0%

FUOCO AMICO

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


Adv

Anche questa volta parliamo di roghi, ma con scopi diversi, infatti il titolo “fuoco amico” è perchè in esso parliamo di un antica tradizione,  il focarone di S. Antonio. Esso consiste nell’accensione, in un luogo aperto, di una grande pira a forma di piramide alimentata da legna e arbusti secchi,  un’antica tradizione popolare che si rinnova il sedici gennaio di ogni anno, vigilia della ricorrenza della festività di Sant’Antonio Abate. Un momento di aggregazione tra la gente, vissuto spesso solo come un occasione per scaldarsi un pò dal freddo del mese di gennaio, magari mangiando e bivaccando insieme ad altre persone. In realtà per capire che cosa è quest’antica tradizione in cui il fuoco la fa da padrone come in un rito infernale in cui vi è addirittura la partecipazione della chiesa, bisogna tornare un pò indietro nel tempo, ovvero alle origini di questa tradizione.StAnthony

Tutto inizia, come già avete potuto immaginare dal nome, dalla vita di un Santo : Sant’ Antonio Abate.  Antonio nacque a Coma in Egitto (l’odierna Qumans) intorno al 1251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent’anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri”. Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità. Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l’intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare a un’attività concreta. Così ispirato condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivano per procurarsi il cibo e per fare carità. In questi primi anni fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise. In seguito Antonio si spostò verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua. Era il 1285 e rimase in questo luogo per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all’anno. In questo luogo egli proseguì la sua ricerca di totale purificazione, pur essendo aspramente tormentato, secondo la leggenda, dal demonio. Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, liberarono Antonio dal suo rifugio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”. Nel periodo medievale, il culto di Sant’Antonio fu reso popolare soprattutto per opera dell’ordine degli Ospedalieri Antoniani, che ne consacrarono altresì la iconografia: essa ritrae il santo ormai avanti negli anni, mentre incede scuotendo un campanello (come facevano appunto gli Antoniani), in compagnia di un maiale (animale dal quale essi ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe). La sua lotta con il demonio descritta nelle scritture lo associa al fuoco, in quanto è leggenda che, tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. 20160117_215118L’uso dei maiali nelle guarigioni fece sì che nel medioevo Sant’Antonio venisse considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Diventa così tradizione il 17 gennaio giorno di festività intitolato al Santo in cui la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli proprio sotto la protezione del santo.

Anche il distribuire ai partecipanti della festa un panino con la salsiccia di maiale, ha il suo significato, sempre rivolto all’uso della carne di maiale che prima il Santo e poi gli Antoniani somministravano ai malati.

Esiste, riferita a sant’Antonio, una sorta di giaculatoria scaramantica, abbastanza diffusa a livello popolare, nella quale si invoca il santo per ritrovare qualcosa che si è smarrito. Questo modo di dire si trova nei luoghi dove c’è tradizionalmente maggiore devozione al santo, e si declina in modi differenti secondo i dialetti e secondo la tradizione.

In Napoletano si usa: “Chi festeggia sant’Antuono, tutto l’anno ‘o pass’ bbuon“.