0%

La città a due marce (Secondigliano)

Scritto da - Licia Ruggiero il :


Adv

protesta secondiglianoAlberi potati male da giardinieri “improvvisati”, illuminazione scarsa, sporcizia ed escrementi di cani a decorare i marciapiedi, assenza di luoghi di aggregazione culturale e sociale, lavori di riqualificazione fatti male e che procedono a rilento, questo il quadro che si presenta a un cittadino che decide di fare una passeggiata sul Corso Secondigliano, importantissima arteria di collegamento tra il quartiere e le altre zone della città. Capitare di imbattersi in un gruppo di adolescenti annoiati che sputano addosso addosso ai passanti, li insultano o tirano sassi alle vetrine dei negozi e ai bus di passaggio. Eppure il Corso un tempo pullulava di attività commerciali, vi si affacciavano diversi cinema e persino un teatro, passeggiarvi, ammirando le vetrine, gustando un gelato o un cuoppo di fritturina di una delle pizzerie che lo costeggiano, era un piccolo diversivo che spesso i suoi abitanti si concedevano con piacere. Oggi è una impresa coraggiosa farsi una passeggiata sul Corso, specialmente quando comincia ad imbrunire, l’illuminazione “cimiteriale” scoraggia chiunque ad azzardarsi, specialmente dopo la chiusura dei negozi. Oggi sul Corso le uniche attività commerciali che fanno affari sono i negozi dei cinesi e le sale slot. I cittadini del quartiere ci stanno provando a lanciare l’allarme, a reagire all’abbandono delle istituzioni, le parrocchie, varie associazioni e comitati organizzano iniziative che cercano di colmare i vuoti creati da chi dovrebbe, per mandato, garantire le stesse condizioni di vivibilità in tutti quartieri di Napoli e invece preferisce concentrarsi sui cosiddetti “salotti buoni”. I ragazzi si riuniscono nelle sale slot, giocano a biliardo e si concedono passeggiate a tre sui motorini, senza casco, preferibilmente sui marciapiedi . La città di Napoli viaggia a due marce, quella del centro, delle zone “bene” in cui abitano il sindaco e tanti politici e quella delle periferie, abbandonate persino da quei politici che in esse vi erano nati e cresciuti, da esse hanno raccolto montagne di voti e poi di esse si sono “dimenticati” una volta che si sono seduti sulla poltrona. E ne conosco parecchi, anche di Secondigliano che oggi continuano a fare politica e si affacciano a intermittenza e all’occorrenza alla ribalta. Le scuole di periferia fanno l’impossibile, con gli scarsi mezzi e risorse che gli ultimi governi hanno lasciato alla cultura e all’istruzione, per evitare che i ragazzi abbandonino, per avvicinarli e affezionarli alla lettura, all’arte, a tutto quello che contrasta con la bruttura e l’apatia che generano l’illegalità. Si organizzano e si aderisce a progetti, al festival del libro “SELF”(Secondigliano Libro festival) e alle iniziative delle associazioni come il LARSEC (laboratorio di riscossa secondiglianese), alle proposte culturali dei ragazzi del “Cortile dei gentili” della Parrocchia dell’Immacolata , alle mostre di “Secondigliano futura”, solo per citarne alcuni. C’è fermento, c’è voglia di riscatto, ma senza una vera risposta istituzionale, senza che i media lancino un vero allarme, senza che i politici si ricordino dei quartieri di periferia solo per le passerelle elettorali, si tratterà sempre delle imprese dei soliti David che cercano di abbattere il Golia di turno. Persino tra le periferie si discrimina, si parla spesso di Scampia, dei suoi problemi e delle sue iniziative e poco del limitrofo quartiere di Secondigliano, che ha gli stessi problemi, se non peggiori. Fu proprio per questo motivo che un giovane che ha fondato una associazione molto attiva sul territorio, coniò la frase “quelli di Secondigliano sembrano i cugini scemi di Scampia”. Occorrono fatti, concreti e risolutivi, occorre un presidio delle periferie da parte delle forze dell’ordine, occorre ristabilire la legalità. Urgono soluzioni, istituzionali,coraggiose e radicali. Napoli non deve viaggiare a due marce, è come se su una splendida macchina da corsa venissero montati due pneumatici nuovi e di qualità e due ruote bucate, pure se la macchina può correre, non si va da nessuna parte.