0%

Amarità

Scritto da - Biagio Fioretti il :


Adv

AspramenteAmo le parole, ne sento l’etimo e l’essenza. Adoro il come si scrive ogni singolo lemma, nell’incanto della fuga di vocali e consonanti.
Ne invento allora, perfino di nuove. Parole che come suono, creano accordi e significati imprescindibili, per uno stato d’animo o un ingarbuglio della mente.
Amarità è fresca di nomina.
Voce che dice tutto sulla mia terra amara e sull’amore che mi suscita ancora e sempre. Connubio dunque e sintesi tra le due espressività. Amore amaro.
Torre dell’Annunciata e tutta la linea di costa che da Castellammare di Stabia carezza il limite terracqueo e arriva fino a Pozzuoli, è un seno che chiosa e carezza. Trattiene l’intero mio sguardo e mi procura sincopato piacere a seguirne il convesso e l’ameno concavo.
Incombe su tanto termine il Vesuvio. Fa ombra possente e come un Dio creatore, aspetta di modellarne ancora il senso e il significato.
Come fu che da bocca spalancata in fondo al mare, provò a uscire all’aria aperta, in quel cielo che troppe volte ha oscurato e ne ha visto ira e fuoco, intarsio di pinete e profumo giallo di ginestre?
Fu e niente sospettammo, in quella notte d’alba di altri tempi. Il mare faceva da padrone fino a sotto le mura calcaree dei monti al contorno, a Sarno, Palma Campana e Nola e a Sud, fino ai Lattari.
Voleva solo uscire allo scoperto, quella ferita che vomitava fuoco. Sognava di abbandonare gli abissi e creare terra nuova. Fertile, ubertosa e nera. Scura come il cuore di lava e lapilli dopo lo sputo fatto in cielo.
Fece allora, come un riempimento. Scartò le acqua salate e ne impastò riva e colline. Diede al fiume Sarno un percorso e calò nell’intorno sentimenti di possesso e bellezza.
Il graben divenne piana. E solo dopo, molto dopo, l’uomo ne distrusse l’attimo e ogni lichene. Costruì prima capanne e poi rifiuti. Avvelenò se stesso e i figli e procurò l’attesa di un riscatto.