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“Eppure l’Ospedale è di tutti” un racconto sul Maresca di Torre del Greco

Scritto da - Antonio Di Rosa il :


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11223511_10207821930336358_926773749418115449_oEppure io so contare.
Non sarò un genio o un letterato, ma la base della matematica la conosco.
Ho due gambe, storte, malandate, ricordi di quando giocavo a calcio.
Ma sono due.
Eppure ho anche due braccia: non sanno fare niente, non si possono definire braccia rubate all’agricoltura, però sono due.
Eppure ho anche due occhi, fatti per osservare e giudicare.
Li ho usati meno di quanto avrebbero meritato.
Ma sono due.
Eppure ho una bocca, grande, che ha detto meno di quanto dovrebbe dire, ma è una, sta lì e fa il suo dovere.
Prima che nascessi mi sono spuntate due orecchie.
Hanno ascoltato parole d’amore e cazziate dai genitori.
Politici parlare dei loro interessi spacciandoli per miei ed artisti mettere insieme musica e poesia.
Sono due anche loro.
Eppure ho perfino un cuore.
Qualcuno ne dubita, altri non ci fanno caso.
Ma sta lì, al suo posto, e per adesso funziona.
È uno.
Come lo stomaco.
È lì, funziona male, ogni tanto va per fatti suoi.
Qualche volta mi porta la nausea, ma sospetto che non derivi da lui.
È uno e non è sinonimo di coraggio.
Eppure…
E pure tu, hai gli stessi arti e gli stessi organi che ho io.
Magari in condizioni migliori.
E pure le tue orecchie hanno sentito politici rubare e pure i tuoi occhi hanno visto gente finire male.
E pure le tue braccia e le tue gambe si possono rompere, come le mie.
E pure il tuo cuore può aver bisogno di aiuto.
Si, siamo uguali.
Abbiamo le stesse necessità.
Eppure manca qualcosa.
Il cervello.
Lo abbiamo usato veramente poco.
Io e te, insieme, vittime e carnefici dello stesso sbaglio.
Abbiamo abbandonato un ospedale e poche persone a combattere per una struttura anche nostra.
Una struttura che potrebbe salvare la nostra vita e quella dei nostri figli.
E pure, per combattere, ne avremmo ancora il tempo.
Siamo uguali, fisicamente e moralmente.
Io me ne sono accorto e continuo a combattere.
Con le mie possibilità e con le mie forze.
Tenendo sempre presente che l’ospedale è di tutti.
Dei miei organi, di quelli dei miei figli e di mia madre.
Di mia moglie, dei miei fratelli e dei miei amici.
Ed anche dei tuoi.
L’ospedale è di tutti.
Anche del tuo cervello.