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Il destino della scuola elementare A. De Curtis (S. Antonio Abate)

Scritto da - Elvira Mascolo il :


Attualità

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11230646_1625926264346874_4713927130292351690_nIl destino della scuola elementare “A. De Curtis”: il paradosso di un’amministrazione sgrarrupata che fa quello che gli pare nell’indifferenza generale.
Il gran casermone in via Dante Alighieri a S. Antonio Abate, che mi accoglieva tutte le mattine ai tempi delle elementari, è stata la prima meta della mia vita: freddo e umido, non scampava di certo al destino delle scuole pubbliche campane, sempre maledettamente sgarrupate. Ma nel corso degli anni lavori di ristrutturazione mirati e la previsione di nuove aule hanno messo fine al freddo e all’umidità cambiando il volto della scuola elementare di via Dante Alighieri “A. De Curtis”. E’ da un anno esatto che il destino di questa scuola è irrimediabilmente legato alle elucubrazioni mentali dell’amministrazione Varone che, dopo aver ottenuto la disponibilità di fondi, (ex L. 219/82 e L. 32/92), per un ammontare complessivo di 8.495.000 euro da investire per la riqualificazione di opere pubbliche di vario tipo, ha dimostrato di non avere la più pallida idea di come spenderli con una gestione oculata: all’inizio si è lasciata sedurre da un progetto utopico che non ha mancato di creare un certo allarmismo; ha poi cambiato idea orientandosi su soluzioni più fattibili ed infine è ritornata ai propositi iniziali sperperando, in un giro vorticoso di delibere e determine, denaro pubblico. Infatti, dopo una verifica tecnica dei livelli di sicurezza sismica e una valutazione di interventi e costi per gli edifici scolastici comunali “A. De Curtis” e “Buonconsiglio”, la decisione iniziale della giunta, (delibera n.151 del 16/9/2014), era di quelle senza possibilità di appello: fermo restando l’adeguamento statico e sismico delle altre scuole comunali alle normative in vigore, la scuola elementare di via Dante Alighieri andava demolita e ricostruita. Se fossi stata la mamma di un alunno della “De Curtis” non avrei dormito la notte al pensiero di mio figlio in un edificio così poco sicuro. Fatto sta che il progetto faraonico – 5.350.000,00 euro – dopo un primo avvio scoppiettante con la nomina a tempi di record di un rup, affidamenti di incarichi a professionisti esterni e pubblicazioni dei bandi di gara annessi, (per una spesa di circa € 15 mila euro), subisce una incredibile battuta d’arresto: dopo appena 40 giorni dall’approvazione del progetto preliminare di demolizione e ricostruzione, l’amministrazione abatese ci ripensa e, considerando la scarsissima fattibilità del progetto di demolizione e ricostruzione, ritiene più opportuno ripiegare su un intervento meno invasivo avente ad oggetto i solai e la pensilina (vero tallone d’Achille dell’edificio in questione). A quanto pare il mio “vecchio casermone” non era in condizioni così disperate. Sembrava ormai scritto il destino della “De Curtis”e invece a una settimana dall’inizio dell’anno scolastico le intenzioni ballerine dell’amministrazione diventano certezze: i lavori di messa in sicurezza del plesso scolastico, che inizieranno questa mattina, congelano solo momentaneamente il progetto di demolizione e ricostruzione, costringendo gli alunni e le loro famiglie ad iniziare l’anno scolastico con una settimana di ritardo e obbligandoli, per oltre due mesi, ai doppi turni e a tutti i disagi ad essi connessi mettendo a dura prova i piccoli studenti ed i loro genitori, soprattutto quelli che lavorano. Disagi a parte, il paradosso di tutta questa storia rende fin troppo evidente quanto ad essere sgarrupata prima di ogni altra cosa è l’amministrazione Varone: se davvero l’edificio di via Dante Alighieri versa in uno stato tale da richiedere un intervento di demolizione perché ciancicare per un anno permettendo ad alunni e corpo docente di frequentarlo mettendo a rischio la loro vita senza informare opportunamente i cittadini? Basteranno dei semplici lavori di messa in sicurezza a garantire la stabilità ad un edificio destinato comunque ad essere demolito o è stata calcata un po’ la mano sulla verifica tecnica dei livelli di sicurezza sismica e il progetto di demolizione è solo uno specchietto per le allodole dietro il quale si nasconde ben altro? E mentre è impossibile stabilire se sia l’incoscienza o la malafede a guidare le scelte della nostra amministrazione, come giudicare l’opposizione che obietta con miseri post su Facebook, quando ormai è troppo tardi e cosa dire del comportamento dei vertici scolastici della “De Curtis” i quali, senza battere ciglio e nel silenzio più totale, accettano la pezza a colori della messa in sicurezza che, oltre a costituire essa stessa possibile fonte di problemi per la salute dei piccoli abatesi, potrebbe rivelarsi comunque insufficiente?
Ce n’è abbastanza per immaginare genitori indignati e spaventati sul piede di guerra, in procinto di avviare una protesta senza precedenti con sit-in continuati davanti al municipio e minacce di boicottaggio del doppio turno con annessa paralisi della programmazione scolastica… Invece, tutto tace: dopo le prime vive proteste dei genitori più agguerriti che hanno provato a coordinare le forze per agire compatti, è prevalsa fra i più la filosofia zen del “Pacienz, c’amma fa?” e la vocazione tutta meridionale di arrangiarsi ha preso il sopravvento. Il finale di questa tragicomica storia ha tutti gli ingredienti della miglior commedia all’italiana: una scuola elementare che, a quanto pare, dovrebbe essere demolita aprirà comunque i suoi cancelli a piccoli studenti che patiranno per 40 giorni le conseguenze di lavori di messa in sicurezza che avrebbero potuto essere fatti durante i mesi estivi. Questi fantomatici lavori interesseranno fino al 31 ottobre i solai e solo durante le vacanze di Natale interverranno sulla pensilina vero pericolo non solo per gli studenti ma per tutti quelli che malauguratamente vi transitano sotto.
E i genitori? Quelli che avrebbero protestato ma si sono trovati isolati, avendone la possibilità, provvederanno a trasferire i propri figli e gli altri, quelli abituati ad arrangiarsi, si organizzeranno come potranno: in fondo si tratterà di “sopportare” una settimana di vacanza in più ed il doppio turno non è poi così male se le maestre si mostreranno comprensive e non assegneranno compiti a casa.
E’ il caso di prendere a prestito il finale di un romanzo ormai leggendario per scrivere una conclusione degna di questa vicenda in attesa di nuovi sviluppi: alla fine dei conti dobbiamo attendere e sperare… Attendere che i lavori di messa in sicurezza procedano senza intoppi e sperare che la pensilina resista fino a Natale.
Siamo ridotti a questo.