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Protezione incivile (Napoli)

Scritto da - Antonio Ciccotti il :


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protezione incivile

Sede Protezione Civile

Il tempo passa velocemente. Credo si trattasse del 1986, quando la mia famiglia insieme a quella dei miei nonni (ed altre persone che abitavano in quel tranquillo e tipico vicolo napoletano) fu espropriata delle abitazioni in via quarta traversa Santa Croce, una traversa di via Cupa Principe a Napoli, zona Poggioreale/San Pietro a Patierno. Quei terreni dovevano diventare di utilizzo pubblico a causa del terremoto del 1980; infatti in tutta Napoli e provincia furono costruite case popolari, scuole ed altre tipologie di edifici di utilizzo pubblico grazie ai soldi della cosiddetta “ricostruzione”.
Io e la mia famiglia ci salvammo per puro caso da quel terremoto. Dovevamo infatti andare ad una festa per il battesimo del figlio di un cugino di mia madre nel palazzo che, il 23 novembre del 1980, cadde a via Stadera, facendo decine e decine di morti (unico palazzo crollato a Napoli città) ma, fortunatamente, un paio di giorni prima ci arrivò la notizia dello spostamento della festa alla sagrestia di una chiesetta nella zona industriale verso Gianturco. Alle volte basta una parola per salvarti la vita e cambiare il tuo destino.
E fu così che dopo l’esproprio andammo via da quel vicolo e lasciammo la nostra casa indipendente su due piani con doppio giardino annesso, dove c’era uno splendido noce secolare, adiacente ad una carinissima chiesetta antica. Lasciammo i terrazzi dove il nonno passava un po’ di tempo, un lauro, una pianta di limone e tutti i ricordi della mia infanzia per fare spazio alla struttura che doveva ospitare anche la futura protezione civile. Quella stessa struttura, nel corso degli anni, pur avendo al suo interno decine di operatori e impiegati pagati con i soldi presi dalle nostre tasche, non è stata da loro difesa dal degrado e dalla distruzione che oggi la attanaglia in maniera ormai irreversibile.
Le stesse istituzioni, Comune e Municipalità, in questi anni hanno lasciato che quella struttura andasse in rovina. Ripeto: struttura costruita con soldi pubblici, soldi nostri e che avrebbe potuto ospitare, visto gli innumerevoli spazi interni, tante camere ed una sorta di teatro che potevano essere affidati ad associazioni o alla cittadinanza attiva ed impedire lo sfascio che oggi è sotto gli occhi di tutti. Se solo ci fosse stata volontà politica.
Naturalmente dopo tanti anni, ora che mancano pochi mesi alle elezioni comunali a Napoli, che si avranno nella primavera del 2016, forse qualcosa si sta muovendo e sembra siano stati stanziati dei soldi (altri soldi nostri) per riqualificare la struttura.
Il punto è capire una volta riqualificata, chi sorveglierà affinché in pochi anni non si ricada (volutamente) nello stesso attuale squallore e degrado?
Il secondo punto è: cosa si vuole fare di questa grande struttura oltre che ospitare la protezione civile?
Sarebbe giusto da parte delle istituzioni coinvolgere i cittadini, renderli partecipi, acquisire idee e progetti (che ci sono) e non operare come sempre hanno fatto in questi anni sottobanco per poi sperperare solo denaro pubblico, continuando a degradare intere zone, abbandonandole a se stesse. Tutto questo finora ha solo portare a mettere in ginocchio il commercio della zona che avrebbe potuto anche avere dei vantaggi da una struttura viva, ben tenuta e piena di attività sociali e non vandalizzata.
Non mollerò facilmente la presa, non ho fatto “abbattere” i ricordi della mia infanzia per dare spazio al nulla. Non permetterò ancora altre speculazioni da chi avrebbe dovuto e ora dovrebbe proteggerci dal degrado, perché quella zona oggi più che la sede della protezione civile sembra essere quella della “protezione incivile”.