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L’insostenibile leggerezza dell’essere… in social.

Scritto da - Salvatore Arrichiello il :


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L'insostenibile leggerezza dell'essere... in social.

Racconta il fotografo Nat Finkelstein.

«Andy ( Warhol ) un giorno mi disse: ‘Tutti vogliono diventare famosi’. E io gli risposi: ‘Sì, per circa 15 minuti’. Lui ha preso quella frase e l’ha fatta propria».

«In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti».

Una frase così evocativa da essere incisa sulle mura del New York Museum of modern art nel 1970 e, in tempi più recenti, da finire stampata su magliette, tazze e poster dedicati al genio della Pop art.
Esiste forse un aforisma che meglio “fotografi” la nostra epoca decadente che incensa improbabili laureati alla Wikipedia University, blogger del cazzeggio, soloni del like, ciarlatani seriali, youtubers della bit-condicio, artisti auto-celebrativi, e che tutto consuma, con quella fretta spasmodica, nevrotica, isterica che infine ricaccia in un oblio senza appello?
Ed ecco che ci si improvvisa, scaraventati in uno stato di autoesaltazione, e alla piazza virtuale si affida la velleità impellente,derogando al riserbo, spesso al pudore, ignorando a cuor leggero la consapevolezza dei propri limiti.
Inebriati dalla chance irripetibile di poter dire la propria: non conta come, poco importa cosa, il necessario è esserci, alla ricerca della fortuita coincidenza di intercettare quella percezione mediocre così democraticamente diffusa, dilagante.
Non deve quindi meravigliare, se a fronte di tanta improvvisazione, spesso il neofita della popolarità debba fare i conti con una serie di critiche feroci, quanto “inattese”.
” Stai affermando delle sciocchezze perché parli senza alcuna cognizione di causa !.” ,
” Scrivi male, forse leggi peggio… ”
” Dove hai maturato queste tue convinzioni, dove hai approfondito le tue conoscenze, sul web?”
” Il tuo modo di suonare/cantare/dipingere è davvero imbarazzante !”
Non mi riconosco in questo stile: probabilmente perché non ho alcun titolo per criticare certi internauti in preda alla folgorazione da social, né la pervicacia del “domatore di leoni da tastiera”, o peggio l’arroganza dei saccenti per bacchettare ciò che considero, in fondo, il legittimo tentativo di dar libera stura al proprio ego recalcitrante.
Certi atteggiamenti “scolastici” sono, a mio avviso, volgare esercizio di affettazione e/o puerile esibizione,
Ma di fronte al disappunto, di chi avverta il torto, l’onta del giudizio, l’ingiustizia della correzione,con malcelata insofferenza, o talora, con un reprensibile , ma comprensibile, scatto di rabbia, ritengo sia doverosa qualche estemporanea riflessione.
Strimpello la chitarra: abbastanza per divertirmi come pseudo compositore e improbabile cantante. La mia cultura musicale è da scuola elementare. Non ti dico, caro lettore, quando poi provo a scrivere testi in inglese: che scrivere un brano in inglese non è proprio come gettare su carta certe frasi tipo ” the pen is on the table”…
Finché lo faccio tra le quattro mura insonorizzate della mia toilette, beh, posso felicemente illudermi: sono animato da uno spirito puerile e la formidabile pretesa di stare bene con me stesso, facendo semplicemente qualcosa che mi piace,
Qualche volta magari tocca all’amico di turno sorbire l’ascolto di certi scempi: ma gli amici ti giudicano benevolmente, goliardicamente, col cuore e non con le orecchie…
Capirai che ben altra pretesa sarebbe quella di pubblicare seriamente una mia opera musicale: inevitabilmente mi sottoporrei al giudizio tecnico e artistico di chi si è fatto il mazzo per 10, 20 o 30 anni su un strumento. Che ha studiato magari al conservatorio, che ha una vera cultura musicale, che valuta obiettivamente la tecnica di esecuzione, l’armonia, la pulizia del suono, il rispetto della ritmica ecc. ecc, Non ti dico poi se un madrelingua inglese dovesse sentire certe ” stroppole ” in inglese.
Cosa dovrei rispondere loro: ” Ci sono certe schifezze di canzoni in giro che la mia è un capolavoro…” oppure ” Conosco certi laureati in lingua che prendono strafalcioni anche peggiori” o ancora ” Artisti acclamati sono dei pessimi musicisti…”
Cioè il mio metro di confronto deve essere tutto ciò che di peggio c’è in giro?
Questo può giustificare la mia pretesa di definire comunque il mio lavoraccio un prodotto artistico? Posso pretendere, in uno slancio autoreferenziale, di misconoscere tutto ciò che sia studio, cultura, conoscenza , il vero talento, in nome di una mia esperienza di vita, dell’abilità di arrabattarmi con le parole, di inerpicarmi maldestramente e istintivamente sulle corde di una chitarra?
Se scelgo di confrontarmi col mondo devo accettare inevitabilmente certe critiche, peraltro fondate, Nessuno mi costringe ad uscire dal confortevole guscio delle mie certezze ( e incertezze musicali ) domestiche per sottopormi al giudizio di un mondo che non è certo disposto a far sconti, ad assecondare bonariamente tanta mediocrità.
Suonare, cantare, dipingere, scrivere, studiare l’attività solare o l’esplosione di una supernova, disquisire di meccanica quantistica, pontificare su questioni di etica, fare ricerca scientifica, elaborare una diagnosi medica, praticare un’attività sportiva a livello agonistico, e via discorrendo, non sono frutto dell’improvvisazione, semplice espressione di una volontà determinata, mera vocazione, e il ” Chi cazzo ti credi di essere? ” o il buonismo di chi ci stima, non potrà salvarci da un giudizio obiettivo, perentorio, asettico e/o caustico, talora sprezzante,
Ad ogni onore, realisticamente corrispondono faticosi oneri.
La scelta resta a noi… o semplicemente possiamo continuare ad illuderci.