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Il Palazzo del diavolo che costa l’ira di Dio

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


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Palazzo_Penne_-_NapoliMentre la Campania annega tra frane, smottamenti e alluvioni, mentre continua a dilagare il degrado delle aree demaniali, dei fiumi e delle falde inquinate, l’Amministrazione Regionale tramite la sua partecipata ARCADIS si adopera a sperperare le poche risorse a disposizione. E come lo fa? Semplice, al solito modo, cioè quello di non pensare alla salute e l’incolumità dei cittadini ma alimentando il proprio sfarzo come simbolo di potenza e sovranità sulla gente, insomma robe da sovrani o tiranni.

ARCADIS, Agenzia Regionale Difesa Suolo, una partecipata sotto il controllo della Regione Campania, e già di per sè viene spontaneo il dubbio;  c’è bisogno di far controllare la difesa del suolo da un ente ad hoc? Perchè la Regione Campania non ha personale da impiegare per tale controllo? Eppure, la Regione vanta circa 5200 impiegati (di cui uno su quattro assunto per concorso pubblico) possibile non ci sia personale qualificato?

Orbene, ritornando allo sfarzo, quest’Agenzia in Campania ha una Sede Legale in Via Ingegno snc – 84087 Sarno (Sa) e una Sede Distaccata in Via Marchese Campodisola, 21 – 80133 Napoli, le quali evidentemente non soddisfano le esigenze di spazio per gli oltre 70 Ingegneri, Architetti e Geologi impiegati.

E a questo punto per i più curiosi consiglio un articolo del Corriere del Mezzogiorno  del 2009: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/4-dicembre-2009/laureati-lavorano-la-regionenon-ci-utilizzano-siamo-passacarte-1602108006128.shtml

Evidentemente le suddettePag 1 sedpag 2i non soddisfano l’esigenze di spazio di Arcadis, tanto che ha ben pensato di ampliare il suo regno con un’altra ulteriore sede, un edificio storico già di proprietà della Regione, da ristrutturare per la modica cifra di € 13’500’000, in barba ai molteplici problemi dei Campani. Infatti con Determina del Presidente Pasquale Marrazzo n. 0430 del 16/ottobre/2015, vengono stanziati i suddetti fondi così come riportato nell’allegato quadro economico dei lavori, che a guardarlo mette i brividi.

L’edificio in questione è il famoso palazzo “Penne” in Napoli, un antico palazzo nel centro storico sul quale aleggia una leggenda che sembra fatta apposta per questa vicenda. Infatti questo palazzo dall’aspetto spettrale si narra sia chiamato anche “Il Palazzo del diavolo”.

Palazzo_PenneFu costruito nel 1409 da Antonio Penne, segretario del re di Napoli Ladislao. La leggenda vuole che Penne, appena arrivato in città, s’innamorò di una ragazza. Questa, già corteggiata da altri,  gli disse che lo avrebbe sposato se fosse riuscito a costruirle un palazzo in una notte sola. Fu così che Antonio Penne, per riuscire nell’impresa, chiese aiuto al Diavolo, il quale naturalmente pretese in cambio la sua anima con tanto di contratto scritto. C’era una clausola però: Penne avrebbe ceduto la sua anima solo se il demonio avesse contato tutti i chicchi di grano che egli avrebbe sparso nel cortile del palazzo da costruire. A palazzo costruito, fu il momento della “prova”. Penne sparse nel cortile grano, ma anche pece: i chicchi di grano si attaccavano alle mani del demonio e questi non riusciva a contare. A quel punto il protagonista si fece il segno della croce, e questo gesto aprì una voragine nella quale il diavolo sprofondò. Un pozzo ora chiuso, ma ancora visibile a chi visita l’antico e meraviglioso palazzo rinascimentale partenopeo.

Ma ritornando ai costi di ristrutturazione, cifre da capogiro, 9’300’000 di € per lavori a corpo e a misura, 418’500 € di oneri per la sicurezza, 360’468 € per spese di progettazione e coordinamento sicurezza, 1’873’100 € per somme a disposizione dell’amministrazione di cui 120’000 € di spese per allacciamenti ai pubblici servizi (avranno forse dei satelliti personali per le telecomunicazioni, acqua proveniente dalle falde Alpine, energia atomica ecc.) che uniti alle spese generali tecniche e all’IVA raggiungono il totale di € 13’500’000.

Ora considerate le modeste dimensioni dell’edificio, con le pessime condizioni di conservazione, considerato anche che trattasi di un restauro conservativo, considerato inoltre che l’immobile fu acquistato nel 2002 per una cifra in Lire di 10’000’000’000, pari a 5’164’000 di € , ci si chiede : ma è il palazzo Penne o è il Palazzo Reale di Napoli che devono ristrutturare ?

Sarà forse la rivincita del diavolo su Antonio Penne che chiese il suo aiuto per erigere il palazzo in un giorno in cambio del grano unto di pece. Fatto sta : che se è vera la leggenda, al Sig. Antonio Penne il palazzo è costato solo un pò di grano e un pò di pece mentre ad ARCADIS costa molta grana. Oppure la scelta ricade su di esso per un delirio di onnipotenza di ARCADIS sui Campani facendo propria la leggenda del “Palazzo del Diavolo”.

Del resto, guardando bene il simbolo dell’Ente Arcadis ci si accorge che già esso somiglia molto ad un altro a noi mortali ben noto :simbolo Arcadis   12283291_10207886037540036_424187403_n

Ma il dubbio che ci pervade, non è tanto sul costo dell’intervento, anche perché non si conoscono i dettagli progettuali, quanto soprattutto sulla moralità dello stesso.

Ma è possibile, che in una Regione come la nostra con grandi temi da risolvere sui dissesti idreogeologici, di competenza di ARCADIS, di cui l’ultimo ha messo in ginocchio la città di Benevento in seguito all’alluvione, per non parlare di quelli legati all’inquinamento superficiale e delle falde d’acqua, esempi del genere possono essere tranquillamente accantonati o rattoppati di volta in volta con i POR FESR, per dar spazio a ristrutturazioni così costose e alquanto inutili. Visto che di sedi c’è ne sono già due, che vivono quasi, in stato di abbandono, in una gestione amministrativa coerente ed onesta, tutti quei soldi si sarebbero potuti  spendere per mettere in sicurezza i dissesti idrogeologici di Benevento?

Ma il potere di quest’Ente, come detto in precedenza, sembra davvero non conoscere limiti, e lo sappiamo noi cittadini Campani, soprattutto quelli che si stanno opponendo con tutte le forze al “GRANDE PROGETTO SARNO”, un’opera di sperpero faraonica, che parte dalle reti fognarie di alcuni Comuni nella Provincia di Napoli e Salerno, passando per un fiume, il Sarno con una rete di canali, fino al suo estuario in mare nel Golfo di Napoli. Dico sperpero, perchè, nella parte di tale progetto già realizzata si è constatato che la frammentazione delle opere eseguite in vari lotti ha prodotto spesso opere discordanti tra loro con gravi errori di funzionamento. Inoltre ciò che veramente è necessario in quel sistema idro-geologico che potrebbe essere fatto con costi molto più contenuti ed efficaci è stato scartato o messo in secondo piano. Per non parlare poi della realizzazione del 2° estuario del Sarno e delle vasche di laminazione, che avrebbero, così come dimostrato dai comitati cittadini, un effetto devastante sulle zone limitrofe all’intervento soprattutto sotto il profilo ecologico.

E allora a noi comuni mortali, costretti ad assistere a questo spettacolo indegno, non resta altro che continuare ad informare le persone e come fece il sig. Antonio Penne, a farci il segno della croce, nella speranza di sconfiggere anche questa volta il Diavolo facendolo sprofondare in una voragine.