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L’incubo dei Taxi Collettivi

Scritto da - Marco Manna il :


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Foto dal sito atlante.unimondo.org

Foto dal sito atlante.unimondo.org

Immaginate la scena: ora di punta, strade bloccate, ingorghi che rallentano la circolazione e quando davanti a te si comincia a camminare, all’improvviso, un mini bus si ferma e comincia a contrattare con il cliente la tratta da seguire. In alcune città, questa scena in nemmeno un km si può ripetere varie volte. Ma, attenzione, non stiamo parlando di paesi del terzo mondo, che non avendo trasporto pubblico devono per forza di cose affidarsi a sistemi autogestiti, stiamo parlando bensì della provincia di Napoli e di comuni anche abbastanza grandi come Torre del Greco e Torre Annunziata.

Proprio queste due hanno cercato di regolamentare questo servizio chiamato: TAXI COLLETTIVO.

In Italia ci sono molte esperienze sulla questione Taxi Collettivi ma sono cose molto diverse da quelle viste all’ombra del Vesuvio. A Milano, ad esempio, i Taxi Collettivi sono le classiche auto che vengono condivise dalle persone che vanno nella stessa direzione. Per questo motivo, dalla partenza fino all’arrivo non assisterete mai a scene di contrattazione di tragitti o altro. Il sistema adottato invece dai questi comuni napoletani è molto simile a quello che già esiste da anni nei paesi del centro Africa, del sud America e dell’Europa dell’Est, dove ha diversi nomi: in Tanzania si chiama DalaDala, in Kenya Matatu, in Messico Pesero, nei paesi dell’est Europa (tra cui la Russia e L’Ucraina) si chiama Maršrutka.
Negli ultimi anni stiamo assistendo all’inesorabile trapasso dei servizi pubblici come la sanità, la scuola, lo stato sociale e, tra tutte queste cose, non poteva mancare il trasporto pubblico. Spesso il cittadino si trova disorientato perché non riesce a capire di chi sono le competenze per tutelare questi servizi. Quando un sindaco e un’amministrazione cercano di sopperire a delle mancanze non dovute soltanto a delle loro scelte, questo non gli può che fare onore. Quello che mi chiedo però è: perché creare delle licenze senza chiedere e controllare l’osservanza delle regole? Immaginate se una licenza radiofonica fosse concessa senza chiedere il rispetto delle regole, domani ci ritroveremo ad ascoltare un programma con dediche a richiesta pure nei nostri citofoni di casa, oppure accadesse con una licenza edilizia e ci troveremmo qualche sapientone a costruire un albergo di 4 piani interrati nella bocca del Vesuvio. Licenziare un’attività senza chiedere il rispetto delle regole porta al caos. Personalmente, credo che le colpe del casino dei taxi collettivi nella provincia di Napoli siano attribuibili al 90%, all’incapacità di queste amministrazioni che, per trovare un palliativo, sono state capace di creare solo ulteriori disagi. Se le amministrazioni comunali iniziassero a chiedere il rispetto delle regole, ad avere vantaggi non sarebbero solo i cittadini ma soprattutto i possessori di licenza di Taxi Collettivi, perché non si troverebbero più a dover lottare come in una giungla per accaparrarsi un cliente.
In questi anni sono state fatte segnalazioni e proteste, ma fino ad oggi nulla è cambiato, quando dobbiamo ancora aspettare per avere un trasporto decente anche nei nostri comuni?

Marco Manna