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La giustizia dissolta (Secondigliano)

Scritto da - Licia Ruggiero il :


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da lavoraginedisecondigliano.it

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Il 23 Gennaio del 1996 un violento boato squarciò un pezzo del quartiere in cui abito, Secondigliano. Era esplosa una condotta del gas a causa dei lavori in corso per la creazione di un tunnel dell’asse mediano. I cittadini avevano denunciato più volte la pericolosità di quei lavori, ma, come al solito, ci doveva scappare il morto per rendersene conto. In realtà i morti furono ben 11: cinque operai della ditta addetta ai lavori di scavo, la Scarl Arzano, Michele Sparaco, Alfonso Scala, Mario De Girolamo, Giuseppe Petrellese e Gennaro De Luca ed inoltre Emilia Laudati, Serena De Santis, di soli 12 anni e la sua amica Stefania Bellone di 26 anni. Il corpo di Stefania non è stato mai più ritrovato, dissolto, nell’esplosione. Suo padre e sua madre sono sopravvissuti al dolore per non molto, si sono spenti senza poter avere giustizia, prima il padre qualche anno dopo la tragedia e poi la mamma. In verità nessuna delle vittime e dei lori parenti hanno ancora avuto giustizia, si fanno commemorazioni ogni anno, i politici di turno fanno la loro passerella, ma nessuna azione concreta è stata fatta sia per riqualificare sul serio l’area, sia per dare giustizia alle vittime e ai loro parenti.
Dopo venti anni le famiglie delle vittime hanno ricevuto solo una parte irrisoria dei risarcimenti previsti (meno del 10%). Le ditte responsabili e condannate a pagare, nel frattempo sono fallite e tutto è passato nelle mani dei curatori fallimentari. La burocrazia ha fatto sì che due famiglie siano anche state escluse da questo anticipo. Il Cipe, giudicato colpevole in primo grado, è stato assolto in appello. E così i familiari sono stati chiamati a restituire l’acconto di centomila euro già versato loro dal Comitato interministeriale. Per l’Agenzia delle Entrate, alcuni familiari risultano evasori fiscali per non aver versato le tasse per la registrazione della sentenza con interessi sino a dodicimila euro. Oltre al danno la beffa. Nulla potrà restituire a quelle famiglie i loro cari e pare che, insieme al corpo di Stefania Bellone, in quel cratere, largo ben 40 metri, si siano dissolte anche la giustizia e l’umanità.
Io mi trovavo non molto distante dal luogo della tragedia, esattamente alle 16 e 20, e ricordo perfettamente l’esplosione, le voci che arrivarono prima dei soccorsi, che parlavano di una fuga di gas, la paura, l’interruzione della corrente elettrica e una sensazione claustrofobica che faceva avvertire a pelle tutta la tragedia avvenuta non poco distante. Poi le sirene e la conferma di tutto quello che temevamo, c’erano stati morti, tanti , troppi, morti che si sarebbero potuti evitare se le amministrazioni avessero preso in considerazione le proteste dei cittadini. Spesso ripenso a Stefania, la immagino a vegliare, nel cuore del mio quartiere, come un angelo silenzioso e paziente, adesso in compagnia dei suoi genitori… ma anche la pazienza degli angeli non può essere abusata e venti anni sono davvero troppi per chi ha diritto a ricevere giustizia!