0%

Dal male si può guarire, dal male si può imparare

Scritto da - Luisa Di Paola il :


Adv

– Era felice Sara, come non mai.
In totale simbiosi con il suo paffuto bimbo di un anno e mezzo, che continuava ad allattare fieramente al seno, per dargli tutto l’amore e la forza che gli sarebbero stati tanto utili nella vita.
Quando lo ebbe tra le braccia, si scordò in un giorno di quanto fosse grigio il mondo.
Era una trottola Sara!
Non si fermava un attimo e si occupava di tutto: pulizie, cucinare, lavare, stirare… ma niente, mai, la distoglieva da “paffuto” che riempiva tutti i suoi spazi con risate e mugugni.
Da un po’ di tempo era stanca, affaticata. La sera quando finalmente si sdraiava accanto a Paffuto nel lettone, le facevano male tutti i muscoli e il basso ventre.
Ma pensava: “Le giornate sono così piene di cose da fare, è normale” … Poi c’era quel ciclo… così irregolare, quei flussi eccessivi e poi nulli, quei dolori lancinanti, quei miasmi di morte.
Ma non ci pensava Sara, aveva letto da qualche parte che l’allattamento rendeva tutto un po’ irregolare.
Poi arrivò il giorno in cui non potette più negare a se stessa che qualcosa lì sotto non stava funzionando a dovere, tutto quel colore rosso scuro e maleodorante non glielo consentiva più.
Ed eccola Sara, dinanzi a una diagnosi che suonava come il boato di una bomba nucleare nella sua testa:
CARCINOMA SQUAMOSO INFILTRANTE DELL’UTERO
Asintomatico il bastardo! Fino al suo stato tumorale.
1. Paura
2. Disperazione
3. Ansia
4. Lacrime
5. Coraggio… coraggio… coraggio
IL CORAGGIO… Quello le venne guardando Paffuto, che stava lì e la fissava con quelle guance grosse e quegli occhi sorridenti e le diceva senza argomentare più di tanto, ma per lo più lallando: “Hey mamma, coraggio… io sono qua!”.
Si rialzò dalla tomba Sara, dalla tomba che si stava mentalmente scavando.
Era stata così fortunata ad averlo, non si poteva lamentare, non si poteva piangere addosso, non si poteva arrendere.
Prese il toro per le corna e quegli aghi come alleati, le poltrone della sala chemio, come nuvole su cui riposare in centri benessere, il cibo insipido e la nausea come salvezza per perdere quei maledetti 10 kg, la disperazione delle donne accanto a lei, come dono per imparare ad ascoltare.
Sara spaventava il suo nemico, lo guardava dritto negli occhi e lo faceva diventare piccolo piccolo, tanto piccolo da permettere che i suoi alleati in camice bianco lo estirpassero, insieme a una parte di lei sì, ma quel sacrificio le avrebbe tolta una gioia futura, che aveva la fortuna, di aver vissuto almeno una volta.
Sara oggi continua a tenere alta la guardia, perché il nemico potrebbe sempre essere dietro l’angolo… Ma lei ha suoi scudi, il suo amore, il suo sorriso.
FINE –

Ho provato a raccontare a voi fedeli lettori e soprattutto lettrici di Aucelluzzo una storia un po’ triste ma a mio parere a lieto fine, cercando di essere utile in primis alle tante donne, giovani e meno giovani, che si trovano a dover affrontare una dura battaglia contro il cancro all’utero e non solo.
Le cause possono essere svariate, ma con la giusta prevenzione, informazione e controlli periodici dal ginecologo e soprattutto tramite il Pap Test, è possibile tenere sempre a bada i virus che spesso, essendo asintomatici, possono trasformarsi in altro senza avvisarci.
Alle giovanissime dico: Amate voi stesse, non scordatevi mai quanto valete ed usate il preservativo.
Alle donne che stanno in guerra: c’è sempre una ragione per cui valga la pena vivere, TROVATELA e lottate.
Non sarà scientificamente provato, ma contro il cancro, il CORAGGIO, la voglia di vivere e l’amore, sono la prima medicina. Parola di Sara!!!