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Ansia da INVALSI, parliamone

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


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invalsi-2014

Si è svolta in tutte le scuole d’Italia la prima sessione delle prove INVALSI, serie di test di italiano e matematica, volti a monitorare su scala nazionale il livello di apprendimento degli studenti, e di conseguenza l’efficacia dei metodi di insegnamento. La nostra generazione di genitori non sa di preciso di cosa si tratti, se non per i racconti un po’ angosciati dei nostri figli, in agitazione in questo periodo dell’anno in cui le maestre e i docenti delle scuole secondarie si affannano a  sottoporli ad esercitazioni finalizzate a migliorare il risultato delle prove stesse. In alcuni casi, si arriva ad esasperazioni di genitori e alunni, che vivono un reale stress come se si stesse affrontando un esame di stato o una seduta di laurea, tanto  che in alcune scuole sono stati visti ragazzini svolgere le prove con un santino o una statuetta sacra poggiata sul banco!!!

Istituite ormai da una decennio, tornano ogni anno accompagnate da una serie di critiche da parte di molti, anche addetti ai lavori, che le interpretano come spreco di tempo e di denaro pubblico, tanto che c’è  chi vorrebbe  l’eliminazione di questa pratica dalle scuole.

Forse il motivo principale di questa avversione  degli stessi insegnanti è dovuta, tra le altre cose, alla mancata conoscenza da parte degli stessi delle reali potenzialità che le prove avrebbero se utilizzate per come sono state concepite.

Ma di cosa si tratta esattamente?

A cosa servono questi test?

L’esito sarà utilizzato anche per la valutazione complessiva dell’allievo ?

Cerchiamo di rispondere a queste domande e di chiarire alcuni dubbi ed alcuni equivoci.

Prima di tutto,  l’impressione di molti studenti è che le prove siano “molto difficili”, e questo spaventa. In realtà, la difficoltà elevata della prova è mirata a delineare l’estensione della scala di apprendimento, dai livelli minimi fino alle eccellenze. Inoltre, l’eventuale disagio percepito dagli studenti sta nella diversità, rispetto alle verifiche in classe  a cui sono abituati, di come sono strutturati i quiz , creati appositamente per capire quanto i ragazzi siano capaci di “cavarsela” in circostanze inusuali, e quanto sappiano “ragionare”. In tal senso, molti addetti ai lavori riscontrano delle reali difficoltà dei ragazzi a gestire le prove, e perciò preparano i ragazzi nei giorni precedenti, non tanto per i contenuti, quanto per il metodo differente.

I risultati dei test sono un bagaglio preziosissimo di informazioni. Nel totale anonimato, se le prove vengono svolte senza forzature (“aiutini” da parte di insegnanti troppo clementi), si riesce a fornire uno status reale della situazione, una “fotografia” della preparazione degli alunni utilissima per tre buone cause:

  • per la formulazione della programmazione annuale che i docenti devono elaborare ad ottobre;
  • per verificare la crescita dell’allievo durante tutto  il corso di studi;
  •  per intervenire nella formazione del consiglio di classe (docenti) in modo da creare un’offerta formativa quanto più “democratica” possibile e vicina agli standard europei.

Risulta quindi eccessivo caricare di ansia i ragazzi, in quanto le prove sono anonime,ad eccezione degli esami di stato non vengono utilizzate per la valutazione finale, e soprattutto, segnare la “risposta esatta” solo grazie all’insegnante, risulta deleterio per i suddetti  punti per gli allievi stessi.

Quindi keep calm & face INVALSI