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Cronaca metro-napoletana

Scritto da - Licia Ruggiero il :


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da corriere.it

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Qualche giorno fa ho dovuto prendere la metro a Napoli, dalla fermata del Frullone fino a piazza Dante. Dopo aver parcheggiato l’auto nel parcheggio a pagamento attiguo, mi avvio verso l’entrata e noto che allo stazionamento del bus una “signora” inveiva ad alta voce contro due agenti della polizia che le chiedevano le generalità perché sprovvista di biglietto. Come se fosse stato un suo diritto non fare il biglietto urlava e insultava e, in quel frangente, ho ammirato la calma e la professionalità dei due agenti, provando a immaginare cosa sarebbe accaduto se i due, anziché italiani fossero stati americani. Provate a immaginarlo anche voi. Proseguo verso l’ingresso e ai miei piedi vedo una distesa sterminata di biglietti usati e strappati, sull’asfalto, nelle aiuole, un po’ dappertutto, noto che ci sono anche diversi cestini per i rifiuti posizionati nei paraggi, inutilmente. E allora mi chiedo, possibile che questi seminatori di biglietti usati siano tutti non vedenti? Ma un non vedente il biglietto usato se lo potrebbe portare a casa e cestinarlo lì, evidentemente i “signori” anzichè della vista saranno sprovvisti di senso civico e buon senso. Finalmente salgo sul vagone della metro, non c’è posto a sedere, nemmeno per un ragazzo con la sindrome di down, gli studenti che affollano il vagone evidentemente sono troppo stanchi per cedere il posto a un anziano o a un disabile. Poverini si saranno uccisi a studiare fino a tarda notte e quindi non ce la fanno nemmeno a stare in piedi, penso tra me e me. Osservo gli 8 ragazzi seduti ai miei lati, 6 ragazze e 2 ragazzi, 5 intenti a smanettare sullo smartphone (di ultima generazione, naturalmente) 2 intente a leggere un libro e 1 addormentato. Faccio un rapido calcolo del risultato del sondaggio: cultura 2, omologazione 5, 1 non pervenuto. Qualche barlume di speranza si riaccende in me. Si libera un posto mi seggo e il tizio accanto a me comincia a lamentarsi della mancanza di parcheggi nel centro storico, della moglie che non ne vuol sapere di lasciare la casa sui quartieri, dalla cui vendita potrebbe ricavare una somma sufficiente per comprare una villa con garage e magari anche con piscina e di come stia pensando seriamente a divorziare. Mi distraggo e salto la fermata, anzichè a Dante scendo a Toledo, la fermata più bella d’Europa e faccio il confronto con la fermata del Frullone o, peggio ancora con quella di Scampia, la più “sgarrubata” d’Europa, al confronto, e mi chiedo ancora: perchè tanta differenza? Mentre provo a immaginare la risposta arrivo a destinazione e mi rassicura il fatto che, per fortuna, lavoro vicino casa e quindi la metro la devo prendere raramente, sennò mi toccherebbe scrivere libri anzichè la cronaca di un viaggio sporadico. Napul’ è…