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Il diritto allo studio, un diritto allo sviluppo della persona

Scritto da - Gennaro Sorrentino il :


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da unione.valdera.pi.it

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Nelle nostre Regioni del Sud spesso si parla di un problema molto sentito come la dispersione scolastica. Molti sono i ragazzi che per le più svariate ragioni non frequentano la scuola superiore che rappresenta comunque l’ultimo stadio della scuola dell’obbligo. Questo palesemente lede il loro diritto allo studio. Senza voler troppo approfondire l’aspetto sociale della problematica “dispersione scolastica” (varrà trattato in un seguente articolo), mi volevo qui soffermare proprio sul diritto allo studio, perche’ tanto se ne parla ma spesso senza troppa conoscenza della sua origine legislativa. Quello che propongo qui di seguito non vuole essere una trattazione esaustiva, ma semplicemente far capire che questo diritto si trova nei fondamenti del nostro Stato in quanto presente nella nostra Costituzione.

Riporto di seguito l’articolo 34 della Costituzione:

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Ecco quindi che chiara c’è l’idea di una Scuola pensata per tutti, per accedere alla quale tutti devono essere messi in una situazione di uguaglianza, sostenendo quindi questo diritto attraverso l’istituzione di borse di studio o affini. Questi aiuti economici permetteranno ai più meritevoli, ma economicamente svantaggiati, di proseguire i loro studi e quindi godere del diritto allo studio.

L’articolo 33 invece, precede anche nel senso logico il 34 indicando che: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. (art. 33, comma 2, Cost.)”, quindi chiaramente lo Stato si fa carico dell’Istruzione istituendo le scuola di ogni ordine e grado ed affianca di fatto i genitori nel percorso di istruzione dei figli, genitori in prima battuta sono i responsabili oltre che dell’educazione anche della loro istruzione così come espresso dall’articolo 30nel comma 1: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”.

Detta così la cosa sembra però sterile, ed infatti per comprendere la vera anima di questo nostro diritto bisogna far intervenire l’articolo 3 della Costituzione che al suo comma 2 recita:

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Qui si parla di persone, cittadini, lavoratori. Non a caso ho usato questi tre termini, tutti e tre chiaramente presenti nel testo sopracitato. In questo articolo infatti l’uomo, possiamo dire l’italiano viene pensato come l’unione, il confluire di tre diverse culture: la cultura cristiana, che da secoli permea il nostro modo di essere, imperniata sul concetto di “persona”, la cultura illuminista con il suo concetto di “cittadino” (citoyen), ed infine il concetto di “lavoratore” derivante dalla cultura socialista.

Basterebbero queste cinque righe appena scritte per dare il via ad un intero trattato incentrato sull’idea del “Diritto allo Studio” nel quale queste tre culture confluiscono. Voglio farvi solo riflettere sul fatto che il nostro Stato, attraverso la sua Costituzione ha concepito la Scuola non solamente come un luogo dove apprendere contenuti, ma più intimamente le ha donato lo status di ente formatore della persona, del cittadino e del lavoratore, ovvero alla Scuola e’ affidato il compito di trasformare un ragazzo di 6 anni, in un uomo completo e matura in tutte gli ambiti che nella vita si troverà ad affrontare, ovvero quello sociale (persona), quello quotidiano locale, se vogliamo anche politico inteso come attivismo ed attenzione a ciò che succede nella propria Città (cittadino) ed infine quello di lavoratore.

Quindi ditemi voi se la Scuola non e’ da considerare come luogo Sacro!