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Ho visitato l’Expo e mi aspettavo di più

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18415131835_860e17e5e1_oUn nostro amico aucelluzzo ha voluto raccontarci il suo viaggio all’Expo.

“Forse un caldissimo sabato di agosto non era il momento migliore per andare all’Expo. Ma partiamo dall’inizio.
Non capita tutti i giorni di poter prendere parte ad un evento mondiale nel tuo paese, soprattutto se tale evento si verifica a 800 km di distanza dal posto in cui vivi. Ma che problema c’è se da Napoli parti alla volta di Milano su un treno Italo per goderti tutte le aspettative positive che immagini? Peccato che siano state quasi tutte disattese. Ma andiamo per ordine.
A dire il vero, ero già abbastanza scettico in principio, ma la voglia della mia ragazza che non aveva mai visto Milano, la possibilità di acquistare il biglietto a 10 euro perché studente di giurisprudenza alla Federico II e l’ospitalità di un buon amico in quel di Milano (risparmiando quindi i soldi per un eventuale albergo) hanno avuto la meglio. Quindi si parte!
Ma per che cosa si parte?
Impropriamente molte persone pensano che si vada lì per mangiare, per assaggiare prodotti tipici dei vari paesi del mondo, ma non è così. L’Expo non è una fiera del cibo.
Allora cos’è?
Si tratta di un’esposizione universale che si tiene ogni 5 anni e ogni volta in un paese diverso e con un tema diverso. La prima esposizione universale fu a Londra nel 1851.
Successivamente ha avuto luogo anche a Parigi, lasciando in eredità una delle icone simbolo per il mondo intero: la Tour Eiffel. Si, perché la Tour Eiffel era una delle strutture architettoniche per l’esposizione universale di Parigi nel 1889.
Allora perché credere che non possa accadere una cosa simile anche in Italia?
Quest’anno per Milano il tema era “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, quindi tutto ciò che riguarda l’alimentazione, nuove tecnologie, antiche tradizioni, come nutrire il pianeta in modo corretto.
Una volta arrivato, il mio primo pensiero è andato al padiglione italiano “Palazzo Italia” perché credevo potesse essere il fiore all’occhiello, il pezzo forte dell’intera esposizione e questo mio pensiero veniva confermato sia dall’imponente struttura bianca che dall’interminabile fila per accedervi.
Dopo un’attesa di due ore sotto il sole cocente, sono finalmente entrato per godere dei tre piani che “Palazzo Italia” ci offriva e delle quattro “Potenze Italiane”, ma purtroppo subito mi sono reso conto che “la potenza del saper fare” ci offriva poco, c’erano statue di 20 imprenditori con dei video che spiegavano quali innovazioni avevano apportato in Italia; “la potenza della bellezza” ci offriva poco, c’erano le immagini delle più belle città italiane riflesse in degli specchi; “la potenza del limite” ci offriva poco, una rappresentazione del mondo in cui era assente l’Italia; ed infine “la potenza del futuro” che ci offriva qualcosa in più, un’Italia in miniatura, ovvero un vivaio contenente le piante coltivate nelle 20 regioni. Mi aspettavo onestamente di più!
Nonostante l’impatto non mi avesse colpito come mi aspettavo, ho deciso chiaramente di continuare la mia giornata visitando i vari padiglioni, quindi rimbalzavo da Israele (innocuo, con una presentazione video del paese) all’Argentina (scarno, due soli temi, il mais e la carne), dalla Svizzera (insignificante, solo con immagini di coltivazioni ai muri) alla Spagna (carino, diversi oggetti da vedere, articolazioni di colori ma nulla di più).
Una volta realizzato che la manifestazione non si stava presentando all’altezza di quello che mi aspettavo, ho continuato per i vari padiglioni cercando di rendere comunque proficua la giornata, quindi ho proseguito per Brasile (simpatico, si camminava su una rete poco stabile al di sotto della quale c’erano dei prodotti tipici), Cina (da fuori ottimo, dentro meno ma comunque con esposizione di cibi ed oggetti), Francia (il migliore in assoluto dal mio punto di vista, padiglione in cui i 5 sensi erano tutti attivi, esposizione di cibi, spezie da annusare, tante combinazioni di oggetti ed invenzioni).
Arrivata la sera diventa protagonista “L’Albero della Vita” (forse il vero punto di forza della manifestazione) il quale si attiva ogni ora per 3 minuti, ma che alle 21, 21.30, 22.00 fa la voce grossa e si illumina per 12 minuti accompagnato da coreografie acquatiche e una musica struggente.
Finita la mia giornata Expo e la mia esperienza, posso dire che, non per essere eccessivamente critico, si poteva e doveva fare molto di più, si potevano stimolare le persone con degli assaggi tipici di ogni paese, mostrare vari oggetti delle varie culture, proporre invenzioni per il futuro e non solo limitarsi come quasi tutti i padiglioni a dei video che mostrassero le peculiarità di ogni singolo paese (per questo c’è Piero Angela). Mi aspettavo molto di più perché sono anni che come paese arranchiamo per i molti problemi ormai noti a tutti, ma siamo l’Italia e solo per dirne una, abbiamo una grande storia, reagiamo!
Posso però dire che una cosa mi ha emozionato e per questo volontariamente lasciata alla fine del racconto. Sono entrato alla fiera e mi sono trovato subito davanti, maestoso, “L’albero della Vita”, sono partite in quell’istante le note di “Napul’è”, si sono schiusi tutti i fiori dell’albero, ero abbracciato alla mia ragazza… sono stati tre minuti da freddo addosso!!!