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Che peccato, Pino Daniele nemmeno c’è più

Scritto da - Antonio Di Rosa il :


Musica

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Pino_DanieleUn fondo bianco con un disegno di un ragazzino che ti guarda e ti porge un pugno di terra.
Gente come me compra le cose anche in base a ciò che vede.
Ma non è questo il caso.
Quest’album lo comprai all’inizio degli anni 90.
In cassetta.
Dopo aver ascoltato un’altra cassetta in cui mio cugino cantava, accompagnato da mia cugina alla chitarra.
La canzone mi emozionò.
“Napul’è” era bellissima.
Anche con la voce di mio cugino faceva la sua porca figura.
Un pò di tempo dopo fregai i soldi a mia madre e andai a comprare “Terra mia”.
Dovrebbero fare una legge speciale ed obbligare tutti gli abitanti da Roma in giù a possederne una copia.
La copertina non ha niente a che vedere con le copertine degli anni 70.
E nemmeno la musica.
È musica arrabbiata, calda.
È musica sincera.
La cassetta, nel tempo, è stata sostituita dal cd.
Ogni tanto lo recupero e lo metto in macchina: l’unico luogo dove poter ascoltare musica in grazia di Dio.
Oggi è stato uno di quei giorni.
Rapito da quella copertina drammatica, ho messo il cd ed è partito.
Insieme ai miei pensieri.
Ho pensato che quell’album ha la mia stessa età.
E questo m’ha depresso.
Ma non è per l’età.
È per il tempo.
Se copertina e musica sono così poco, anzi niente, anni 70 mi sono reso conto che c’è qualcosa rimasto ancorato a quel periodo.
Sono i temi.
Pensavo che sono passati 37 anni e niente è cambiato.
Si sono avvicendati sindaci, assessori e politicanti vari ma la “tazzulella è cafè” sta sempre al suo posto: sul bancone del bar al servizio del signorotto, mentre gli altri buttano il sangue.
Nel 77 di Pino Daniele, Pulcinella si toglie la maschera, cerca la pace ma pensa alla guerra.
Anche oggi “Pullecenella” non è più quello che fa sorridere.
Guarda gli altri senza ridere.
Non ride nemmeno più dei suoi problemi.
La sua terra non è più nemmeno quella delimitata da Caserta, Benevento, Avellino e Salerno.
Oggi c’è internet che ci mostra la realtà.
E la terra di Pullecenella è il mondo.
Un Pulcinella depresso con l’iphone.
Un Pulcinella che sa che “Napul’è ‘na carta sporca e nisciuno se n’importa” non vale più solo per Napoli.
È il mondo che è diventato una carta sporca.
E nessuno se ne importa.
Nel 77 come oggi c’è bisogno di “Libertà”.
I palazzi sono sempre scuri.
Nemmeno una imbiancata alle facciate.
E il sognatore ingenuo cammina per strada e parla di libertà.
E parla, parla.
Mentre gli altri prendono il caffè.
Mentre il vecchietto pensa a Maria.
Mentre Fortunato continua a gridare per tirare avanti un altro giorno.
Che peccato.
Sono passati 38 anni e niente è cambiato.
Pino Daniele nemmeno c’è più, passato a miglior vita da sessantenne ricco che scriveva d’amore e di rabbia.
Lo abbiamo criticato per essere diventato uno che non raccontava più la rabbia della sua terra ma non ci siamo accorti che sono passati 38 anni da “Terra Mia” e la nostra terra non è cambiata.
Siamo proprio come Pullecenella: siamo cambiati per non accorgerci del cambiamento.