0%

Mother’s day

Scritto da - Pamela Sangiovanni il :


Attualità

Adv

mother

Da ragazza ero sicura che non sarei mai diventata madre. A parte lo scarso senso materno, che dicono dovrebbe essere un elemento “di serie” nelle donne, mi terrorizzavano i racconti sentiti da bambina delle – incaute – donne più grandi di me che non si rendevano conto che le mie orecchie forse erano un po’ troppo tenere per sentire parlare in termini così espliciti di contrazioni, lacerazioni, urla, sangue, dolore. Più che un lieto evento, un film alla Dario Argento. No, “sicuramente” avrei evitato di avere figli.
Quando, dopo un anno di matrimonio mi accorsi di essere incinta, improvvisamente cominciai a guardare con tenerezza le tutine da neonato nelle vetrine, e sparirono in nulla le paure, che avevano sempre accompagnato l’equazione che mi si era stampata dentro  “figlio=dolore” , lasciando il posto al desiderio di maternità.

Mi affezionai subito all’idea di diventare madre, e con altrettanta velocità dovetti abbandonare l’idea, perché la piccola vita si era già spenta prima che potessi arrivare a sentirne il battito con l’ecografia.

Una montagna russa emotiva durata all’incirca un mese e mezzo, che culminò in un raschiamento eseguito negli stessi corridoi dove circolavano pancioni di nove mesi che erano lì per gli ultimi esami.

In una sala venivano  asportati i residui di un bozzetto  di vita mal riuscito, da quella accanto si sentiva chiaramente il battito vitale di un esserino pronto a nascere.

Insomma, passati i tempi tecnici rimasi incinta della mia primogenita. Uno tra i periodi più belli della mia vita, denso di fantasie, immaginazione, speranze, paure. Paure più per la paura di non essere all’altezza nel ruolo di madre, che la paura del parto, forse latente, ma slittata tra le ultime fila.

Sono passati parecchi anni, e ancora ringrazio quell’esserino che volle trattenersi giusto il tempo necessario per sviluppare il mio embrionale senso materno.

La mia vita attuale è imperniata principalmente sulle mie figlie, che restano il mio principale motivo di orgoglio. Le trovo perfette così come sono, e non le cambierei in niente.

Oggi è la “festa della mamma”.

Se non erro l’ultima dell’anno di una serie di occasioni che mi suscitano l’orticaria (San valentino, Festa del papà, della donna..). Quindi, come vuole la tradizione, lavoretto a scuola, letterina, bimbetti insicuri in piedi su una sedia a recitare parole scritte da chissà chi, in cui molte madri si rispecchiano.
Ma leggetele attentamente, quelle letterine, quelle poesie: vi ritrovate davvero nelle descrizioni che vengono fatte?

“Grazie, mamma, per tutto  quello che fai per noi, che ci prepari la colazione, ci porti a scuola, ci fai trovare il pranzo pronto, la casa i vestiti puliti”.

Una frase del genere mi fa venire i brividi, ma di terrore.

Il messaggio che arriva alla bambina è “la mamma è una colf, ed è brava solo se fa brillare i vetri della cucina. Da grande, se farai tutto questo, sarai anche tu una brava madre”.

Quando ficco il naso nei libri e nei quaderni delle mie figlie mi sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo, letture e poesie mi evocano gli anni cinquanta: atmosfere patinate, colori pastello, banner pubblicitari raffiguranti vezzose donnine vestite in modo femminile ma castigato, recanti vassoi con pietanze fumanti preparate con le loro piccole  manine per il marito che rientra da lavoro. Il trionfo del maschilismo. L’apoteosi della menzogna, il tempio della famiglia da Mulino bianco.

 

“Mamma, grazie perché dedichi a noi la maggior parte del tuo tempo,

per averci dimostrato insieme a papà cos’è l’amore di coppia e cos’è la famiglia,

per aver mantenuto unita la famiglia anche quando tu e papà eravate in crisi,

per averci trasmesso valori come il rispetto delle regole, delle persone e dell’ambiente,

per averci insegnato che non esistono razze né abitudini sessuali da mettere al bando,

per cercare ogni giorno di farci ragionare con la nostra testa,

per averci spento la tv ed aperto un libro,

per esserti preoccupata più delle nostre emozioni, delle nostre paure, che del nostro stomaco pieno,

perché preferisci giocare con noi invece di pulire i vetri”.

Sarebbe molto più bello se i nostri figli ci parlassero così, non solo oggi, ma tutti i giorni.