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La vasca si è riempita, chiudi l’acqua altrimenti ci allaghiamo (San Giuseppe Vesuviano)

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


Attualità

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Eh sì! La vasca si è riempita e già da tanto, ma nessuno chiude il rubinetto e nel frattempo solo lo scroscio dell’acqua rompe il silenzio che l’avvolge. Un silenzio spettrale che tiene lontano gli occhi di chi invece di ignorarla dovrebbe guardarla, chiedendosi perchè ci si è dimenticati di chiudere il rubinetto, ben sapendo che era aperto e prima o poi dopo essersi riempita, avrebbe allagato intorno a se. Forse qualcuno pensava che non c’era il tappo o attaverso il troppo pieno la cosa sarebbe durata in eterno. Ed è così che da tempo seguendo chi gestisce la vasca, apprendiamo che ancora a San Giuseppe Vesuviano si realizzano opere che andranno ancor di più ad alimentare quel recipiente, un ennesimo calcio ad un territorio martoriato fin all’inverosimile trasformato in una cloaca a cielo aperto, sotto gli occhi di tutti, ultimamente persino di quelli provenienti da altre Regioni che hanno dovuto rinunciare ad una gara ciclistica per la sua endèmica presenza. Ovviamente parlo della ormai rinomata vasca al Pianillo dove, grazie all’incuria e all’ingegno idraulico di tanti cervelloni, confluiscono le fognature di tutto il comune di San Giuseppe Vesuviano.
20160205_114850 copiaTale verità è impressa nella mappa qui a fianco redatta dall’Agenzia della Regione Campania ARCADIS. In essa sono tracciate tutte le reti fognarie dagli anni 60 ad oggi, e tutte confluiscono lì dove ci sono i segnalini rossi, ovvero la vasca al Pianillo. Si dice che le reti fognarie vecchie erano state costruite solo per le acque bianche ma nelle relazioni progettuali dell’epoca già si parlava di industrie e esigenze civili di scarico, quindi la storia comincia da lontano. La perfezione si è avuta nell’ultimo decennio, quando già il problema si era concretizzato, con il potenziamento della rete fognaria tramite la realizzazione di numerosi tratti, con il grande Progetto di risanamento del Sarno pilotato dal Generale Iucci. Poi da quest’ultimo è passata ad ARCADIS partecipata della Regione Campania. Tutti impegnati a terminare una rete fognaria Comunale estesa per decine di km, priva del recapito finale. Recapito che la porterebbe a confluire nel collettore collegato alla rete del servizio idrico integrato del Sarno, anch’essa a tratti incompleta con depuratori e impianti di sollevamento costosi e abbandonati. Ed è così da anni che tutto finisce li, nella vasca. Attraverso questo speco ovoidale nella foto qui sotto, questo ecomostro si alimenta quotidianamente di melma putrescente, dando origine ad un lago di grandi dimensioni  20150804_105450 copiache a valle tracima inondando i comuni di Poggiomarino e Striano. Il documento dal quale abbiamo appreso del prosieguo dei lavori, tratta di un esproprio da parte dell’ente Arcadis su terreni di proprietà privata per ultimare un altro ramo di fognatura mancante. Ma come si può immaginare di spendere altro danaro pubblico per ultimare una rete che non funziona, invece di collegare quella già in esercizio fermando l’ulteriore scempio della vasca. Per quanto tempo dovremo ancora subire sberleffi da chi la fà da padrone sui nostri territori giocando con la vita delle persone perchè incurante delle conseguenze sul rischio epidemiologico e inquinante che essa può avere. E ancora, perchè l’attuale Amministrazione Comunale non s’impone a livello Regionale per risolvere l’annoso problema. Eppure tutti dai pulpiti elettorali promettono da anni la sua bonifica, non ultimo il Presidente della Regione De Luca nel comizio di Poggiomarino ha promesso di risolvere la questione. Ma la gente è ormai stanca ed ha capito che l’unica verità per cui la vasca è ancora lì e vi resterà chissà per quanto, è quella che olter ad essere un contenitore di acque putrescenti è un grande serbatoio di voti. In quanti comizi l’hanno venduta come argomento elettorale, come problema da risolvere, e poi, niente. Si sa: è più semplice realizzare il marciapiede o il manto d’asfalto sulla strada che battersi per un problema di così grandi dimensioni. E allora a noi non ci tocca altro di attendere che il disastro  si compia nella sua totalità per vederne forse la sua soluzione.