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La sindrome del diverso

Scritto da - Redazione il :


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diversitaLo so, ora vi aspetterete la solita solfa sugli omosessuali oppure sulle persone di colore ma non intendo assolutamente soffermarmi su queste due questioni. Ritengo che autorevoli personaggi si siano già espressi molto prima di me ed autorevolmente su queste questioni che sono di una complessità notevole e non possono essere relegate nell’ordinarietà delle cose ma devono essere analizzate e spiegate con preparazione ed onestà intellettuale.
Il sottoscritto si dedicherà invece alla disamina del diverso, inteso come persona non conforme alle qualità comuni di comportamento sociale; cioè quel tipo di persona che pensa diversamente dalle masse e che si comporta in modo anomalo rispetto alla norma.

E’ naturale che non mi riferisca a quelli che commettono reati o che danno in escandescenza per un qualsiasi motivo banale ma ad una cerchia di persone che non si omologa al pensiero corrente ma segue comunque un suo filo logico nel ragionamento, giungendo a conclusioni che spesso non collimano con l’immaginario comune.
Questo tipo di “personaggetto” riesce ad attirarsi ogni sorta di antipatia ed è visto come un pericolo per il “quieto vivere”, senza avere nessun tipo di attenuante se non quella del “nu poc ‘e pacienz, nun sta buon ca cap”.

Quindi, il tutto viene relegato al fatto che il “personaggetto” non è dotato delle normali funzioni cognitive per cui ragiona diversamente dalla maggioranza delle persone. In effetti, questi signori hanno “sdoganato” senza se e senza ma il pensiero unico che vige oggi nel mondo ma se facciamo un’analisi di come siamo messi oggi nel mondo, ci renderemo conto che niente funziona: le guerre aumentano e le persone sono alla fame non lasciando intravedere nessuno spiraglio per il futuro.

La domanda allora nasce spontanea: ma se peggio non si può, è possibile che ci sia qualcosa che non va nel pensiero normalmente accettato e che “il diverso” possa avere qualche motivo per avere un altro “modus operandi” ed un pensiero, appunto, “diverso”?
La risposta come sapete è nota: “no!”. Perché altrimenti si comincerebbe a capire che tutto quello che è stato fatto finora è errato ed a chiedersi se tutto ciò non sia proprio la conseguenza di ignoranza o incapacità o, peggio, di colpevole e premeditata distruzione di status sociali. Concludendo, si capisce che il “diverso” alimenta la paura sia che sia omosessuale o di un altro colore di pelle, sia che abbia un altro modo di vedere la vita, perché in tutte queste situazioni, si mettono in discussione i criteri che ci hanno portato ad essere quello che siamo oggi.

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