0%

Quel ramo del lago del Pianillo a cui tendevi la pargoletta mano

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


Adv

“Quel ramo del lago del Pianillo che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte.”

Chiedo umilmente perdono al maestro Manzoni, per essermi appropriato delle sue parole.

Nemmeno uno dei più grandi letterati italiani come lui, avrebbe parole per lo scempio, che qui vi descrivo. Infatti il lago di Como nel suo romanzo, era un luogo, che con la sua naturale bellezza, esprimeva quell’equilibrio tra uomo e natura, ormai lontano dai nostri ideali, un sogno, un paradiso da godere e da meditare.

Ebbene, anche noi abitanti di san Giuseppe Vesuviano nella Provincia di Napoli abbiamo un lago dove la “natura si è fusa con l’uomo” un luogo dove fermarsi, magari su una sponda, per meditare , meditare fino a quando, dall’emozione, gli occhi non ti si riempiono di lacrime e della vista, ne resta un immagine sfocata , mentre resta alta, la percezione dell’olfatto e il suono sordo dell’acqua.

Ed ecco a voi il lago del del mio paese, contrario nell’essenza a quello descritto dal grande Maestro Manzoni.

DSCF2286DSCF2285DSCF2287

Questo che voi vedete non è altro che un invaso riempito di acque fognarie, putride e stagnanti, una bomba ecologica che in decenni ha permeato i terreni e le falde sottostanti provocando un danno che difficilmente potrà essere bonificato.

Non è stato costruito negli ultimi anni, esso risale al 700, al tempo dei Borbone, del Regno delle Due Sicilie, della Campania Felix. Quel tempo in cui queste terre vulcaniche erano un paradiso, un tempo in cui i pochi abitanti di questi luoghi vivevano di questa natura e bellezza. In realtà il lago era un antica vasca borbonica, un’opera di ingegneria idraulica, costruita insieme ad una rete di canali (Regi Lagni) per convogliare le acque piovane del monte Somma e del Vulcano a valle, collegarle ai canali e alle sorgenti dei monti Lattari e Picentini per poi confluire nel fiume Sarno. I canali erano stati costruiti per irrigare i campi e alimentare mulini per la lavorazione del grano, mentre i lagni e le vasche, come quella in oggetto avevano la funzione, nelle alluvioni, di convogliare e dominare la forza distruttrice dell’acqua, durante la corsa a valle.  Non ho foto da mostrare per raffigurare lo splendore, di quei terreni coltivati e dei canali dove scorreva acqua potabile, solo i racconti delle persone anziane che hanno vissuto quei luoghi.

La vasca o il lago, all’epoca era collegata ad un fiume poco distante, il CANALE CONTE DI SARNO. Esso attraversava il territorio di Poggiomarino, provenendo dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino a sfociare a Torre Annunziata. Fu proprio la presenza di questo fiume che costituiva una ricchezza per i territori a far nascere la città di Poggiomarino.

Nel tempo queste opere, vasche e canali, con l’urbanizzazione incontrollata, invece di essere preservate come una ricchezza per l’agricoltura, lo sviluppo e la sicurezza idrogeologica dei territori, sono state usate come delle fogne, finchè il martirio continuo nel tempo non le ha trasformate in veri e propri scempi ecologico-ambientali. La vasca al Pianillo (nome della località in cui si trova) ne è una testimonianza, come anche il canale Conte di Sarno che oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare; infatti è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per lunghi tratti è stato “coperto”, non per salvaguardarlo ma per “coprire” lo stato vergognoso in cui si trovava; fino a chiuderlo definitivamente, togliendo la possibilità alla vasca di far defluire le acque in caso di alluvione e quindi, facendogli perdere la funzione idrogeologica per cui era stata costruita.

Se il costruttore del canale chiuso, Muzio Tuttavilla, conte di Sarno, quattrocento anni fa, avesse potuto prevedere tutto ciò, sicuramente avrebbe destinato ad altre imprese il suo tempo e le sue finanze.

I responsabili di tale nefandezza sono state unicamente le Amministrazioni dei Comuni di Poggiomarino e San Giuseppe Vesuviano che si sono susseguite negli anni, mai hanno capito la ricchezza e la sicurezza idrogeologica che queste opere avrebbero potuto dare alle terre, rendendole fertili, prospere e sicure. Al contrario accecati dal bieco desiderio di potere e dominio sulla popolazione, hanno permesso che tali opere fossero violentate da scarichi illegali, fino a collegarle alle reti fognarie comunali. Reti fognarie, che per ironia della sorte sono state costruite e rese abusivamente funzionanti, senza avere un recapito finale nella rete Regionale. Nella foto qui sotto, si può ammirare il canale fognario che immette liquami nella vasca al Pianillo, di certo per dimensioni e struttura non assimilabile ad uno scarico abusivo realizzato di nascosto.

20150804_10545020150804_105639 copia

La tragedia non finisce qui, la vasca da decine di anni è già colma di liquami ma continua ad essere alimentata ed infatti a valle tramite una bocca a sfioro tracima in modo perpetuo anche quando non piove. I liquami attraverso un tratto fognario vengono confluiti al di là della Strada Provinciale 64 in quel che resta del canale del Conte Sarno, ormai chiuso e coperto. Da quest’ultimo fuoriescono, creando un torrente e delle paludi nelle campagne del Comune di Poggiomarino estese fino al Comune di Striano, vedi i video :

Un fiume e una palude

Le paludi dietro la vasca

Si puon ben immaginare il danno, oltre alla permeazione della Vasca anche vaste aree coltivate sono inondate di liquami formando delle vere e proprie paludi putrescenti.

Quando piove e la portata della fogna aumenta, sulla Provinciale 64 accade questo :

20140124_122055  20140124_121856

Altri campi limitrofi alla vasca e lungo la strada che conduce al comune di Striano vengono inondati, campi sui quali in primavera si raccolgono nocciole e ortaggi.

Ad oggi questo scempio, denunciato dai meetup di san Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, è oggetto di una recente indagine della Polizia Giudiziaria della Capitaneria di Porto di Castellammare e si concretizza in un reato ambientale, ma ancor peggio, rappresenta un rischio concreto per lo sviluppo di  epidemie infettive alle popolazioni dei comuni investiti.

Essendo queste opere di competenza Demaniale e quindi Regionale ma di responsabilità Comunali, si continua a tutt’oggi a palleggiare il problema, che come ben si vede ha assunto proporzioni gigantesche.

Ancor più, noi cittadini, speravamo che queste bonifiche rientrassero nel Grande Progetto Del Fiume Sarno, ormai in gran parte avviato, ma l’amara constatazione che nei capitoli di spesa le vasche non ci sono.

E allora non ci resta che pregare, sperare che quelle acque siano solo scolo di fogna, e non contengano sostanze e rifiuti speciali tossici e cancerogeni,  smaltiti abusivamente nel lago ed entrati nella catena alimentare.

Continueremo a lottare in Regione facendo leva sui rischi e le responsabilità, affinché queste aree una volta bonificate ritornino ad essere una ricchezza per i territori.