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Napoli e il rischio vulcanico: tra Vesuvio e Campi Flegrei

Scritto da - Redazione il :


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Dalla pagina FB Rischio Vesuvio: informiamoci e attiviamoci di Giovanni Gugg e Clementina Sasso

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L’altro ieri, il 12 ottobre 2016, la Regione Campania e il Dipartimento della Protezione Civile hanno presentato alla stampa il “Piano di Evacuazione del Vesuvio” [1].
Poche settimane fa le stesse istituzioni hanno aggiornato il “Piano di Emergenza dei Campi Flegrei” [2], che stabilisce una “zona rossa” includente tutta l’area occidentale di Napoli e una “zona gialla” che arriva a lambire i quartieri più orientali del capoluogo, ovvero quelli interessati dal rischio vesuviano [3].
Come si può osservare dall’immagine allegata, abbiamo affiancato le perimetrazioni del rischio vulcanico di entrambi i complessi, Vesuvio e Campi Flegrei, così da far emergere due dati fondamentali: 1) il comune di Napoli è interamente interessato dal rischio vulcanico; 2) pressoché tutta la provincia è soggetta a tale minaccia.

Teniamo a sottolineare che le zone “rossa” e “gialla” si differenziano principalmente per due parametri: un fattore tempo (la “zona rossa” è quella più direttamente e immediatamente soggetta all’eruzione) e un fattore pericolosità (terremoti, flussi piroclastici e lave si abbattono con più violenza nelle immediate vicinanze del cratere) [4]. Entrambe le perimetrazioni, però, sono importanti e, anzi, nella “zona gialla” è molto alto il rischio crolli per l’accumulo di ceneri sui tetti delle abitazioni [5] (a titolo esemplificativo: nel 1944 i 26 morti dell’ultima eruzione vesuviana furono tutti fuori dall’attuale “zona rossa” [6]).

Come ha osservato l’urbanista Aldo Loris Rossi, la provincia di Napoli ha un’estensione quanto l’area all’interno del Grande Raccordo Anulare di Roma, con la particolarità che vi sono presenti ben due vulcani attivi [7]. Si tratta di un caso unico al mondo e, a nostro avviso, richiede risposte coraggiose e inedite, che vadano oltre l’organizzazione, per quanto importante, della fuga [8]: c’è da ripensare, cioè, il rapporto città-campagna, l’urbanizzazione (tra legale e illegale), le infrastrutture e la loro manutenzione, nonché la partecipazione, la sussidiarietà e la governance [9].

Su Napoli, poi, c’è da sfatare un’illusione, ovvero che non sia mai stata colpita da eruzioni. In realtà, strati di lava sono stati riscontrati in più punti del centro cittadino e, come ha mostrato Mario Tozzi in tv un anno fa, il rapporto tra Napoli e il Vesuvio ha una storia lunga almeno 2000 anni [10]. In ogni caso, gli Lloyd’s di Londra hanno anche calcolato quanto costerebbe a Napoli un’eruzione vulcanica: 1,08 miliardi di euro, ovvero il 15,48% della ricchezza cittadina [11]. Come è noto, prevenire i rischi avrebbe un impatto economico molto minore [12].

Stretta tra due vulcani, dunque, Napoli deve ripensarsi urgentemente alla luce di queste nuove mappe del rischio: la città è cresciuta in maniera disordinata durante il Novecento e, come ha scritto un mese fa Roberto Saviano, «nel capoluogo campano il 44% degli edifici è a rischio sisma» [13]. Le istituzioni cittadine (e metropolitane, ex provinciali) hanno ormai il dovere (burocratico, ma soprattutto etico) di prendere delle misure, di studiare delle soluzioni. Napoli, come ha rivelato Angelo Agrippa due giorni fa, non ha ancora un “Piano di Emergenza Comunale” (né per il rischio idrogeologico, né per quello sismico ed eruttivo, né per quasiasi altra minaccia) [14]. Il vicesindaco Raffaele Del Giudice ha replicato che il Piano sarà pronto «tra dieci giorni», ma il punto non è solo di rispettare una scadenza, bensì di costruire un sistema di protezione molto più articolato e lungimirante. Innanzitutto sarà necessario – ad opera della Regione o del Dipartimento di Protezione Civile – armonizzare e razionalizzare i singoli Piani di Emergenza Comunali, ma soprattutto sarà fondamentale avviare una gestione del territorio più ecocompatibile ed equa, nonché instaurare un continuo e costante dialogo con la popolazione: informarla, aggiornarla, ascoltarla, includerla.
La questione riguarda ogni livello istituzionale e al momento, al di là delle carte, cosa di tutto ciò sia in lavorazione o in programma non è dato sapere.
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[1] https://www.facebook.com/RischioVesuvio/photos/a.1457343894485503.1073741828.1457319394487953/1879946435558578/http://www.regione.campania.it/…/regioni-ppaa-tavolo-trasfe…http://www.aucelluzzo.it/presentazione-del-piano-regionale…/https://giogg.wordpress.com/…/presentazione-del-piano-di-e…/
[2] https://www.facebook.com/RischioVesuvio/photos/a.1457343894485503.1073741828.1457319394487953/1865423347010887/https://giogg.wordpress.com/…/aggiornato-il-piano-di-emerg…/
[3] http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_dossier.wp…
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Zona_rossa_del_Vesuvio
[5] https://giogg.wordpress.com/…/rischio-di-crolli-per-accumu…/
[6] http://www.ov.ingv.it/…/storia-eruttiva-del-vesuvio/eruzion…
[7] http://www.perlagrandenapoli.org/?p=10171
[8] http://www.labsus.org/…/per-non-essere-governati-dal-risch…/
[9] http://www.labsus.org/…/dopo-il-terremoto-ricostruire-le-c…/
[10] https://giogg.wordpress.com/…/mario-tozzi-e-i-duemila-anni…/
[11] https://giogg.wordpress.com/…/il-costo-economico-di-una-ca…/
[12] https://giogg.wordpress.com/…/il-costo-dei-disastri-natura…/
[13] http://espresso.repubblica.it/…/dio-non-voglia-che-accada-a…
[14] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/…/rischio-vesuvio…
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Credits: l’immagine è stata realizzata da Gaetano Magro (che ringraziamo)