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Ritagli d’autore 3 (San Giuseppe Vesuviano)

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


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Riprende il viaggio nel vesuviano alla ricerca dei ritagli d’autore. Anche oggi vi mostreremo, tra le bellezze e le campagne del vesuviano, altri luoghi impreziositi dagli ormai famigerati ritagli. Negli articoli precedenti abbiamo cominciato il nostro cammino dalle pinete sugli altipiani delle falde del vesuvio (Ritagli d’autore 1 in località Cafurchio, Terzigno), poi siamo scesi verso la strada statale panoramica del vesuvio , (Ritagli d’autore 2 Terzigno). Ora ci troviamo alla periferia di San Giuseppe Vesuviano in località Piano del Principe. Ridente e fertile zona periferica di San Giuseppe , tra nocelleti e frutteti, chiamata così perchè un tempo era un antica Masseria estesa su molti ettari di terreno, di cui il Proprietario il Principe de’ Medici di Ottajano.

A questo punto mi sembra doveroso aprire una breve parentesi storica : la famiglia Medici di Ottaviano (già Ottaiano o Ottajano) è uno dei rami della dinastia medicea di Firenze; insieme con i marchesi Medici-Tornaquinci, sono l’unico stipite del casato ancora esistente, e anche quello più prossimo al ramo granducale ormai estinto. Il capostipite fu Ottaviano de’ Medici, discendente da un lontano cugino di Cosimo de’ Medici detto il Vecchio (nonno di Lorenzo il Magnifico). Ottaviano fu sposato a BartolomeaGiorgio_vasari,_ritratto_di_bernardetto_de'_medici Giugni, dalla quale ebbe Bernardetto e Costanza. Fu proprio Bernardetto ad acquistare dai Gonzaga di Molfetta nel 1567 il vasto e importante feudo di Ottaiano (presso Napoli) divenendo così membro della nobiltà napoletana. Nel corso dei secoli seguenti il ramo mediceo partenopeo raggiunse una posizione di primo piano all’interno dell’aristocrazia delle Due Sicilie, e il suo salotto un’istituzione della mondanità partenopea. Il ramo è tuttora esistente; Giovanni Battista reclama per sé il titolo di 14º Principe di Ottajano e quello di 11º Duca di Sarno. Alla morte di Giovanni Battista avvenuta nel mese di febbraio 2015 i titoli dinastici passano a suo figlio primogenito Giuliano che pertanto assume il titolo di 15º Principe di Ottajano e quello di 12º Duca di Sarno. In quei luoghi, intorno alla metà del settecento, le campagne fertilissime erano in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare degli abitanti del luogo ed oltre.

Ma ritorniamo all’attualità, ai nostri luoghi, le campagne ci sono ancora e la masseria nel tempo è stata frazionata in piccoli lotti di proprietà, accessibili da stradine interpoderali e comunali. Proprio percorrendo queste strade e per la precisione via Muscettoli, ci imbattiamo nei primi cumuli di ritagli, anch’essi ormai storia contemporanea di questi luoghi, come si vede nelle foto.

20151130_16195120151130_161930 Percorrendo la strada ci si rende conto che essa è abitualmente utilizzata come una discarica, infatti oltre ai ritagli, sono presenti anche altri rifiuti civili e incivili speciali tra cui l’amianto. Incrociamo anche un auto dei Vigili Urbani venuta anch’essa a verificare lo scempio, che a giudicare dalla consistenza dei sacchi sembrerebbe essersi consumato da poco. Nel frattempo, nel silenzio innocente della campagna contempliamo che i ritagli d’auto20151130_162210re s20151130_162259ono sparsi un po dapertutto sulla sede stradale e sono diventati un tutt’uno con la terra battuta.

Curiosi ed infelici, continuiamo a percorrere la strada verso il confine con Terzigno. Lo scenario è inquietante vi sono sacchi sparsi sia lungo la strada che nelle proprietà private, fino ad incrociare la strada statale 268 su un cavalcavia. Qui il degrado è veramente spaventoso, un cumulo enorme di ritagli ostruisce il sottopasso lasciando appena pochi metri per il passaggio dei veicoli e piu avanti ancora decine e decine di sacchi neri pieni di stoffe accantonati al ciglio della strada .

20151130_163235 20151130_163053Una vera e propria discarica pronta ad incendiarsi per opera di qualche bontempone, convinto che nella termovalorizzazione di tali rifiuti possa trovarsi la soluzione dello smaltimento. Un pericolo per tutti, sopratutto in considerazione che i fumi sprigionati in un incendio, in tale zona pianeggiante, per effetto dell’umidità e della temperatura stagionale resterebbero al suolo fino ad essere assorbiti sia dalle piante che dal terreno, lasciando quel gradevole senso di diossina sulla vegetazione e sui frutti.

Questi luoghi che vi abbiamo mostrato erano tutti videosorvegliati con telecamere che non esistono più, restano solo i pali , oltre alle barriere che consentono l’accesso ai proprietari terrieri all’inizio e alla fine delle strade, anchesse distrutte e non più funzionanti.

Abbiamo visto il contenuto dei sacchi per cercare di capire la provenienza, in alcuni sempre i soliti indizi, le vaschette di cibo adoperate nelle fabbriche dei cinesi , pannolini da bambini ed altri rifiuti tipici delle fabbrichette fantasma.

Viene sempre da chiedersi la stessa domanda : ma è possibile non riuscire a controllare questi territori ? come si fà a rubare una telecamera in funzione senza farsi scoprire ? Perchè le attività di vigilanza sui territori ed in particolare nelle attività artigianali dei tessuti non vengono continuamente effettuate per la verifica sul corretto smaltimento dei residui di lavorazione ? Del resto negli articoli precedenti si è già parlato sulle possibilità di raccolta e riciclo di tali rifiuti, e come sempre le Amministrazioni locali sembrano non voler recepire questa problematica lasciando solo spazio alla repressione, senza fornire alcuno strumento all’industria tessile , ormai realtà industriale di questi luoghi.