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No, all’utero in affitto! (Riceviamo e pubblichiamo)

Scritto da - Redazione il :


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Abbiamo ricevuto questa lettera sulla nostra pagina FB, che esprime dissenso verso la pratica dell’utero in affitto.
Noi, ideatori di aucelluzzo.it abbiamo deciso fin dalla creazione del sito di pubblicare e dare spazio a tutte le opinioni, anche quelle contrarie alla nostra. Per correttezza, diciamo che noi siamo a favore delle unioni civili, delle adozioni alle coppie gay e siamo aperti ad una discussione sulla regolamentazione della pratica dell’utero in affitto.
All’interno della Redazione di aucelluzzo.it non tutti la pensano come noi e abbiamo opinioni discordanti su tutti o solo su alcuni dei punti elencati ma queste divergenze d’opinione non ci hanno mai impedito di avere confronti civili e mirati alla crescita personale nel rispetto dell’opinione altrui. Pubblichiamo quindi quest’articolo, dando naturalmente voce a chi volesse replicare.
Il Direttore, la Caporedattrice e il Webmaster.

Utero in affitto

LETTERA A TOBIA

Caro Tobia,
benvenuto in questo mondo sempre più malinconico e ripiegato sui propri egoismi. Porti il nome di un uomo santo, un personaggio della Bibbia che mostrò tanto coraggio nella propria vita e tanto rispetto per le donne e in particolare per la donna che prese per moglie. Spero che un giorno tu possa leggere la sua storia ed amare questo personaggio come io l’ho amato. Le sue qualità spero possano essere le tue, in un mondo dove sempre meno si trovano persone coraggiose (penso soprattutto al coraggio di andare controcorrente) e persone che abbiano a cuore la dignità delle donne e le rispettino sul serio e non solo a parole.
So che vivi con due uomini, uno molto giovane, l’altro di mezza età. Quello più giovane è tuo padre. È omosessuale (vuol dire che prova un desiderio di unirsi fisicamente a una persona del suo stesso sesso e nel caso specifico al signore di mezza età che gli vedi accanto) e ti vuole un gran bene. Il signore di mezza età non ti farà mancare mai nulla (è molto ricco) e ti vuol bene anche lui. Tua madre è una donna indonesiana. Sai, l’Indonesia è un Paese meraviglioso, molto lontano dall’Italia e con una cultura millenaria. Purtroppo è anche un Paese con molte contraddizioni, dove l’omosessualità è considerata una malattia mentale, ma l’utero in affitto (o maternità surrogata, come dicono più elegantemente gli ipocriti che hanno paura della verità come delle parole) è invece praticata liberamente. Un Paese con pochissimi ricchi, tipo Thohir, il presidente dell’Inter, e tantissimi poveri.
Non ho mai visto tua madre, ma sono sicuro che fosse bellissima, con i capelli lunghi e neri come Anggun. Credo anche che fosse molto povera e forse disperata.
Tuo padre e tua madre non si sono mai conosciuti. Sì, lo so, può sembrarti strano, ma vedi, caro Tobia, i bambini possono nascere da una notte d’amore ma anche in tanti altri modi che ora non sto qui a spiegarti. Tua madre ha dato il suo contributo fondamentale per farti nascere, mentre il signore di mezza età ha dato un bel po’ di soldi a tua madre e a quelli della clinica canadese (sì canadese), che ti han fatto nascere.
Quello che ti auguro, mio caro Tobia, è di avere una vita felice. Questo sopra ogni altra cosa. Ma vorrei augurarti anche altro. Spero, per esempio, che tuo padre ed il signore di mezza età possano provare per sempre un desiderio reciproco: questo li terrà uniti. Spero che continuino a volerti bene e a darti sempre il meglio mostrandosi quel che sono, senza mai indossare delle maschere. Spero che tu possa sempre amare e rispettare le donne, specialmente quelle povere e sole, e che mai, per niente al mondo, tu voglia sfruttare il loro corpo. Spero che tu ricerchi sempre la verità, perché, anche se potrà farti del male, solo la verità ci rende liberi. Spero che un giorno tu possa conoscere tua madre, quella donna bellissima, dai capelli neri come Anggun, che la crudeltà ed il cinismo che anche i padri e i benefattori di mezza età possono avere, ti hanno impedito sinora di vedere. Spero tu possa un giorno abbracciarla e restituirle tutto quello che questo mondo disumano le ha rubato.
Buona vita, Tobia.

Gianluca D’Aniello