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La legge a favore della privatizzazione dell’acqua

Scritto da - Elvira Mascolo il :


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Lo sceriffo De Luca e lo scacco alla cinciallegra.

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Passato, presente e possibili evoluzioni di una legge destinata a far discutere.

Gongola soddisfatto De Luca e ha ragione perché, ottenendo l’approvazione del disegno di legge sul riordino del servizio idrico, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito. Eppure dietro quella che viene celebrata dallo sceriffo come una grande vittoria, che in teoria dovrebbe riconsegnare la gestione del servizio idrico ai comuni, si nasconderebbe un provvedimento di tutt’altro contenuto che ha sollevato le proteste dei comitati per l’acqua pubblica presenti lunedì in Consiglio Regionale – con scherno definiti da De Luca sostenitori della cinciallegra – ed ha reso ancora più aspro lo scontro con i consiglieri del M5S intenzionati a sfiduciare il governatore per i suoi guai giudiziari e a bloccare il Consiglio.
La legge incriminata copre un vuoto normativo che si trascina almeno dal 2009, da quando, dopo la soppressione degli enti d’ambito, stabilita dall’art.2, co. 186-bis della legge n.191/2009, spettava alle Regioni legiferare per la ridefinizione delle attribuzioni in materia.
L’esito referendario del 2011 ed il ritorno all’acqua pubblica a Napoli con la trasformazione dell’Arin, società di gestione delle risorse idriche, in Abc, (“Acqua bene comune”), facevano ben sperare per un provvedimento regionale indirizzato alla ripubblicizzazione del S.I.I. e, invece, la mancanza di una disciplina legislativa in materia di servizi idrici ha aperto le porte al commissariamento straordinario, (disposto dalla Giunta Regionale con delibera n°813/2012), che per 6 mesi – da gennaio 2013 a luglio 2013 – avrebbe gestito le autorità d’ambito soppresse, in attesa dell’approvazione della nuova disciplina regionale.
Lo squilibrio di potere negli Ato e in particolare in Ato3 con la gestione via via sempre più prepotente del commissario straordinario Carlo Sarro – ormai famoso per le delibere sugli aumenti tariffari e le famigerate partite pregresse ante 2012 – ha creato non pochi problemi ai cittadini, specie a quelli dell’Ato Sarnese Vesuviano che con la G.O.R.I. Spa hanno visto lievitare i costi delle loro bollette a fronte di un servizio sempre più scadente. Proprio dall’Ato3 sono partite tutta una serie di iniziative a favore della ripubblicizzazione che hanno condotto
– alla nascita della Rete dei Sindaci per la ripubblicizzazione del servizio idrico avente l’obiettivo di avviare, attraverso vari atti, un percorso di ripubblicizzazione del servizio Idrico integrato, creando le condizioni per la messa in liquidazione della GORI Spa;
– ai ricorsi presso il Tar contro le delibere sugli aumenti tariffari e contro le partite pregresse ante 2012;
– alla delineazione di un percorso giuridico e procedurale per la liquidazione della GORI Spa;
– e a tutta una serie di manifestazioni anche a livello regionale che hanno visto istituzioni, cittadini e comitati uniti nell’esigere il ritorno in Campania dell’acqua pubblica.
Le speranze di avere una legge regionale che accogliesse le istanze di ripubblicizzazione sollevate da più parti sono state, però, totalmente disattese già dalla delibera della Giunta Regionale Caldoro n. 812/2014, un atto dal chiaro intento privatizzatore che non ha mai visto la luce per la strenua opposizione dei comitati e – volendo malignare un po’ – anche per l’incombenza delle elezioni regionali.
Considerati i buoni propositi espressi in campagna elettorale, l’arrivo a Palazzo S. Lucia dello sceriffo per un attimo aveva fatto ben sperare specie dopo la pronuncia del Tar Campania che, lo scorso 16 ottobre, ha dichiarato illegittime le partite pregresse e ha censurato in maniera netta il ruolo del commissario straordinario. E, invece, la nuova legge approvata nel burrascoso Consiglio Regionale del 16 novembre – esattamente un mese dopo la sentenza del Tar – aprirebbe le porte alla privatizzazione estrema estromettendo gli enti locali dalla gestione del servizio idrico a favore del Comitato Esecutivo dell’Ente Idrico Campano nel quale confluiranno i 5 Ato esistenti ed interverrebbe sulla pronuncia del Tar Campania, prolungando i commissariamenti degli Ato per il periodo transitorio e rendendo in teoria possibile un nuovo provvedimento favorevole alle partite pregresse.
Comprensibile la dura reazione dei comitati per i quali questa legge calpesta la volontà popolare che, col referendum del 2011, non ha lasciato margini alla privatizzazione. Ecco, quindi, che la manifestazione già programmata a Napoli per il 28 novembre acquista il carattere di una mobilitazione straordinaria contro un atto che trasforma un bene fondamentale per l’individuo in uno mero strumento di profitto. E sarà interessante vedere la risposta delle autorità locali ora più che mai chiamate a rivendicare quei poteri sulla gestione del servizio idrico che fanno tanto gola alle lobbies dell’acqua.
Chi avrà il coraggio di combattere contro lo sceriffo?