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Targato NA: La nonviolenza come scelta di vita

Scritto da - Gaetano Magro il :


Musica

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Nessuno secondo il mio parere è mai riuscito ad incarnare con la musica, in maniera così intrinseca e radicata, il valore della nonviolenza. Nonviolenza intesa nel suo significato più bello e profondo, che non è semplicemente la risoluzione delle controversie senza ricorrere, per l’appunto, alla violenza ma soprattutto quello del rifiuto di ogni forma e/o estensione, sia essa armata o non, del conflitto.
Leggiamo da Wikipedia la definizione che dice:
“La nonviolenza (dal sanscrito ahimṣā «non violenza», «assenza del desiderio di nuocere o uccidere») è un metodo di lotta politica che consiste nel rifiuto di ogni atto di violenza, in primo luogo contro i rappresentanti e i sostenitori del potere cui ci si oppone, ma anche disobbedendo a determinati ordini militari (obiezione di coscienza), articolando la propria azione in forme di disobbedienza, boicottaggio e non collaborazione (resistenza nonviolenta).”
Possiamo quindi notare che il termine nonviolenza può assume connotazioni differenti.
È un metodo di lotta “POLITICA”!!!! Se questa dicitura è vera posso affermare con certezza che la battaglia più dura la stiamo combattendo noi giovani di questi tempi. Soprattutto qui al Sud.
Senza un lavoro, senza la possibilità concreta di vedere realizzati i propri sogni, senza un supporto adeguato agli studi, senza nemmeno una certezza per il futuro è veramente difficile non sviluppare , seppur in maniera riservata e non evidente, quindi non pubblica, quella rabbia che sfocia molto spesso in violenza. Violenza che si riversa per la maggior parte dei casi nelle nostre vite, violenza che mina i rapporti, violenza che accentua i nostri fallimenti e che inibisce di fatto la crescita della società rendendo impraticabile la via del confronto.
La canzone recita:

Fammi sparire fammi sperare
fammi quello che vuoi
ma non farmi sparare.
Fammi tradire fatemi odiare
famm’ chell che vuo’
… Ma non voglio sparare mai.

Queste parole che a primo impatto sembrano solo un motivetto orecchiabile nascondono un principio assai veritiero. Il “Targato Na” è disposto ad essere inghiottito dalla società e vivere di speranza piuttosto che nuocere, piuttosto che cedere alla violenza è, in un certo senso, disposto a subirla per tutta la vita. Prendiamo ad esempio i migliaia di giovani che sono costretti ad andare via dalla propria terra o a tutti i coraggiosi che restano e giorno dopo giorno con le mani alzate, ma non per questo a testa bassa, cercano in ogni modo di sbarcare il lunario pur di rimanere. Tutti e due adottano in maniera differente il principio della nonviolenza. La cosa triste è che la condizione necessaria affinché sussista questo principio è analogamente che esista qualcuno che, in maniera anche indiretta, eserciti il principio opposto. Chi è dunque il vero VIOLENTO?

C’era una volta una mentalità
1 canna di mitra e di fronte 2 amici
Ciccio sapeva troppe cose ormai
salutò il suo cane… chiuse gli occhi e disse “puoi sparare”.

Ciccio (il protagonista della canzone) si accorge ad un certo punto di aver contribuito a creare la stessa situazione di violenza da cui anni addietro, prima degli “86 concorsi“ per entrare nei carabinieri, era scappato. Questo accade quotidianamente quando sperando graniticamente nel giusto ci autoconvinciamo di esserlo. Allora non gli resta che fare ciò che ha sempre fatto. Essere umile e salutare il suo cane.

E la sua anima poi s’innalzò
verso il cielo del sud… per il Paradiso
“un angelo armato… Ciccio tu diventerai”
era il Padreterno che gli fece un sorriso.

Per me la nonviolenza è, prima di tutto, la proiezione sociale dell’amore per il prossimo. Il giorno in cui si sceglie la nonviolenza quale elemento portante della nostra vita, bisogna prima di tutto rendersi conto dell’abisso che intercorre tra il nostro modo di essere sin qui e ciò che dobbiamo essere da quel momento.

In ogni caso:

aucelluzzo Gandhi