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“è ccòs ‘e nient”

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


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Foto di Franz Francesco Sangiovanni Foto

Decidiamo di trascorrere l’ultima domenica di ferie estive sul nostro Vesuvio, protagonista del nostro panorama quotidiano. Scarpe comode, occhiali da sole e cappellino, uno zaino leggero col minimo indispensabile, e via! Con l’auto percorriamo la strada che porta in cima, ed è già uno spettacolo ad ogni tornante: la prospettiva cambia ad ogni curva e lascia che il viaggiatore possa godere ora delle pendici del cono, ormai totalmente coperte di vegetazione mediterranea, ora delle colate laviche dei valloni, ora della pianura cementificata interrotta raramente da zone verdi, come il bosco di Portici, ora del mare, meraviglioso e martoriato mare nostro, un bacino sul quale affacciano ricchezze storiche, artistiche e naturalistiche che è difficile trovare altrove con la stessa concentrazione in un territorio così contenuto.

Come era giusto che fosse, ultimamente è stato istituito il pedaggio obbligatorio per accedere con l’auto, ad un costo tuttavia ridotto: con 3 euro, tariffa unica, si può parcheggiare l’auto e prendere la navetta (che per gli indigeni sarà sempre il “purmandino abbusivo”) al costo di 2 euro A/R per raggiungere la biglietteria.

A questo punto sono necessarie alcune riflessioni:

  • Pedaggio: molti vesuviani hanno storto il naso perché ora si trovano a dover pagare per un percorso che finora era gratuito.

I suddetti vesuviani andassero a farsi un giro altrove, cito il Parco delle Tre Cime di Lavaredo perché ci sono stata ultimamente e posso testimoniare che non 3, ma ben 24 euro vengono richiesti per percorrere 6 chilometri e parcheggiare al rifugio da cui proseguire per l’escursione. Può sembrare eccessivo, se non si considera il fatto che i parchi naturalistici vanno preservati e quindi va limitato il numero delle auto. In quest’ottica si può pensare al pedaggio come una “tassa” da pagare se proprio si vuole contribuire all’inquinamento delle zone verdi .

Certo, è anche vero che un tale meccanismo DEVE essere associato IMMEDIATAMENTE ad una rete di trasporti che consenta ai cittadini vesuviani di raggiungere il cono senza mezzi propri, ma questo lo segnaleremo a chi di dovere insieme a qualche altro particolare;

  • Ad esempio: in coda alla biglietteria siamo preceduti da una famigliola americana, padre, madre e due bambini. L’impiegata della biglietteria chiede al padre di accostare il maggiore al segno di 1,2 mt, segno sotto il quale i bambini non pagano. Il bambino supera il segno di 7-8 cm, l’impiegata scambia uno sguardo col suo collega accanto, dice: “non fa niente: twenty euro.”.

“non fa niente”

Eduardo direbbe “è ccòs ‘e nient”

E come anche lui intendeva, quel niente in realtà è tanto.

E’ la differenza fondamentale tra il nostro popolo e gli altri.

E’ il voler essere buoni nonostante gli altri con noi non lo siano, nonostante riceviamo offese ed invettive, episodi di razzismo ed emarginazione.

Altrove avrebbero fatto pagare tuo figlio anche se avesse sfiorato quel segno, mentre noi, terra martoriata e dimenticata, siamo così buoni (o fessi?) da accogliere il turista straniero e lasciare che non paghi il dovuto (come si fa a puntare sul turismo se non se ne trae profitto?)

E’ la deroga alle regole nel bene e nel male, come è successo in un altro episodio:

  • Al ritorno saliamo sulla “navetta” ed il colorito personaggio che la conduce, incapace di spiaccicare due parole in inglese (ma anche in italiano), ci fa salire per portarci al parcheggio. Mentre partiamo, una delle due turiste francofone sedute accanto a lui fa per agganciare la cintura di sicurezza, e lui la ferma:

“NO NO, NONFANIEND”

“non oblicatoria in Itaglia cindura?”

“SI, MANONFANIEND”

“no oblicatoria qui a Napole?”

“SI, MA SONO DUE CHILOMETRI, NON FA NIEND”

Non fa niente.

Ancora una volta.

Ora io mi metto nei panni di un turista proveniente da una zona del mondo che magari, sì, avrà i suoi problemi, ma forse ha un senso del turismo più sviluppato, o quantomeno, il senso del rispetto delle regole: che idea potrà farsi?

“immagine”, “marketing”, “comunicazione”.

Chi ha studiato queste materie ha una visione chiarissima di come sia deleterio questo quadro per la nostra bella terra.

Allora da domani, anzi no, DA OGGI

cominciamo tutti a farci una bella iniezione di autostima, sia personale che collettiva, amiamo la nostra magnifica Terra, rispettiamola e cerchiamo di “venderla” per quello che è, ovvero uno scrigno di arte, cultura e natura, e non la riserva naturale di omuncoli tarchiati e con le panze scoperte che parlano ad alta voce (nel loro dialetto) gesticolando per farsi capire dagli stranieri.