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Via Alveo Palomba, una realtà di periferia (San Giuseppe Vesuviano)

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


Attualità

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Poco distante da “quelli che scendevano via S. Maria La Scala” c’è il piccolo abitato di via Alveo Palomba, un luogo bellissimo alle pendici del Vesuvio e immerso nel verde del Parco Nazionale del Vesuvio, suggestivo sia per la tranquillità che per il paesaggio che lo avvolge. Ricordo di quel luogo le lunghe passeggiate con mia madre e con il mio vecchio cane, quegli odori di lapillo e ginestre in estate e d’inverno l’odore delle foglie inumidite dalla pioggia. Era bello da lassù guardare le campagne con i vigneti, i noccioleti, le piante da frutto e gli scorci di San Giuseppe Vesuviano che si sfocavano alla vista guardando verso valle.
Via Palomba è una contrada del Comune posta nella parte di territorio comunale che si estende nel Parco del Vesuvio. Da allora ad oggi non è cambiata molto, la natura è andata avanti, qualche vecchio albero c’è ancora, le siepi si sono irrobustite, qualcuno nel proprio terreno ha costruito un tavolino con le sedie per godersi la natura con più relax, anche la strada è sempre quella, stesso percorso asfaltato e sterrato. Quello che invece sarebbe dovuto crescere insieme alla natura del luogo, ovvero: la ripavimentazione della strada, l’illuminazione, le fognature e tutte le infrastrutture civili di un luogo abitato, sembra abbia avuto un processo inverso, una specie di sgretolamento, una lenta erosione, un invecchiamento da abbandono. Ed è così che una stradina che porta alla montagna con tutte le sue caratteristiche mondane si trasforma in un luogo abbandonato vissuto dalle persone che vi abitano solo per la disperazione di esserci nati e di doverci restare perché esso è l’unica dimora.
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Via Palomba inizia da Via Zabatta, strada panoramica del Vesuvio, ed è un vero e proprio calvario di buche stradali, non sembra una strada europea ma una strada medio orientale da poco bombardata. Oltre alle buche stradali in un tratto sembra che la sede stradale sostituisca la fognatura, un po come ricordo dell’alveo che la fiancheggia o come nell’antichità dei vecchi borghi vesuviani, quando lungo le cunette stradali si lasciava scorrere l’acqua di risulta dei bucati. Un fascino un po’ diverso dagli scarichi delle lavatrici o dei lavelli.
E allora vien da chiedersi perché questa come altre periferie del paese devono essere abbandonate a se stesse, del resto questa strada ben pavimentata, magari con qualche marciapiede, un belvedere, con qualche panchina in un posto panoramico, gli edifici esistenti un po’ più curati e “salvaguardati” sotto il profilo architettonico e conservativo, restituirebbero certamente un luogo dove molte persone possono venire a trascorrere un po’ di ore in pieno relax. Dove magari puoi fare una passeggiata immerso nella natura. Ma sembra che tutto ciò sia superfluo e utopistico, già perché il riposo da noi è inteso nel giardino di casa sul bordo della piscina o sotto il patio. Quest’altro tipo di finezze ci piace cercarle altrove anche a 100 km di distanza se necessario.
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Che incoerenza, avere a pochi passi da casa la felicità e cercarla invece così lontano. Ma perché questo strano modo di pensare che tutto sommato una periferia è solo l’estremo di una cittadina e quindi può anche morire di abbandono. Eppure se lo chiedi a chi ci vive sa ben risponderti che è ingiusta la condizione in cui vive. Allora di chi è la colpa, chi l’ha dimenticata lasciandola morire un po’ alla volta? Forse tutto inizia dal concetto che nei nostri luoghi curare una periferia fino a farla diventare una ricchezza è un operazione che da poca visibilità mentre invece per il centro cittadino, la dove bene o male tutti ci devono passare, la passerella diventa sinonimo di grande visibilità. E non solo, per chi abita in periferia alla fine diventa anche discriminante. Ed è così che a San Giuseppe Vesuviano tutte le attenzioni sono riposte in un sol luogo: la piazza centrale. Ma non rammaricatevi cari Sangiuseppesi che tanto anche a Napoli ed in altre città metropolitane il culto della piazza centrale ha ancora la sua importanza, lì trovate costantemente tutti i servizi che fanno parte del vivere civile.