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Fu che ne sentì prima le parole, il silenzio tra una virgola e un punto esclamativo.
La vide nello stupore di donna che aveva follia nel cuore e manco se ne ricordava. Ne ascoltò il fiato sospeso e il balbettio, mentre portava dentro l’eco di un innamoramento.
Aveva smarrito l’armonia del dire, il senso e la dolcezza di raccontare il provato, l’avuto, il sentire. Si ebbe femmina e donna in quel frangibile meraviglioso.
Fu e seppe che era amore.

Biagio Fioretti

Di Biagio Fioretti

Biagio Fioretti nasce a Torre qualche anno fa; era di dicembre e proprio sulla linea di confine tra le due Torre. Manco a dirlo ci fu una gran disputa su chi dovesse trascrivere tanto natale. Vinse il Savoia proprio sulla Turris e tanto fu. L ‘unica certezza sulla quale gli storici concordano, è e fu sulla sua vesuvianità. Scrisse e studió in ragione di quel Vesuvio che amó e odió e ne fece sua dolce ossessione. Vive tuttora e da geologo, continua a sognare le vigne di uva caprettone della sua amara terra.

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