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“La parola canta”, ma non a Torre del Greco

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


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Foto di Luigi Maffettone

Metti due fratelli bravi in tutto, uno con spiccate doti teatrali, l’altro con la sublime capacità di interpretare in modo teatrale la canzone d’autore napoletana, metti quattro musicisti bravi, ma davvero bravi, tanto da riuscire ad incantare il pubblico con i loro archi, e lo spettacolo di qualità è assicurato.

Stiamo parlando de “La Parola Canta”,  in scena al teatro Bellini di Napoli fino al 17/1 . Lo spettacolo è un racconto di Napoli in tutte le sue sfumature,  piacevoli e non, attraverso la parola, recitata da Toni Servillo, e la canzone, interpretata dal fratello Peppe, il tutto sottolineato dalla musica del quartetto d’archi Solis String Quartet, strabilianti per la capacità di sottolineare musicalmente le atmosfere suscitate dai brani di volta in volta eseguiti, ora in modo commovente, ora ironico, ora in modo giocosamente irriverente. Il repertorio prevede brani classici della canzone napoletana  del ‘900 insieme a brani più recenti,  da “canzone appassiunata”, a “guapparia”,  “maruzzella”,  “dove sta  Zazà” e tanti altri, alternati a brani di prosa e poesia di grandi autori napoletani come Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani. Lo spettacolo è coinvolgente, emozionante, divertente e commovente allo stesso tempo. Si passa facilmente e in modo sorprendente dagli occhi velati di lacrime alle risate sonore.  Lo spettatore ha l’impressione di essere metaforicamente accompagnato  in giro per Napoli, dai grandi spazi monumentali, testimoni della grandezza della città, artistica, teatrale, musicale, ai vicoli oscuri, scenari di piccoli, grandi drammi privati, risaputi e non. Ogni replica è caratterizzata da applausi scroscianti e richieste di bis, e ad ogni pezzo eseguito si spera che non sia l’ultimo. Una di quelle serate che vorresti non finisse mai.

In scena fino al 17/1, fossi in voi non me lo perderei.

Una piccola curiosità per gli amici di Torre del Greco: come ci è stato raccontato dal primo violino dei Solis String Quartet, Vincenzo Di Donna,  pare che lo spettacolo sia stato proposto per la rassegna musicale delle festività natalizie torresi (rassegna che, come molti avranno potuto constatare, ha visto una scaletta fitta di eventi musicali, dei quali, in verità, pochi di un livello qualitativo accettabile e di un certo rilievo). Lo spettacolo è stato rifiutato perchè giudicato “inadatto” a Torre del Greco (spettacolo sold out al Bellini a Napoli  e  già sold out per le prossime date di Genova, Milano, Torino, Modena, Parigi).  Allo stesso modo è stato rifiutato anche un eventuale concerto di  Gaetano Curreri degli Stadio insieme  al quartetto d’archi, rifiutato perchè, secondo il consigliere di riferimento, “a Torre del Greco non si sa neanche chi sono gli Stadio” (…). Neanche un concerto di  Noa & Solis String Quartet è stato accettato dalla nostra lungimirante amministrazione, perchè giudicato troppo caro; abbiamo però in cambio  avuto la possibilità di applaudire “grandi artisti” del calibro di Luca Sepe,  abbiamo avuto presepi viventi latitanti e danze del ventre per i vecchietti di villa delle terrazze.
Ora, mi rendo conto che per un consigliere che non sappia neanche chi sia Toni Servillo (appena appena un premio Oscar), sia difficile valutare un artista da fare esibire – e da pagare. Certo è, che grazie -o a causa- di chi decide per nostro conto chi far esibire  e chi no , Torre del Greco si è persa uno spettacolo di altissimo livello, con due giganti del teatro e del panorama musicale napoletano, e con un gruppo musicale che, oltre ad avere ottenuto riconoscimenti, inciso dischi, collaborato con artisti di fama nazionale ed internazionale, è soprattutto una realtà Torrese di cui bisognerebbe andare fieri, promuovendone la conoscenza.
Del resto, come dice il detto latino, “nemo propheta acceptus est in patria sua”.

Uno poi dovrebbe stare a sentire le malelingue, che dicono che se non hai un’associazione e fai in modo che diventi un bacino di voti per il politicante di turno, puoi essere anche il padreterno, non sei nessuno (come dice il detto “non importa cosa conosci o cosa sai fare, l’importante è CHI conosci”), ma noi non  vogliamo credere alle malelingue, no no.

Diciamo allora -ed è comunque grave-  che i torresi sono stati ampiamente sottovalutati, e non ritenuti all’altezza di gradire o addirittura comprendere uno spettacolo di alta levatura come quello che sta spopolando a Napoli, e diciamo pure che forse, per prossimi eventi, sarebbe meglio affidare la scelta a personaggi  culturalmente più  preparati e meno “condizionati”.