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Sgarrupo Vesuviano (Vademecum in caso d’eruzione) – Prologo

Scritto da - Biagio Fioretti il :


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Il mio ritorno a Torre mi ha dato la voglia di scrivere questo Vademecum Vesuviano. Un agile manualetto tascabile, in forma romanzata, ma con fondamenti reali e scientifici, circa le variazioni morfologiche, marine e ambientali, in senso lato, che il popolo vesuviano dovrebbe sapere, conoscere e tenere d’occhio, nel caso in cui, l’amato Vesuvio, decidesse di fare il suo mestiere di vulcano.
Piccole dritte se volete, che prescindono da piani di evacuazione, possibili, necessari o solo immaginati. Un modo per informare i vesuviani e di renderli consapevoli.

BiagioFioretti, geologo.

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Fu di maggio, non d’agosto, come l’altra volta.
Matteo uscì all’alba, nel cortile della masseria al Vesuvio. Buttò il secchio nel pozzo, come tutte le mattine, per radersi il viso. Il suono metallico ruppe il silenzio d’improvviso. S’affacciò nel buco rivestito a pietra. Non c’era acqua, solo melma sul fondo e qualche rana.
La notte sembrava la stessa di sempre. I primi caldi d’una estate impellente, facevano dormire con le finestre aperte. Guardò l’orologio della Marina Militare che portava sempre al polso. Le tre del mattino. Si alzò, preso da un bisogno impellente. Guardò nella stanza dei bambini. Dormivano al sicuro.
Uscì sul balcone. Fu allora che accadde. Uno stormo di gabbiani in volo sbattè contro vetri e palazzi. Si schiantavano feriti o periti, in un garrire che feriva la notte. Poi un volo di rondoni impazzito, disegnò scie e nuvole di nero in aria e non si posò per tutta la giornata.
Tatore faticava ad alzarsi, ma doveva. Catiello lo aspettava già a bordo della cianciola, giù al porto. Uscivano all’alba per la pesca. Alici, se fosse andata bene. Arrivò coi capelli arruffati e sul molo trovò Catiello con Tatonno ‘o scugnato e Ferdinando ‘a sciabbola che discutevano animatamente.
-Ma che rè nisciune rorme a stu paese?
-Tatò ma nu vvire ch’è succiesso? e gli indicò il molo.
-Uh! Maronna ra Neve beneretta. Il molo era salito di almeno due metri e la cianciola stava sotto, a pelo d’acqua. Ci voleva la scala a scendere, per salire a bordo.
Al pronto soccorso del nosocomio di Boscotrecase, alle nove della stessa mattina fu portato Aniello Treacchiammà. La moglie Caterina lo aveva trovato giù in cantina, svenuto col cane Bobbino, steso di fianco.
-Dottò è muorte? Facite coccose. Po’ piglià me so mise ‘nu fazzulette ‘ncopp’a vocche. Ll’abbasce, ind’a catina c’è stà ‘a mufeta, nu’ se respira.
Il telegiornale parlò ancora del Festival di Cannes e di morti uccisi a Miano. Nessunò pensò di dare la notizia.
Nessuno si azzardò a dire qualche cosa.

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