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Seconda risposta all’articolo “No, all’utero in affitto!” (Riceviamo e pubblichiamo)

Scritto da - Redazione il :


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Utero in affittoCaro Tobia, benvenuto in questo mondo sempre più malinconico e ripiegato sui propri pregiudizi. Hai un nome meraviglioso e non perché uguale a quello di un probabile personaggio descritto nella bibbia, forse vissuto realmente o forse no, ma perché è il nome che i tuoi genitori, quelli che ti amano e ti ameranno sempre, hanno scelto per te. So che vivi con due papà, e la loro età poco ci interessa. Uno è il tuo papà biologico. È omosessuale (vuol dire che prova un desiderio di unirsi fisicamente e amare a una persona del suo stesso sesso) e ti vuole un gran bene. L’altro è il tuo papà adottivo, anch’egli omosessuale. La donna che invece per nove mesi ti ha portato in grembo è una donna indonesiana. “Sai, l’Indonesia è un Paese meraviglioso, molto lontano dall’Italia e con una cultura millenaria. Purtroppo è anche un Paese con molte contraddizioni, dove l’omosessualità è considerata una malattia mentale, ma l’utero in affitto è invece praticato liberamente. Un Paese con pochissimi ricchi, tipo Thohir, il presidente dell’Inter, e tantissimi poveri.” Per fortuna la tua mamma biologica non vive in Indonesia ma negli Stati Uniti, è una donna benestante che, consapevolmente, ha scelto di mettere a disposizione il proprio corpo per dare un figlio a due persone che si amano. Sai, nella vita ciò che conta non è chi ti ha messo al mondo ma chi si occuperà di te con amore e dedizione. Vedi, caro Tobia, i bambini possono nascere da una notte d’amore ma anche in tanti altri modi che ora non sto qui a spiegarti, ma sappi che tu, a differenza di tantissimi bambini, sei nato dall’amore tra due persone e questa è la fortuna più grande che un bambino possa avere. Tua madre ha dato il suo contributo fondamentale per farti nascere in California, dove ti assicuro, al contrario di quanto viene detto da certa gente poco informata e infarcita di bigottismo, nessuna donna è sfruttata. In California una donna per poter dare in affitto il proprio utero deve già essere ricca. Purtroppo i pregiudizi, duri a morire te lo assicuro, vietano a chi li ha anche di informarsi, dunque ti diranno che tua madre era una povera donna disperata e sfruttata da quei mostri dei tuoi due papà. Ma stai tranquillo, in Italia ci sono tantissimi bambini come te nati da madre surrogata, figli di coppie etero, non sei un’eccezione, il problema non è come sei nato ma l’omosessualità dei tuoi genitori che in Italia come in Indonesia viene ancora considerata da alcuni ignoranti una malattia nonostante la scienza dica tutt’altro. Quello che ti auguro, mio caro Tobia, è di avere una vita felice. Questo sopra ogni altra cosa. Ma vorrei augurarti anche altro. Spero, per esempio, che il tuo sorriso non debba mai spegnersi perché qualcuno si prederà la briga di venirti a dire cosa è naturale e cosa no, o perché qualcuno verrà ad additarti come “poverino” o “vittima di qualcosa,” tu sei speciale esattamente come gli altri bimbi, che siano essi nati da una notte d’amore tra un uomo ed una donna o nati dall’amore, qualsiasi forma esso assuma. Spero che avrai la forza di affrontare la valanga di bigottismo e falso perbenismo all’italiana che ti è già piombata addosso. Spero che tu possa sempre amare e rispettare tutti indistintamente, senza mai sentirti in dovere di giudicare il prossimo. Spero che un giorno tu possa vivere in un paese dove non ci saranno più persone che hanno la presunzione di scriverti una letterina che punti il dito verso i tuoi due papà o la donna che per nove mesi ti ha portato in grembo. Diceva Albert Einstein “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” e tu purtroppo hai avuto la sfortuna di ritrovarti in un paese dove il fascismo ecclesiastico fa leva sull’ignoranza e sulla scarsa sensibilità di una platea, quella italica, che un giorno vuole affogare tutti i bambini che arrivano sui dei barconi da quei paesi dove c’è la guerra e la fame, mentre quello dopo prova pietà per la tua mamma, e solo per la sua nazionalità “se è indonesiana deve essere per forza povera e disperata” ed ecco cos’è un pregiudizio. Buona vita libera dai pregiudizi, Tobia.

Erminia Orassi