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12239572_1697494510483830_7984994437600034851_nDimmelo. Fammi sentire ogni tua vena.L’ardire prima del morire. Piano, come quel venire a te, ogni volta, sempre, come sogno tatuato in petto.
Dammelo. Con quel tuo dare a baci pieni, umidi d’ogni dire, di brughiera e mare increspato appena.
Aquilone senza fili, libero di scegliermi, di farsi palloncino colorato in cielo.
Sentimi. Tra le mura di stanze ambite, di mani attese, di labbra sfiorate colle dita.
Volto. Mia virgola, l’ultima prima di aspettarti in altre stringhe d’universo immaginato.
Assieme, insieme, con quello patire che fa noi. Io e te e l’aurea che diveniamo.

Biagio Fioretti

Di Biagio Fioretti

Biagio Fioretti nasce a Torre qualche anno fa; era di dicembre e proprio sulla linea di confine tra le due Torre. Manco a dirlo ci fu una gran disputa su chi dovesse trascrivere tanto natale. Vinse il Savoia proprio sulla Turris e tanto fu. L ‘unica certezza sulla quale gli storici concordano, è e fu sulla sua vesuvianità. Scrisse e studió in ragione di quel Vesuvio che amó e odió e ne fece sua dolce ossessione. Vive tuttora e da geologo, continua a sognare le vigne di uva caprettone della sua amara terra.

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