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Sgarrupo Vesuviano (Vademecum in caso d’eruzione) – Quinto Giorno

Scritto da - Biagio Fioretti il :


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12190890_1694808894085725_5177138654539555814_nQUINTO GIORNO – Potete leggere il Quarto giorno Cliccando Qui

– Franco devi reagire, scuoterti. Non puoi rassegnarti come se fosse ineluttabile che perisca tanta popolazione inerme. Sei uno scienziato, hai il dovere di trovare una soluzione. Abbiamo da salvare vite, quelle di tutti, e tutte quelle possibili. Pure le nostre, quelle dei nostri figli. Siamo votati a questa missione. L’abbiamo scelta.
– Giovanni farò come Plinio il Giovane. Farò la cronaca scientifica di questa distruzione. Non posso fare che questo e, se tu vuoi, puoi restare con me.
– Mi spiace Franco. Preferisco perire come fece Plinio il Vecchio: tentando di portare soccorso alla popolazione. Ti saluto.
Mi mancava l’aria. Uscii di corsa e mi fermai sul ciglio della strada. Vomitai, rabbia e i due caffè che avevo preso nell’intera giornata. Alzai lo sguardo. Tutto sembrava naturale e sereno da questa parte di Napoli. Niente presagiva nulla.
Tornai in auto a Torre.
Volevo avere solo il tempo di pensare a cosa fare, a come muovermi. Le Autorità probabilmente, erano state le prima a mettersi al sicuro, come sempre quando la nave affonda. Si poteva contare solo sulla capacità di organizzarsi in un qualche modo, mettendo da parte l’istinto di sopraffazione che sempre accompagna quell’altro istinto, tenace, assoluto, pervicace: quello della sopravvivenza.
Decisi di recarmi nella sede della TV locale. Avrei lanciato appelli, chiarito la situazione, dato consigli per evacuare senza intasare e rimanere tutti imbottigliati.
Al casello di Portici l’autostrada era già tutta bloccata. Chiesi lumi al casellante. Mi disse che da Torre si erano riversati tutti e contemporaneamente, sulla corsia sud, verso Salerno.
-E’ successo qualcosa. La gente ha capito e sta fuggendo. Nel peggiore dei modi possibili, pensai.
Lasciai l’auto in una piazzola di servizio. M’incamminai a piedi, tra doppie e triple file di auto in sosta sulla corsia. Tutte a motore spento. Tutti a chiedersi o ad imprecare.
Mi sentii perso. Incapace perfino di ragionare sul da farsi. Seguivo i miei passi, sperando succedesse qualcosa di illuminante. E che non fosse una colonna eruttiva.
Mi ritrovai a pregare.