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Parigi siamo Noi

Scritto da - Salvatore Arrichiello il :


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Afghanistan-Kunduz-07-1000x600Sono iracheni, no afgani, cioè siriani … insomma quelli là…
Purtroppo lì non c’è libertà, né democrazia: bisognerebbe che qualcuno ce la portasse, lì (ma lì dove? ).
Che colpa ne abbiamo noi se non sanno fare altro che ammazzarsi tra loro?
Attentati in Pakistan, Arabia Saudita, Yemen : guerre tra diverse fazioni etnico- religiose, diverse confessioni dell’Islam , gli sciiti e i sunniti, ( e tra  quest’ultimi, i salafiti e i wahabiti in un crescendo di spietata intolleranza e feroce intransigenza ) , scontri tribali che affondano le loro radici alle origini della fede. Ma poi mi chiedo, dov’è lo Yemen?
Africa: Sudan, il Corno, Nigeria e Mali, fino a risalire su per quei paesi che si affacciano al Mediterraneo, i nostri dirimpettai : Egitto,Tunisia,Libia.
L’Africa è risaputo , rappresenta il terzo mondo: fame, ignoranza, disperazione, caos sociale, anarchia militarizzata.
Le ultime stragi solo l’epilogo di una lunga e dolorosa storia di sanguinose guerre civili.
Striscia di Gaza, bombe ad Ankara , attentato a Beirut, sabotaggio di un aereo nei cieli del Sinai: regimi illiberali che soffocano ogni forma di protesta … in questo periodo meglio evitare di andare in vacanza in certi posti, meglio rimanere nella nostra Europa.
E vogliamo forse dimenticare i migranti che annegano lungo le nostre coste? Inevitabile,purtroppo: colpa delle autorità libiche, della guerra in Siria, dei trafficanti di uomini. A noi tocca raccogliere quei cadaveri disseminati per mare. Doloroso, ma meno increscioso che rinchiuderli in qualche lager o sbarrare loro la strada ad una compassionevole accoglienza col filo spinato.
Tutti impotenti di fronte all’ineludibile corso della Storia … finché succede altrove, purché succeda agli altri.
In fondo ognuno ha la sua sorte: questo è il destino infausto per i cittadini della grande nazione barbara. Chi siamo noi per opporci al progresso, per intralciare il corso degli eventi ?
Perché noi siamo noi: quelli del villaggio globale, che somiglia sempre più ad un grande resort, di quelli che spuntano nei deserti africani o centro americani , tra i villaggi di povere comunità di pescatori nelle isole caraibiche o nell’estremo oriente , che accolgono turisti facoltosi in preda a pruriti esotici.
Opulenza orgiastica consumata in un recinto dorato per vacche grasse; tutt’intorno povertà, degrado sociale, tanta sofferenza.
Noi siamo noi: la società civile, la certezza inculcata da uno slogan,l’appetito dei bisogni surrogati, i nostri privilegi materiali, l’etica di facciata, la compassione affettata, l’ipocrisia sfacciata, l’arroganza sfrenata dell’autocompiacimento da social.
Noi siamo noi: il turista facoltoso che vuole farsi la sua cazzo di vacanza a cinque stelle e non è certo disposto a tollerare la presenza di qualche poveraccio ai piedi del lettino del solarium, di un mucchio di stracci sul bordo della piscina.
Noi siamo noi: a Parigi hanno ucciso i nostri figli , fratelli e sorelle, i nostri genitori.
C’è dolore, cordoglio, un profondo senso di smarrimento: dobbiamo elaborare il lutto.
Ma ciò che forse più spaventa è che a Parigi hanno ucciso le nostre sciocche illusioni: di essere dei privilegiati, di essere al sicuro nel nostro cinico, asfittico asilo, spettatori non paganti del dramma che si consuma tutto intorno a noi: spesso con morbosa curiosità, talora con sofistica indolenza, troppe volte con svogliata indifferenza.
Di un mondo corroso dell’odio, avvelenato dall’odio, soffocato dall’odio: quell’ odio profondo che alligna nelle coscienze dei disperati, disseminato lì fuori, oltre il recinto dorato, dalla nostra spietata politica neocolonialistica, che saccheggia la “nazione barbara” per sostenere l’ insensata opulenza del turista , le necessità del suo ego-consumismo, e strumentalizza quell’odio armando la mano del disperato contro altri disperati, affinché il circuito della violenza si autoalimenti.
Quell’odio che offusca infine la mente del turista, quando suo malgrado, si trova coinvolto nel grande spettacolo del dolore che egli stesso, per convenienza, ha portato in scena. Perché erano i nostri cari quelli uccisi al museo del Bardo o nei resort sul Mar Rosso, giovani come i nostri quelli uccisi vigliaccamente ad Ankara mentre gioiosamente inneggiavano alla pace, ragazzini cristiani come i nostri, i liceali trucidati a sangue freddo nel dormitorio scolastico di Bani Yadi in Nigeria, madri e sorelle, le donne massacrate nei mercatini di Bagdad o di Kabul da un’auto bomba, semplici passanti quelli a Beirut, figli di medici ,ingegneri , uomini colti e civili, i bambini che hanno perso la vita negli ultimi naufragi dei barconi provenienti dalla Siria.
Tutti uccisi a sangue freddo o lasciati morire nell’indifferenza.
Ma accadeva lontano, abbastanza lontano : e questa distanza era di conforto per le nostre coscienze ad orologeria.
Noi siamo noi: uniti nell’odio dell’altro.