0%

L’odio che fomenta solo altro odio

Scritto da - Mattia Maio il :


Adv

Sono Mattia ed ho 22 anni.

Da ore sento di dover fare qualcosa, ma so che è qualcosa più grande di me, più grande di noi. Guardo alla tv le immagini di un incubo: posso solo immaginare da lontano cosa significhi perdere un familiare, un amico, un figlio in questo modo e mi fa malissimo, non so a loro. Ogni accenno di conforto, di solidarietà o di sdegno sarebbe superfluo ed io non so scrivere altro. Non posso accettare, però, le parole di odio e di guerra dei miei amici e coetanei che si stanno accalcando proprio ora sui social. C’è chi scrive “occhio per occhio” o chi invita i governi del mondo a bombardare quelle terre, a disintegrare un popolo intero. Sono solo esempi di questo day after che non potevo immaginare peggiore. Sì, perché l’odio e il terrore hanno vinto sul dolore, sul rispetto delle vittime, sul silenzio. Dove può portarci la vendetta? Dove può portarci altra violenza? Non sono forse questi attacchi anche il frutto di anni ed anni di bombardamenti in Medio Oriente? Chiedo ai miei fratelli di non tirare conclusioni affrettate, di ragionare non con la pancia ma con la testa. Un mondo in guerra non è un mondo più forte, è solo un mondo che ammette di essere debole. L’odio che questa catastrofe sta producendo mi spaventa quasi più degli attacchi stessi. Qualcuno ce lo chiese tempo fa, mai più di ora: “restiamo umani”.