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Scuola – Programmazione Disciplinare

Scritto da - Gennaro Sorrentino il :


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Foto di Pamela Sangiovanni

Foto di Pamela Sangiovanni

In questo periodo in tutte le scuole si stanno svolgendo i primi consigli di classe, ovvero le prime riunioni tra tutti i docenti di una classe per stilare la Programmazione Didattica sia di Classe che per Disciplina.

Ai non addetti ai lavori potrebbe sembrare che novembre sia tardi per programmare l’intervento in classe ed invece non è così. Il primo punto della programmazione è proprio l’analisi dei livelli di partenza della classe. Prima di progettare l’intervento didattico il docente affronta un primo periodo di osservazione, durante il quale, attraverso anche dei test d’ingresso, si rende conto dei livelli di partenza degli alunni, delle loro lacune, dell’eventuale mancanza dei prerequisiti necessari per affrontare il percorso disciplinare.

Una qualsiasi programmazione ha diversi punti da sviluppare, qui di seguito vi riporto quali sono (almeno nella maggioranza dei casi, potrebbero esserci piccole variazioni)

 

 

  1. Analisi della situazione di partenza
  2. Obiettivi cognitivi generali
  3. Competenze
  4. Contenuti del programma
  5. Metodologie
  6. Strumenti didattici
  7. Modalità di valutazione e recupero
  8. Competenze trasversali di cittadinanza

Diciamo che in generale, dopo la parte fondamentale dell’osservazione e quindi quella nella quale si determinano i livelli di partenza della classe, la programmazione si divide in due grandi aree: quelle del fine e quella del mezzo, ovvero si individuano gli obiettivi, cosa si vuole che gli studenti sviluppino, e si identificano i modi, il mezzo, per raggiungere il fine prescelto.

Le aree metodologie e strumenti didattici, ovviamente determinano il mezzo, cosa il docente utilizza per raggiungere gli obiettivi. Queste sono di diverso tipo e di natura abbastanza tecnica, non saranno trattati in questo articolo.

L’area modalità di valutazione e di recupero, serve a determinare i metodi per la verifica dell’apprendimento. Tutti i compiti e le interrogazioni orali, servono non tanto a giudicare l’alunno, sono invece necessari a verificare il suo grado di apprendimento ed eventualmente pianificare una fase di recupero.

La maggior parte delle aree in cui la programmazione viene suddivisa verte sulle competenze e solo in maniera esigua sui contenuti. La nuova didattica infatti ha interesse a sviluppare le competenze dello studente, futuro cittadino (punto 8), sempre meno visto come un contenitore da riempire con contenuti (visione obsoleta, oramai abbandonata da molti docenti).

Ma perché si passa alle competenze, e cosa sono? Prima di poter rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e capire come vengono definite conoscenze ed abilità, e quindi poi le competenze. Le conoscenze, sono i contenuti, tutte le regole che si imparano in matematica, oppure le leggi di diritto, o anche le formule di fisica. Quindi qualsiasi contenuto viene chiamato conoscenza. L’abilità invece rappresenta l’utilizzo della conoscenza in contesti didattici. Ad esempio se imparo la tal formula di matematica e riesco ad applicarla in un esercizio assegnato per casa dal docente. Se riesco a portare a termine l’esercizio sviluppo un’abilità, in questo esempio matematica. La competenza invece è qualcosa di più complessa ed articolata. Sviluppare una competenza vuol dire riuscire ad applicare le proprie abilità in contesti reali, in situazioni di vita, e quindi significa affrontare la propria cittadinanza con strumenti molto profondi, che affondano le loro radici nelle conoscenze. Il bravo docente infatti, per capire le lo studente ha sviluppato una competenza, svolge l’attività al di fuori della classe, in progetti legati ad attività sul territorio (cosa non sempre semplice e fattibile).

Lavorare per competenze rappresenta quindi l’obiettivo del docente, ma capirete bene che sviluppare le competenze in un piccolo cittadino, non risulta essere cosa facile.

Lo so questa volta forse vi ho tediati oltremodo, ma era necessario per farvi arrivare una minima parte del lavoro che precede l’entrata in classe del docente, e quanto in realtà ci sia dietro ogni lezione, che da oggi chiameremo intervento didattico.