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Sala d’attesa

Scritto da - Pietro De Filippis il :


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manichino Sala d’attesa… questo è il cartello che leggo da un po’, con lei c’è mio fratello meglio così è medico e ne capisce di più…
Lei sente fitte all’addome e non riesce a respirare, non è ancora il momento sono 29 settimane e non è ancora il momento, il ginecologo ci ha detto che dovrà partorire per il 21 Marzo.
È già mezz’ora che la sballottano da un reparto all’altro, ecografia, elettrocardiogramma, prelievi… ma il dolore non accenna a fermarsi.
La bimba sta bene, agitata ma sta bene, alla mamma gli fanno una flebo di Tachipirina per combattere l’infiammazione che causa il dolore forte.
La dottoressa del pronto soccorso la dimette consigliandogli un po’ di riposo… sì riposo, bella parola, ma ce lo possiamo permettere?
Con una sartoria e due bimbe da portare avanti è una parola, come si può.
Il pigione del negozio non riposa, le bollette non riposano, le varie spese del negozio non riposano, l’INPS e le tasse non riposano…
Beh, se fosse una dipendente statale o comunale, se fosse una dipendente il problema non ci sfiorerebbe manco un po’, bastava farsi certificare dal medico curante la GRAVIDANZA A RISCHIO come fanno tutte ed il gioco era fatto, ma lei no non può farlo, lei deve lavorare ugualmente.
Lo stato se ne fotte… se ne fotte che per questo potrebbe perdere la bambina, se ne fotte che non potrà pagare l’INPS, se ne fotte che non potrà pagare le tasse e se ne fotte che non potrà pagare il pigione del negozio… visto che deve restare chiuso per un po’ di tempo, se ne fotte che per questo perderà dei clienti, beh se ne fotte…