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Con-dono, zona rossa, futura zona gialla e una nebbia con 50 sfumature di grigio

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


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In un precedente articolo, si è parlato della soluzione dei condoni edilizi alle falde del Vesuvio in virtù della Sentenza della Corte Costituzionale n.117/2015. Tale sentenza aveva suscitato grande fervore in alcuni Sindaci del Vesuviano in quanto sembrava avesse sciolto l’enigma risolutivo in merito al rilascio delle Concessioni in Sanatoria ancora presenti negli archivi comunali dal 1985 e 1994. Questo avrebbe fatto introitare un po di soldi nelle casse comunali e contemporaneamente avrebbe regolarizzato gli immobili sui territori sbloccando alcuni indotti commerciali connessi. Infatti è storia risaputa da noi cittadini vesuviani che i nostri territori già a quell’epoca erano soggetti a vincoli paesaggistici, il cui controllo era stato affidato alla Soprintendenza Beni Ambientali. Da allora sempre le stesse domande: perché in questi territori alle falde di un pericolosissimo vulcano le Amministrazioni hanno permesso un abusivismo selvaggio e la Sovrintendenza non ha mai fatto rispettare i vincoli? Perché si è data la possibilità LEGALE attraverso le Leggi dello Stato di poter sanare e quindi legittimare tali abusi? Perché poi fino ad oggi questi abusi non sono mai stati sanati ? In verità vi dico, che in questi 30 anni di edilizia nella Campania vi è scritta una parte di storia della nostra Regione, in quanto le risposte alle suddette domande  sono rappresentate dal risultato  di una politica fatta con il solo scopo di trasformare la Campania Felix, in un grande serbatoio di voti e malaffare, lasciandola, fino ad oggi, incancrenire sempre più nel tempo. Non sono parole di rabbia, è la constatazione di una triste realtà fatta da migliaia di tecnici che operano nel settore edilizio, anch’essi in parte complici di questo destino. Sabato scorso 30 gennaio, si è tenuto un convegno a Massa di Somma (NA) intitolato “Sviluppo sostenibile per la zona rossa: definizione del condono e valorizzazione del territorio” al quale hanno preso parte l’Ordine degli Architetti, degli Ingegneri, dei Geometri ed altre associazioni di categoria, oltre ad una rappresentanza Legale di Avvocati amministrativi e del Dip. Giurisprudenza della Federico II, ad una rappresentanza del sovrintendente BAPSAE del Comune di Napoli e nientemeno che l’On. Buonavitacola vicepresidente e Ass. all’urbanistica Regione Campania. Ci si aspettava risposte risolutive al noto problema, vista anche la partecipazione degli Enti, e invece l’ulteriore doccia fredda. Alla fine degli interventi non resta nulla di concreto, solo teorie precedute dal “se” di concreto invece, la constatazione del grado di stallo del nostro sistema urbanistico regionale. Si parte da lontano dalla formazione dei PTCP piani territoriali Provinciali, nei quali alla fine dei vari passaggi, sono definite le linee guida per la formazione dei Piani Regolatori dei singoli Comuni, a questi piani provinciali mai completati nel tempo, si sono sovrapposti i vincoli della zona rossa che ne vanificano l’efficacia, in quanto ne modicano i parametri applicativi. Insomma non ve la faccio lunga, ma è un vero e proprio disastro. In tutto questo l’inattuabilità dei Condoni edilizi, per effetto della Sovrintendenza che non ha alcuna intenzione di rilasciare pareri favorevoli e che per Legge e non per presunzione, esercita un AZIONE VINCOLANTE a tutti gli effetti. Tutto questo fa sì che nemmeno il patrimonio edilizio esistente sul territorio possa essere oramai recuperato. Si tenga presente che in Campania il numero di alloggi condonati è di circa 300’000 tenendo conto del n. di persone che abitano in ciascuno di essi, fate voi il conto approssimativo delle persone alle quali verrebbe sottratta la casa, ancorché essa costituisce un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Ad ogni modo si è constatato che: i piani territoriali campani sono saltati e non è possibile realizzare Piani Regolatori Comunali, se non in disaccordo con quelli provinciali e regionali, i condoni edilizi del 1985 e 1994 restano al palo, e la cosiddetta zona rossa che sancisce il vincolo di inedificabilità residenziale assoluta già modificata più volte nell’estensione, sta per essere ulteriormente allargata con l’aggiunta di una zona gialla estesa nella provincia di Napoli, Avellino e Salerno. zona-rossa-VesuvioA questo punto ci si chiede : se è vero che per effetto della sentenza Della Corte Costituzionale n.117/2015 che avvalora l’efficacia della Legge Regionale di Caldoro, con la quale obbliga i cittadini ad integrare i condoni edilizi pena la requisizione delle opere e/o l’abbattimento, se è vero che nessuna domanda di condono potrà essere evasa, in quanto il diniego della Sovrintendenza le renderebbe nulle, obbligando i Sindaci all’acquisizione e abbattimento se è vero che nella Provincia di Napoli non si potranno più edificare alloggi di tipo residenziale; ma allora tutte le provincie Campane coinvolte che crescono spontaneamente a livello demografico, che fine faranno?  Davanti a noi una fitta coltre di nebbia con 50 sfumature di grigio.

Nell’immagine sopra meglio vengono tracciate le zone coinvolte in relazione al rischio vulcanico, ovvero lo scenario apocalittico “che potrebbe realizzarsi” precisamente: la nuova zona rossa comprendente, oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), definita “zona rossa 2”. Mentre la “zona gialla” è l’area, esterna alla zona rossa, che in caso di eruzione del Vesuvio è esposta alla significativa ricaduta di cenere vulcanica e di materiali piroclastici. Infine c’è poi la zona blu, sovraimpressa per così dire alla zona gialla, dove i due fenomeni solidi e liquidi si esaltano a vicenda. Nella zona blu infatti, sono possibili pericolosi fenomeni di allagamento e alluvionamento dovuti all’impermeabilizzazione dei suoli per la caduta di ceneri fini e all’abbondanza di pioggia che segue generalmente gli eventi eruttivi.
Ritornando, al discorso del recupero del patrimonio immobiliare impedito dai vincoli paesaggistici,  sapete quale è stata la conclusione dell’On. Buonavitacola: dobbiamo rifare tutti i piani, e per il condono, siccome molti degli anziani dirigenti della Sovrintendenza stanno per andare in pensione dobbiamo sperare che le new entry siano meno fiscali e più accondiscendenti a patti e compromessi. Quindi in conclusione possiamo affermare con ragionevole certezza che le istanze di Condono se non vi sono colpi di scena continueranno a giacere negli archivi Comunali, precludendo ogni sorta di rilancio e sviluppo dell’edilizia Campana con tutti i suoi indotti, la quale dovrà ancora attendere. Nel frattempo però possiamo ammirare i pareri favorevoli alle grandi opere pubbliche come ad esempio la HUB di Pompei che saranno rilasciati dalla Sovrintendenza. Nel frattempo alla domanda spontanea, ma come si fa a gestire urbanisticamente un territorio a patti e compromessi, possiamo risponderci così:  se proprio dobbiamo fare qualche compromesso, facciamolo per quanto possibile con il Vesuvio, unico sovrano della Campania.