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Nel sogno di una Torre dell’Annunciata, di una città che sia Smart e sostenibile, germoglio di cultura e di saperi, amo guardarla dal satellite.
Google Earth è mirabile. Ti porta dove neppure sospettavi e dà quell’assieme, quel colpo d’occhio che sintetizza e compendia.
Trovo così, angoli e sbuffi di verde. Insospettabili, incredibili, intarsiati tra vie e palazzi impensabili a tanto.
Sono gioielli salvati da una speculazione cieca e senza rimedi. Angoli che si rinvengono recintati, sottratti alla vista, all’uso, al riconoscimento dei più. Spesso sono proprietà private o solo di enti religiosi e non, che ne hanno custodito inaccessibilità e l’intatto.
Così il mio sogno pone altre nuvole di possibilità. Immagino tanto verde restituito ai cittadini, ai bambini a chiunque volesse ritrovare parchi in cui fermare i pensieri o lasciarli volare come palloncini.
Tanti “giardinetti” ove il popolo immenso e silente che all’alba corre, respira, fa sport potrebbe avere finalmente luoghi adatti per ritrovarsi e ritemprarsi. Percorsi per piste ciclabili, per jogging, per solo intaliare.
Torre diverrebbe finalmente, quell’Annunciata delle antiche stampe dell’ottocento.
Un luogo dell’anima, un cielo per aquiloni colorati.

Biagio Fioretti

Di Biagio Fioretti

Biagio Fioretti nasce a Torre qualche anno fa; era di dicembre e proprio sulla linea di confine tra le due Torre. Manco a dirlo ci fu una gran disputa su chi dovesse trascrivere tanto natale. Vinse il Savoia proprio sulla Turris e tanto fu. L ‘unica certezza sulla quale gli storici concordano, è e fu sulla sua vesuvianità. Scrisse e studió in ragione di quel Vesuvio che amó e odió e ne fece sua dolce ossessione. Vive tuttora e da geologo, continua a sognare le vigne di uva caprettone della sua amara terra.

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