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Ma non erano meglio le pentole di una volta?

Scritto da - Marco Manna il :


Cucina

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Foto di Marco Manna

Foto di Marco Manna

Negli anni, il nostro modo di cucinare è stato a dir poco rivoluzionato.
Una volta bastavano qualche pentola e due tielle e il gioco era fatto.
Oggi non è più cosi, ci sono le pentole in acciaio, quelle in pietra, quella per stufare, i coperchi magici e tante altre piccole diavolerie.
Tutte queste innovazioni hanno portato ad un nuovo stile di cottura sempre più salutare e con sempre meno grassi ma oltre questo però, per le donne, la vera rivoluzione è dovuta al fatto che questi nuovi prodotti sono a zero emissioni di schizzi.
Il piano cottura rimane lindo e pinto, tutto intorno brilla nonostante tu stia cucinando delle pietanze che hanno bisogno di soffriggere e di sfrigolare.
Personalmente queste innovazioni mi mettono tristezza, cucinare senza una macchia sulla canottiera è come andare in guerra senza sparare un colpo. Noi guerrieri della cucina siamo abituati ad altro, lo schizzo d’olio è segno di efficienza, le macchie addosso sono come delle medaglie al valor culinario.
Il mio primo approccio a questi nuovi sistemi risale a 13 anni fa quando appena sposato, mia moglie inaugurò il servizio di pentole buone che aveva ricevuto in dono da Mammà. Dagli scatoli uscivano questi strani arnesi e all’inizio rimanevo stupito leggendo le istruzioni e rimanendo impressionato dalle cose che si potevano fare.
Con il passare del tempo questo mio entusiasmo si sgonfiò. I tedeschi della AMC avevano ragione: cucinare in quelle pentole era salutare e limitava gli odori, ma io non ero contento, sentivo che nella mia vita mancava qualcosa.
Mia madre da ragazzino mi diceva sempre: “Puoi avere una bacinella d’oro ma se poi gli devi buttare il sangue dentro, a cosa ti serve?”
Grazie al ricordo di quelle parole, presi una decisione drastica. Che cosa ne sapevano questi tedeschi della cucina napoletana? Avevano mai fatto un soutè di vongole? Avevano mai cucinato dei friarielli? La risposta era no. Allora perché mi sarei dovuto affidare a loro per decidere come cucinare le mie pietanze?
Il giorno dopo cominciò la mia spasmodica ricerca, l’unica cosa che mi avrebbe riportato la felicità sarebbero state le pentole di rame.
Alla fine ci riuscii e tornai a casa con il mio servizio di pentole in rame. Questa mia scelta divenne un dramma per mia moglie perché lei già immaginava come si sarebbe ridotta la cucina dopo che mi sarei messo all’opera con i miei nuovi gioielli.
Oggi nonostante la tecnologia continuo a cucinare con le mie pentole Napoletane e con mia moglie abbiamo raggiunto un compromesso: le avrei usate solo io e soltanto nelle occasioni speciali.
Sono fiero del loro lavoro e fiero di portare al petto quelle piccole macchie luccicanti che come piccole stelle riescono ad illuminare le mie opere culinarie.

 

Marco Manna