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La sera la liempio e la mattina la svacanto (Vasca del Pianillo – San Giuseppe Vesuviano)

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


Attualità

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Come l’acqua del mare risale in quota, attraverso l’evaporazione, per dar luogo alle precipitazioni sulla superficie terrestre,  ed ancora, attraverso fiumi, laghi, ghiacciai ecc. ritornare al mare in un ciclo perpetuo; così a San Giuseppe Vesuviano si scopre che le acque fognarie possono avere anch’esse un ciclo.

In questi giorni gli occhi dei vesuviani sono tutti puntati al rogo che ha colpito le pinete e la vegetazione alle falde del Vesuvio nel cuore del Parco Nazionale. Infatti sono giorni che le preziose pinete del Vesuvio hanno preso fuoco tenendo seriamente impegnati gli uomini della protezione civile, pompieri, civili volontari, e tante altre associazioni, tra le quali addirittura l’impiego di mezzi dell’esercito. Gli incendi sviluppati in diversi focolai si trovavano in zone alte e impervie non facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, per questo l’impiego di mezzi aerei è stato di fondamentale importanza.

Due Canadair impegnati per giorni con voli continui prelevano acqua dal golfo, ad essi si aggiungono elicotteri, persino uno dell’esercito, che prelevano acqua dai siti prossimi alle zone interessate per lo spegnimento dei focolai. In tutto questo affannoso trambusto aereo, si sono ricercate fonti d’acqua per approvvigionare i suddetti mezzi nei punti più vicini all’incendio, come del resto è ragionevolmente corretto. Ebbene, dopo un accurato sondaggio aereo, i piloti elicotteristi dall’alto scorgono a San Giuseppe Vesuviano un discreto lago da cui potersi rifornire “d’acqua”  la mitica vasca al Pianillo. Gli ignari e coraggiosi piloti impegnati nella nobile impresa, elicotteroforse non conoscevano la composizione chimica delle acque della vasca in cui la presenza dell’H2O è pressoché inesistente. Evidentemente la comodità del prelievo la vicinanza agli incendi oltre che all’aspetto liquido, hanno avuto il sopravvento sulla qualità. Del resto anche orinare sul fuoco è determinante ai fini dello spegnimento. Il macabro però sta nel fatto che: dal secchio riempito e trasportato dal velivolo, durante il sorvolo sul centro abitato del Comune, fuoriusciva il liquame che veniva nebulizzato sulla popolazione, i cittadini, pertanto oltre al fumo si sono anche irrorati con le acque putride della vasca. Un po’ come ho scritto all’inizio, in merito al ciclo delle acque pluviali.

Ma tutto sommato, in quest’inferno di fuoco, fumo e merda, un aspetto positivo lo si potrebbe ricercare nel fatto che siamo riusciti a smaltire un po di acqua della vasca, per un fine nobile, quale quello di salvare il polmone di verde del nostro parco. Ma così non è perché la vasca viene continuamente riempita e di certo non meritiamo altre situazioni del genere per svuotarla. Inoltre qualcuno sostiene che le qualità fecali delle acque della vasca abbiano sulle piante e sul suolo un aspetto benefico soprattutto sotto il profilo nutritivo delle piante. Non dimentichiamo che la concimazione organica è indispensabile per le coltivazioni. Resta, com20150804_105450 copiaunque, al di là di tutto l’incomprensione per l’uso che si è fatto di tali acque, delle quali a tutt’oggi non se ne conosce la composizione, e quindi gli effetti e le conseguenze. Quindi se pensate che la vasca può continuare ad esistere per essere sfruttata come un serbatoio antincendio, toglietevelo dalla testa. Piuttosto concentriamoci su come gestire altre situazioni del genere per non finire come sempre ad utilizzare queste “risorse” in modo improprio e sempre con la scusa dell’emergenza.