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Degli antichi mestieri

Scritto da - Marco Manna il :


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1092710227_c67692b862_bCon le nuove tecnologie il lavoro è cambiato e ci sono mestieri antichi che non esistono più mentre altri si sono evoluti.
Una volta era normale trovare il garzone di bottega, entrare in un salone di barbiere e vedere un ragazzino che spazzava a terra e all’occorrenza andava al bar a prendere il caffè per la clientela, incontrare nelle officine i ragazzi che passavano le chiavi e ricoprivano le mansioni più disparate.
Oggi prima di accedere a questi lavori bisogna frequentare dei corsi di formazione o delle scuole professionali.
Oltre all’evoluzione c’è anche l’estinzione di tanti lavori e noi ne abbiamo raccolti dieci:
1) Lo scrivano: fino ad inizio secolo, visto l’alto tasso di analfabetismo, era facile trovare per strada uomini seduti ad un tavolino che scrivevano lettere su commissione. Come dimenticare Felice Sciosciammocca, interpretato da Totò, nel film Misera e Nobiltà.
2) Stagnaro: era colui che rigenerava il fondo di cottura delle pentole di rame, una volta usate nella cucine di tutte le case. Il rame è un ottimo conduttore di calore ma se non veniva fatta la manutenzione poteva arrecare danni alla salute.
3) Lustra scarpe: anche questo mestiere fu reso famoso da un vecchio film di Vittorio De Sica: “Sciuscià”. Il film raccontava la difficile vita dei ragazzi napoletani nell’immediato dopoguerra. Il termine “shoe-shine”, lustra scarpe, veniva storpiato in Sciuscià.
4) O’ cucchiere affitto: era il conducente di una carrozza trainata da un cavallo, che veniva usata per il trasporto pubblico. Poi c’era il cucchiere appatrunate, che si occupava del servizio privato. Il nome di questo mestiere è riuscito ad entrare nella parlata tradizionale napoletana, grazie ad una famosa poesia di Salvatore di Giacomo “A murtiata do cucchiere affitto“.
5) Lavannara: era una specie di lavatrice manuale che andava in giro a raccogliere i panni dei ricchi clienti. Nell’immaginario collettivo la lavannara viene vista come un allegra signora intenta sempre a cantare ma nella realtà il suo era un lavoro durissimo.
6) La sveglia umana: ebbene sì!, in passato c’era anche chi per campare faceva la sveglia umana. Era una persona che veniva commissionata per svegliare le persone importanti che avevano degli appuntamenti. L’uomo usava mille espedienti e aveva delle lunghe mazze per poter bussare direttamente alla finestra del cliente.
7) Il lattaio: questo lavoro consisteva nell’andare per case a vendere il latte. C’erano quelli attrezzati con le bottiglie di vetro, quelli con i misurini e anche essendo discretamente giovane, mi ricordo di questa figura, perché almeno una volta a settimana mia madre gli dava gli avanzi di cucina e lui, persona molto anziana, ci regalava una bottiglia di latte.
8) Mammara: prima della levatrice e ancor prima dell’ostetrica, la figura di riferimento per le partorienti era la Mammara. Questa persona assisteva al parto e tante volte nei paesini dove non era facile trovare un medico, lei si sostituiva in tutto e per tutto al servizio sanitario.
9) Lutammaro: per le strade della città una volta le macchine erano in minoranza e a farla da padrone era il cavallo. L’unico inconveniente era che spesso, lasciava una scia di escrementi al suo passaggio e il luttammaro ripuliva le strade. La mattina svuotava i canteri e i rinali delle case dei cittadini che non avevano servizi igienici in casa e qualche volta sostituiva il latrinaro, che si occupava di ripulire i pozzi neri.
10) Sola chianiello: quando la Cina ancora doveva farci le scarpe, c’era un uomo che con il suo mestiere le riparava. In passato, comprare un paio di scarpe non era un evento così abituale, per questo dovevano durare parecchio tempo. Quando i segni del tempo e qualche inopportuna crepa nel tessuto cominciavano a fare capolino, ecco che il sola chianiello era chiamato in causa.
Molti di questi lavori si sono estinti, altri continuano ad esistere per una clientela di nicchia.
Facendo quest’elenco mi viene in mente una riflessione. Noi napoletani nell’inventarci un lavoro ci siamo sempre contraddistinti per la nostra fantasia e la nostra creatività ma anche e soprattutto per il nostro senso di solidarietà. Il mondo è quasi perennemente in crisi, vuoi per le guerre, per i disastri naturali e per le crisi economiche. Per questo, soprattutto in questo momento di precarietà e di transizione, continuiamo a non arrenderci e continuiamo a ce vulè bene.