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Diario -a freddo- di un “emigrante ritornato” – Ep.1 I treni in Germania sono sempre in orario

Scritto da - Giandomenico "Ludwig" Maglione il :


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Una classica situazione al binario...

Una classica situazione al binario…

Era qualcosa più di un anno fa quando misi il piede, in una fresca serata estiva, ad Heidelberg. Valigione con l’essenziale, giacca di pelle in spalla e il mio amico Davide ad aspettarmi alla stazione.
Sarà un anno importante, denso di lavoro, riflessioni, scoperte e, ovviamente, birra. Cercherò in questa rubrica settimanale di esaurire un po’ tutti gli argomenti (birra inclusa) e mi piacerebbe iniziare dallo sfatare una serie di miti e luoghi comuni sulla Germania, giusto per far tabula rasa.
Quindi, pronti, partenza, VIA!

1) “Ah, che bella la Germania, lì i treni mica sono come la nostra Vesuviana! Sempre in orario, eh?”
Ma quale sempre in orario?! Questa è una balla colossale. In un anno di treni Dbahn presi quotidianamente, posso dire che il 95% ha fatto almeno i 5 minuti di ritardo abituali. Almeno un paio di volte al mese poi capitava che, dopo mezzora di attesa al binario, lo speaker annunciasse la soppressione della corsa. In più per sei mesi c’è stata una feroce battaglia tra la compagnia e un sindacato minore, che si è trasformata in settimane di scioperi proclamati ad oltranza, il più lungo dei quali è durato 6 giorni di fila. E in quegli scioperi non si guardava in faccia nessuno. Nemmeno le fasce protette per i pendolari erano garantite. E’ una vicenda interessante e ne parlerò in un pezzo dedicato. Infine il capolavoro era l’aeroporto internazionale di Francoforte. Un thriller ogni volta che atterravo dal titolo: “Bene, sono atterrato. Riuscirò a fare questi 100km per arrivare a casa?”. Mediamente il ritardo dei treni veloci era “soltanto” di un’ora e mezza, ma mi è capitato due volte di metterci 6 ore ad arrivare a destinazione (contro i 55 minuti sulla carta).
Situazione completamente diversa per il trasporto cittadino: tram e bus raramente facevano anche soltanto 30 secondi di ritardo.

2) Come mi chiese Aurelio De Laurentiis in aeroporto, “Ah, peccato per il clima… fa freddo eh? Ah, dici di no? Vabbeh però è diverso, è un clima secco”.
Ad Heidelberg faceva mediamente caldo. Non ho mai chiuso una delle finestre di casa, neppure d’inverno, ha nevicato meno che a Napoli e a luglio ci sono stati 41 gradi REALI per 2 giorni di seguito. E non c’è un bel niente di secco! L’umidità viaggiava tra l’80 e il 96%!
Sì, certo, non c’era il mare e a volte il cielo era grigio padania, ma il proverbiale clima secco tedesco è una nostra invenzione.

3) “Sono freddi eh questi tedeschi?”
Mah… no. Se per freddi si intende che non ti toccano, non ti baciano e non ti abbracciano ogni 5 minuti, allora sì, sono freddissimi! In realtà non ho trovato freddezza, ho trovato affetto, calore, sono stato invitato a casa anche di persone non conosciutissime per cene o barbecue e mi hanno fatto persino tanti regali alla festa di addio organizzata nel mio pub preferito. E tutto questo nonostante parlassi pochissimo e malissimo la loro lingua e le comunicazioni fossero sostanzialmente in inglese.

4) “Hai guidato in autostrada? Dai è bello, si può correre e poi quelle sì che sono autostrade vere… mica come la Salerno – Reggio Calabria!”
Questa è la peggior credenza sulla Germania. Le autostrade. Immaginate di percorrere centinaia e centinaia di chilometri sempre sul tratto Barberino del Mugello – Roncobilaccio e con i lavori in corso. Ecco, queste sono le autostrade del sud della Germania. Un incubo con deviazioni e restringimenti ogni 10 km, miliardi di tir con rimorchio e tempi di percorrenza da chiedere probabilmente alla Madonna. Per non parlare dei limiti di velocità: pochissimi tratti senza limite, spessissimo limiti a 80 – 100 – 110km/h. L’asfalto? L’a…che? Cosa? Lasciamo stare.
Ad ogni modo se non altro sono gratuite.

Questa era solo una breve introduzione, nelle prossime settimane parleremo di immigrazione, di lingua, di lavoro e… lo sapete… di birra.