0%

State ammazzando pure la mia poca umanità rimasta. Che il suicidio di Aleandro Rudilosso non sia vano

Scritto da - Redazione il :


Adv

12038305_10208216751524924_3480505125842008658_nMi chiedo se la morte di Aleandro Rudilosso, il 15 enne siciliano che si è tolto la vita, sia servita a qualcosa. Quando un ragazzino si ammazza per discriminazione e omofobia io sono sempre lì ad augurarmi che quel gesto estremo – gesto che un ragazzo di quindici anni non dovrebbe mai fare, perché non è giusto, perché ha una vita davanti a sé, perché deve vivere e basta – non sia vano. Aleandro era solo un adolescente, bello come il sole, con uno sguardo però già consapevole di quanto l’essere umano possa essere cattivo, stupido. Nessuno può restare indifferente difronte ai suoi occhi, alle sue foto.
Ieri, un po’ per curiosità ma soprattutto per capire, sono andata sul suo profilo facebook. Ho sbagliato. Non credevo potesse fare così male. Aleandro era in fondo ancora un bambino eppure la sua sofferenza, il suo malessere per una società incapace di accoglierlo e accettarlo per ciò che era, che sentiva, era enorme, molto più grande di lui. Non ce l’ha fatta a sopportarne il peso. Ma la colpa non è sua, perché sono sicura che in un’altra società, in un’Italia diversa, Aleandro sarebbe ancora vivo. E allora mi chiedo: il suo grido di aiuto, rimasto inascoltato quando era in vita, dovrà servire a qualcosa adesso che non c’è più, dovrà insegnarci che bisogna combattere affinché non debba mai più ripetersi, deve essere per forza così. È troppo tardi ormai per salvare lui, ma possiamo salvarne altri con lo stesso malessere. E invece no. Ieri durante la cerimonia funeraria di Aleandro il parroco ha pronunciato parole che fanno rabbrividire “Aleandro davanti alla misericordia di Dio potrà espiare tutti i suoi peccati.” Quali peccati poteva aver commesso questo ragazzino? A me il dubbio che il parroco si riferisse all’omosessualità di Aleandro nasce spontaneo, così spontaneo che mi viene da dire: neppure da morto merita il vostro rispetto? Sempre ieri a Monza un ragazzino veniva sbattuto fuori dall’aula scolastica perché gay.

Insomma, il muro del pianto per Aleandro e per chi prima di lui non ha sorretto il peso dell’omofobia e della discriminazione, il peso di un’Italia che è ancora lontana anni luce dal concedere a tutti gli stessi diritti, il peso di chi va a sentinellare senza vergogna nelle piazze contro i diritti altrui, il peso di una religione ancora legata a preconcetti di medioevale memoria, il peso di chi in nome del proprio Dio vorrebbe dire ad un omosessuale come vivere la propria vita e la propria sessualità ficcando il naso addirittura negli affari di stato, il peso di chi ancora definisce l’omosessualità una malattia, una perversione, non è servito a nulla e, purtroppo, per l’ennesima volta.

Erminia Orassi