro natura, e anche la nave da crociera sulla quale hai passato le vacanze.
Sarebbe ora di scegliere di vivere in modo consapevole e chiedersi perché le volontarie si sgolano e litigano con i funzionari comunali per fare attuare un provvedimento civile, come la sterilizzazione dei randagi.
Vi basterebbe fare una visitina ad un ospedale veterinario, accompagnati da un medico o un operatore che ve ne racconti le storie, per capire quante vite vengono straziate, raccolte e curate, tenute in una gabbia per tanto tempo e poi rimesse in strada. Vi basterebbe assistere per una sola volta allo spettacolo di decine e decine di gatti chiusi in una piccola gabbia in attesa di un benefattore.
Quando andai al gattile per adottare i miei gatti, fu una giornata indimenticabile. Forti emozioni contrastanti rimarranno per sempre con me e con le mie figlie che mi accompagnarono. Essere lì per quella che indubbiamente fu un’opera di bene, e pure trovarsi in difficoltà rispetto a tutti quegli occhi tristi che sembravano dire “prendi me!”, dover scegliere questo o quello, sembrava, tuttavia, un’ingiustizia.
Io e le mie figlie ci trovammo a piangere per averne preso due e aver lasciato lì tutti gli altri, tutti desiderosi e meritevoli di una famiglia, di una casa e di affetto.
E la frustrazione torna ogni qual volta si incontra sul proprio cammino un animale sfortunato: credetemi, è una maledizione. Essere sensibili alle sofferenze e cercare di arginarle come si può arginare l’oceano con un cucchiaino. Senti un gattino che miagola disperato dalla ruota di un’automobile parcheggiata e non puoi fare a meno di prenderlo, anche se ne hai altri a casa e non puoi ospitarne più.
E giù telefonate, messaggi, locandine sparse ovunque per trovargli una sistemazione, tutte cose molto spesso vane perché, fondamentalmente, chi ama gli animali ne ha già, e non ha bisogno di inviti per adottarne.
Allora mi chiedo: perché non arginare il problema all’origine? Perché non evitare che nascano centinaia di cuccioli destinati ad una misera e breve vita? Forse le amministrazioni comunali non se ne occupano perché è un argomento poco spendibile in campagna elettorale o non è un buon business?
Spesso capita di incontrare il solito benaltrista, che al tentativo di sensibilizzazione sulla questione, ti tira in ballo la fame dei bambini nel mondo (ed io aggiungerei: “e i marò? E le foibe??”).
D’accordo.
Ma non credo che ai bambini affamati importerebbe il fico secco se qui da noi si cominciasse a sterilizzare i randagi.
È diffusa forse la convinzione che l’argomento “animali” sia di serie B.
Come se al mondo ci fossero gli uomini, e poi gli animali.
Vorrei ricordare che l’uomo “è” un animale, forse un po’ più consapevole del resto degli animali, e forse proprio per questo si dovrebbe vergognare delle violenze e del poco interesse che ha nei confronti degli “altri animali” e nei confronti del creato.
Morale della favola:
• NON COMPRATE ANIMALI, ma ADOTTATELI, GRATUITAMENTE, e se avete dei bambini non potrete fare loro regalo più bello: crescere con un animale è come avere un fratello in più (o un fratello, per chi, come me, non ne ha);
• sterilizzateli, se ne volete altri non dovrete far altro che adottarne;
• NON ABBANDONATELI: gli animali sono capaci di sentimenti, se proprio non potete tenerli, affidatevi ad un’associazione che trovi un’altra famiglia.
Se adotterete un gatto, come ho fatto io che non ho mai vissuto senza, saprete com’è bello tornare a casa e trovare un peloso che al rumore delle chiavi nella toppa, aspetta davanti alla porta di ingresso, e non vuole altro che fare le fusa e raggomitolarsi accanto al padrone sul divano.