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In Fila alla Posta

Scritto da - Antonio Di Rosa il :


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F172
La porta si apre, il mio biglietto dice P158, mi siedo accanto alla signora e domando se è la lettera giusta per l’operazione e, come al solito, ho sbagliato: la F, dice la signora.
Vado al totem e premo su “operazioni finanziarie”: F172, il display mi avvisa che diventerò vecchio perchè siamo a F138.
Mi siedo, prendo il cellulare e, come un buon vecchio, apro l’app della Scopa.
F166 è un pregiudicato di S. Antonio, la voce a gridare nel cellulare che il motorino è sequestrato e i carabinieri devono morire tutti e, se l’impiegato non si muove, fa la fine dei carabinieri. Attacca il cellulare e attacca a parlare con l’anziana signora E030, libretto della Posta in mano e vestito nero: “a nò, qui non funziona niente. Ce vuless Mussolini, ve lo ricordate?”
La signora non si scuote: “eh, giuvinò, ie aggià fatt’ a guerra!”.
Io sto perdendo a scopa, troppe distrazioni, compresa P121, circa vent’anni e capelli lunghi castani: butta l’occhio da quando sono entrato, non capisco se è perchè mi trova affascinante o se vuole sentirsi affascinante lei.
Poso il cellulare e comincio a giocare con la fede.
Però è carina, molto carina.
P111 è seduto vicino a me quando vede entrare un signore: lo chiama, gli stringe la mano e tanti complimenti per lo spettacolo, sei stato bravissimo.
L’attore dice grazie e si divincola con la mano: “dove l’hai visto, al teatro S. Anna?”
“Nooooo – dice P111 – ngopp a Facebook!”
L’attore inorridito, la mazza al culo manco fosse un Mocho Vileda, saluta e se ne va.
Ci siamo quasi, F160: manca poco.
A scopa, ho vinto: una grande ripresa, F166 sta bestemmiando sull’impiegato quando entra una signora e comincia a chiedere “sei F” a tutti.
F166 la guarda e dice “signò, assettatv!”
La signora “e stavo solo chiedendo, devo andare a fare un servizio, se c’è da aspettare vado prima a fare il servizio! Tengo F198!”
La guardo e dico: “signora, vada con calma: quando torna ci trova ancora qui!”
F166 ribatte: “a zì, purtatc na lacrima è cafè!”
Sto morendo.
Il display dice F162 e un altro personaggio noto alle cronache giudiziarie del mio quartiere entra: saluta F166, due chiacchiere e poi viene verso di me.
“Antò, comm stai? Tutt’apposto?”
Bacio di qua e di là e sono già ubriaco di gyn.
“Tutt’apposto, t’hai fatto il bicchierino pà matina?”
“Nooo, stavo qua fuori e m’hanno offerto una cosa!”
F164 non c’è, F165.
F166 si avvicina allo sportello, stà come un pazzo.
F165 ha finito, ma l’impiegato chiama MF31: dal pregiudicato parte una scarica di bestemmie che, al confronto, la buonanima di Funari sembra Gandhi.
Per fortuna MF31 ha fatto festa e l’impiegato si affretta a chiamare F166.
Il mio amico va vicino a F166 e vanno insieme allo sportello: appena arrivati si avvicina una ragazza a chiedere il bollettino per il versamento. F166 la guarda e dice: “bella, passa dopo, mò tenimm che fa! tengo il mezzo sequestrato e devo ancora andare dai carabinieri, ò signor o sape già!”
Lacrime sotto ai miei occhiali neri, se non fosse per le risate sembrerebbe che stia piangendo un morto.
Finita l’operazione F166 chiama alla ragazza: “Vai, ò signor sta a disposizione!”
I due pregiudicati se ne vanno e io mi sento tanto solo, P121 butta sempre l’occhio: oh, è proprio carina!
Manca poco e ce ne andiamo, ma prima compare E041: giubbotto di pelliccia marrone, leggins neri e un culo considerato illegale in almeno 12 nazioni al mondo. Tutti, maschi e femmine, guardano in un unico punto, nessuno sa che viso abbia.
F170 non c’è, F171 nemmeno, tocca a me.
Mi avvicino allo sportello ridendo, l’impiegata mi guarda e domanda perchè rido: scusi, ma c’è questo manicomio ogni giorno qui dentro?
“Perchè che è successo? Oggi è calma piatta!”
“Tutt’apposto” dico.
Pago 351 euro e 50 centesimi ringraziando la Svizzera per l’aumento delle tasse, la signora augura Buon Natale.
Mi giro verso P121 e mi avvicino alle porte trasparenti.
Adesso sono fuori, leggero: economicamente e moralmente.
Fischietto il gingle: poste italiane!