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Gravidanza: quello che le donne non dicono

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


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neonatoRitorno da scuola, ascensore.  Aurora mi chiede cosa organizzeremo per il suo compleanno. Tra un paio di mesi compirà 10 anni, e vorrebbe già cominciare a fare la conta degli amichetti da invitare, è uno dei suoi argomenti preferiti.

Mi accorgo delle stelline che fa negli occhi quando parla di qualcosa che le interessa e l’abbraccio forte. Lei e Serena sono la mia vita, il mio orgoglio. Non cambierei una virgola di come sono, sono la cosa più bella che io abbia fatto.

Nel frattempo un mare di ricordi  e sensazioni contrastanti riaffiorano, e mi viene in mente il periodo in cui sono nate.

La nascita di un figlio è senz’altro un evento miracoloso, tuttavia non posso fare a meno di ricordare l’amarezza che mi accompagnava in quel periodo che offuscava le gioie della maternità, la stessa amarezza che mi prende ancora oggi  quando vedo un pancione. Immagino molte di voi donne e madri inorridire per quanto sto dicendo, ma preferisco andare oltre ciò che “la gente” (detto come Tina Pica in Pane amore e gelosia) ritiene giusto pensare e dire. Per me non si può non parlare dei problemi che sorgono quando si diventa madri.

La gravidanza perfetta è il periodo magico che tutte le donne che desiderano un figlio immaginano: niente nausee, nessun tipo di problema come gestosi o diabete, nulla di nulla. Solo la magia dell’attesa che alimenta l’immaginazione per questa nuova vita che nascerà e le fantasie ad essa inerenti: “come lo chiameremo? a chi somiglierà? quando nascerà? sarà maschio o femmina?” e, per assecondare le ansie superstiziose delle nonne “basta che stia bene!”. Tutto il mondo sorride a ventuordicimila denti alla giovane donna panciuta, le si chiede spesso come si sente, se ha sete, se ha fame, e ripòsati, e non ti stancare…   chi le lascia il posto nei luoghi pubblici, chi le prende le buste della spesa, le vecchiette offrono i cibi che odorano “sennò vène c’ ‘a voglia”, insomma, un vero e proprio stato di grazia e coccole a go go.

Le note dolenti arrivano proprio insieme al nascituro, come se godersi la felicità di diventare mamma fosse troppo da sostenere se non accompaganto da un velo di tristezza.

La prima cosa alla quale una neomamma dovrà abituarsi, dopo il parto, è la strana sensazione di sentirsi “disabitata”. Per nove mesi ha custodito una vita in grembo, molti dei quali lo ha sentito muoversi vigorosamente, anche con fastidio o dolore, ma comunque avendo sempre con sè la compagnia di quel movimento interno, forse uno dei privilegi maggiori dell’aspettare un bambino. Una sensazione che non si può spiegare, alla quale ci si abitua, e che, irrimediabilmente, mancherà tanto una volta partorito.

 

In secondo luogo, una volta dato alla luce il piccolo, avviene un ribaltamento di attenzione, in parte comprensibile, dove tutto gira intorno al neonato. 9 mesi faticosi, di cui l’ultimo sembra non passare mai, piedi gonfi, spossatezza, difficoltà a dormire e a digerire, travaglio, parto… si arriva a tutto ciò enormemente provate fisicamente e psicologicamente, e dopo tutto questo, succede una cosa naturale quanto antipatica: nessuno più si preoccupa di te.

Dopo la nascita, da “bambola di cristallo, attenti che si rompe”, si scivola facilmente nella modalità “vacca da allattamento”. Da che tutti si preoccupavano per te, ora tutti si preoccupano  di come lo prendi in braccio, se piange: cambiagli il pannolino, e piange: dagli la tetta, e piange: vuole dormire, e il cuccio si – il ciuccio no, miele si – miele no… Non puoi mangiare nulla perchè pare che ogni cibo sulla faccia della terra faccia male. Ha le colichette? Per forza: hai mangiato pesante! E bevi molto, che devi fare il latte!

Insomma, saranno tutte lecite preoccupazioni di nonne-zie-comari preoccupate per l’infante, ma è raro, vi assicuro, che ti si avvicini qualcuno a chiederti come stai.

E bisogna tenere presente anche un’altra cosa: una donna che ha appena partorito è irrimediabilmente stanca, provata, maltrattata dai chili presi, dai liquidi persi, dal dolore, dalla stanchezza, per ovvie ragioni non è appena uscita da due ore di trucco e parrucco, e lei ne è perfettamente consapevole, e così si vede e si sente brutta ed indesiderabile. Avrebbe bisogno di una sana dose di coccole e complimenti, invece così combinata deve anche subire le visite di parenti mai visti negli ultimi 12 mesi, che però devono venire a fare la visita di cortesia.

“Cortesia”.

Due ore dopo il parto.

Con le flebo e il catetere ancora attaccati.

Con macchie di sangue e Betadine ovunque.

Ma facìteme ‘a cortesia ‘e ve sta ‘a casa!

Una donna che è appena diventata mamma si chiede se insieme al neonato non sia uscito un libretto delle istruzioni (al primo vagito di mia figlia sono scoppiata in un pianto dirotto, e non per commozione come hanno creduto gli astanti, ma per l’ansia di cosa fare di quei quattro fragilissimi chili  di bimba che strillavano e di cui ero la prima responsabile), e prima che lei cominci a capire qualcosa di quel cosarièllo che si agita e fa la cacca, piovono  tonnellate di consigli non richiesti e che si farebbe a meno di sentire. La maggior parte delle lezioncine offerte spontaneamente da nonne-zie-comari sono un misto tra ovvietà, luoghi comuni, credenze popolari, superstizione ed ignoranza. Un mix esplosivo che esplode nel momento in cui il  su citato manuale della brava mammina che sciorina la nonna paterna non combaci perfettamente (e difatti  non combacia  mai) con quello della nonna materna. Avviene quindi, puntualmente, uno snervante  duello a suon di acidi consigli e di “io però farei così” degno di una guerra fredda.

Tutto questo davanti a chella puverèlla di cui sopra, stanca, dolorante, con le flebo e ‘a panza squartata.

Voi direte che sto esagerando: a me è stato detto “mi raccomando, quando lavi il bucato a mano in acqua fredda (chi, io?? ho la lavatrice!), e lei piange, non la prendere con le mani fredde! e  quando lavi i panni  a mano con la candeggina (chi, io??), dopo lavati le mani prima di prenderla!”
Mi è stato detto.

GIURO.

Ora ditemi se con un inizio così sfolgorante non sia il minimo pensare, anche per un solo momento, “chi me lo ha fatto fare”.

Non siamo ipocriti e buonisti, non fingiamo che tutto sia perfetto perchè poi i giovani si sentano soli e diversi nelle loro difficoltà e  cadano in depressione al primo intoppo   non era previsto nelle proprie fantasie o che non era stata preannunciata insieme alla gioia di diventare genitori.

Ogni evento ha del buono e del cattivo, come il matrimonio (quello, sì, ci viene detto: “che te crìr, ca’ so’ tutt rose e ffiòr?”), e così anche la nascita di un figlio, che ribalta completamente le priorità della vita, i ritmi, limita i movimenti, ed indubbiamente è una scelta dalla quale non si torna indietro.

Io spero che le mie amiche e conoscenti, e comunque tutte le donne che aspettano un bambino, trascorrano in primo luogo una gravidanza tranquilla e priva di complicazioni, ma soprattutto che abbiano un compagno e delle famiglie che siano attenti agli aspetti di cui sopra.

Il benessere psicofisico di una donna influisce sicuramente su quello di suo figlio, ed è anche per questo che bisogna preservarlo, dando un po’ più di importanza ai sentimenti, alle paure, alle insicurezze che può vivere una giovane donna inesperta, e meno a ciò che mangia o ciò che beve.