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Solofrana: the river

Scritto da - Ferdinando Catapano il :


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E’ ormai da tempo immemore che si parla d’inquinamento in Campania, e lo si fa in tutti i suoi aspetti, inquinamento atmosferico, terrestre, fluviale e marittimo. Alla fine lo scopo è sempre lo stesso, cercare in tutti i modi di sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica sul tema inquinamento, cercando di inculcare nelle menti delle persone un concetto, che sembra ormai astratto, “disfarsi di un rifiuto inquinante o tossico, abbandonandolo in un luogo solitario, o peggio ancora nascondendolo alla visibilità degli altri nel sottosuolo terreno o in un fiume, lago o mare, è la stronzata più grande che l’uomo possa inventarsi”. Esso invece di sparire, attraverso processi naturali avrà modo di entrare nella nostra catena alimentare, e sarà come averlo mangiato un po’ ciascuno. Ho fatto questa premessa, perché volevo mostrarvi e commentare un video girato sul torrente Solofrana da una persona che come tante altre si batte per la legalità e per la salute degli abitanti dell’agro Nocerino. Prima di mostrarvi il video, voglio parlarvi del torrente e di Solofra senza dilungarmi molto, giusto quel tanto da far avere idea a chi non è mai stato in quei luoghi della problematica esistente. Il Solofrana è un torrente che nasce nasce in località Sant’Agata Irpina (frazione di Solofra), dove confluiscono le acque del Vallone Spirito Santo, provenienti da Solofra, e le acque del Vallone dei Granci, provenienti dallo spartiacque del fiume Sabato. Le sue sorgenti sono ormai quasi completamente esaurite, per cui, oggi, la Solofrana si è ridotta ad un torrente artificiale, alimentato dalle acque pluviali urbane di Solofra e dagli scarichi delle concerie, oltre che da quelli provenienti dal polo industriale di Mercato San Severino, Fisciano e Castel San Giorgio. Sono proprio le concerie e gli altri poli industriali che hanno trasformato questo torrente ormai non più alimentato dalle acque sorgive dell’Irpinia, in un vero e proprio sversatoio chimico. Persino i depuratori ricostruiti negli anni 2004 /2005, a tutt’oggi ancora esistenti,  che avrebbero dovuto raccogliere le acque delle concerie ricche di sostanze chimiche di cui alcune altamente cancerogene, a tutt’oSolofraggi sembrano inidonei alla depurazione di quel tipo di reflui.  Tant’è che dal 2004 ad oggi l’impianto di depurazione gestito dalla Cogei Srl  è stato più volte oggetto di sequestro e denunce.

Il Sindaco di Solofra, a novembre, dichiara sul giornale Irpiania Oggi .it che il polo conciario è in regola con il trattamento dei reflui, Solofra ha un sistema fognario completo, separato tra fognature civili, industriali e piovane. Ed ancora, le  industrie conciarie sono tutte dotate di un pretrattamento dei reflui a piè di fabbrica. Dispongono, inoltre, di un impianto di depurazione chimico-fisico (che in parte fa anche la depurazione biologica) e di un collettore fognario che collega questo impianto ad un altro biologico a Mercato San Severino. Solo l’area dell’Alto Sarno ha un sistema completo e che funziona. Il nostro è esclusivamente sulla spalle dei conciatori solofrani che pagano 7 milioni di euro all’anno per 1 milione di metri cubi d’acqua che viene trattata dall’impianto di depurazione gestito dalla Regione Campania (attraverso la società Cogei) con un costo di 7-8 euro a metro cubo. Ed anche l’acqua piovana e le acque di piazzale delle aziende vengono trattate come acque reflue industriali e pagate a queste cifre. Se si verificano delle situazioni anomale, sono casi singoli e sporadici che vanno assolutamente perseguiti penalmente. Noi siamo già impegnati e faremo la nostra parte insieme agli organi ispettivi competenti in materia”. “Voglio ancora precisare – prosegue – che il polo conciario di Solofra, che fa massa critica, è sottoposto a tutti gli organi di controllo. Ma nel frattempo ad ogni piccola pioggia nel Torrente Solofrana accade puntualmente questo: https://www.youtube.com/watch?v=mszkMyGMzqU&nohtml5=False  ;  https://www.youtube.com/watch?v=aUPTXGP1JaQ&nohtml5=False

Tanti anni fa nelle concerie si usavano tecniche diverse per trattare i pellami , infatti Per molti secoli la tecnologia conciaria è rimasta praticamente invariata, con l’uso quasi soltanto di acqua, calce, tannini vegetali e grassi animali (solo piccole quantità di pelli erano conciate con allume, cioè all’alluminio, ottenendo un cuoio bianco ma non resistente all’acqua) e tanta attività manuale. Nella seconda metà dell’Ottocento fu introdotto il bottale, una macchina costituita da un cilindro ruotante intorno al proprio asse. L’acqua, le pelli e i prodotti chimici venivano introdotti nel bottale, che veniva poi fatto girare più o meno velocemente. L’azione meccanica di rotazione favorisce in modo notevole la penetrazione dei prodotti all’interno della pelle e quindi il processo conciario, che in precedenza durava molti mesi, ne risultò molto accelerato. L’introduzione del bottale ha rappresentato il primo passo per la trasformazione dell’attività conciaria da attività prettamente artigianale ad attività più propriamente industriale. Subentrò poi all’inizio del novecento un nuovo tipo di lavorazione tutto volto al “dio danaro”, la concia al cromo, ovvero la capacità conciante dei composti del cromo trivalente (Cr+3) che sono in grado di legarsi stabilmente alla pelle rendendola imputrescibile. Questo tipo di concia è ormai di gran lunga il più diffuso (l’85-90% di tutti i cuoi prodotti nel mondo sono conciati al cromo) a causa della sua semplicità, rapidità (poche ore invece che giorni), flessibilità (con la concia al cromo si può produrre qualsiasi tipo di cuoio, eccetto il cuoio da suola per scarpe), economicità. E pensare che le acque di lavorazione fino alla metà dell’ottocento venivano impiegate per concimare il terreno.

La parte più preoccupante di tutta questa storia è  stata messa a nudo da un comitato di cittadini di Nocera “Comitato no vasche” il quale ha dimostrato che parte del Solofrana a Montoro scorre su una falda d’acqua che si estende in direzione Mercato S. Severino, Castel San Giorgio e Sarno ed è una delle falde sorgenti da cui la Gori attinge 3000 litri di acqua al secondo per alimentare l’acquedotto di 87 comuni. Questo è stato dimostrato a Montoro, che ha l’ acquedotto chiuso da Gennaio 2013 in quanto è stato trovato nella falda la presenza massiccia di Tetracloroetilene, prodotto utilizzato dalla concerie di Solofra.

Ci auguriamo che la visibilità di questi video facciano sì che le autorità competenti mettano fine a questo stillicidio, che costituisce la ricchezza di pochi contro il rischio di tante persone.