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Una bella storia di scuola

Scritto da - Gennaro Sorrentino il :


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Poster2015WebDella scuola spesso se ne parla male. Gli studenti si lamentano dei professori che non sanno fare il loro mestiere, delle aule, dell’organizzazione. I docenti si lamentano dell’orario, degli studenti che non studiano e della loro scostumatezza. Il personale ATA (collaboratori scolastici) si lamentano dei professori, degli alunni che sporcano le aule. Insomma credo che se fermassimo una persona per strada al 90% avrebbe qualche lamentela da fare sul sistema scuola. Ed e’ proprio in questo mondo che, apparentemente, non funziona, che si ambienta la nostra storia. Una bella storia di scuola dove tutto funziona, dove i docenti elogiano i propri studenti, dove gli studenti elogiano i docenti, dove a scuola ci si va anche durante le feste natalizie, dove gli schemi vengono sovvertiti, dove gli studenti diventano professionisti, dove la vita assume il sapore amaro di uno stupendo cioccolato extrafondente, buono ma che ti lascia un sapore strano in bocca, un sapore che se sei abituato ti fa piacere ma le prime volte ti sembra una delusione e scopri che quel sapore e’ il sapore della crescita.
La storia nasce in un istituto professionale, uno di quegli istituti che quando lo senti nominare pensi “vabbeh non si farà nulla in quell’istituto, di sicuro non si studia, di sicuro ci sono tutti ciucci e scostumati a partire dai professori”. Come spesso accade nella vita un giorno succede qualcosa di strano perche’ in questo istituto viene scelta una classe per partecipare ad un progetto didattico-scientifico internazionale. La miglior classe di ogni paese, partecipa al congresso internazionale dove gli studenti si confrontano sul lavoro svolto. Il progetto si chiama Chain Reaction, ci sono coinvolti dodici paesi con altrettante università che ogni anno selezionano cinque scuole della loro nazione per affrontare lo studio delle scienze attraverso una metodologia didattica denominata IBSE (inquiry based science education), metodologia grazie alla quale lo studio della scienza viene affrontato come investigazione, così come realmente accade negli istituti di ricerca.
Solitamente solo i licei scientifici ed i migliori istituti tecnici, quelli con degli ottimi laboratori, partecipano a questi progetti, ma quella volta, fra i migliori istituti fu scelto anche questo istituto professionale per la moda della provincia di Napoli che già solo a leggerlo sulla locandina del progetto sembrava una cosa strana, una nota stonata.
Quando il professore comunica alla classe che era stata scelta per partecipare a questo progetto le reazioni sono state molteplici: c’era chi pensava “che bello”, chi invece “e che ci andiamo a fare?” oppure “ma non siamo in grado”. Dopo qualche ora di discussione, le più motivate riescono a trascinare il resto della classe ed e’ qui che la loro avventura ha inizio. Da questo momento in poi iniziano i cinque mesi più densi della loro vita. Il loro compito era quello di sviluppare due lavori di ricerca, uno riguardante il problema a loro vicino della Terra dei Fuochi e dello smaltimento dei rifiuti dal punto di vista scientifico, l’altro, fisicamente più lontano, dello studio della superficie di Marte. Lo studio era praticamente costante e molti docenti della classe hanno aiutato le ragazze nella loro preparazione. I momenti di confronto tra docenti ed alunne erano costanti e proficui. Si lavorava durante le vacanze di Natale a scuola in laboratorio, si lavorava a casa utilizzando il gruppo facebook per fare domande ai docenti, scambiarsi documenti, idee, possibili strade che aiutassero a progredire nel lavoro di ricerca. Come in tutte le storie da film i momenti di sconforto, i momenti in cui si pensava di non essere all’altezza, sono stati innumerevoli, ma la cosa bella era che in ognuno di questi momenti c’era sempre un professore a sostenere ed incoraggiare le ragazze.
Questo stupendo film ha le sue scene finali al congresso nazionale tenutosi a Napoli, dove tutte le scuole coinvolte presentavano il lavoro di ricerca svolto. Lo presentavano in un congresso dove ad ascoltare c’erano gli altri studenti, i professori, dei ricercatori, dei docenti dell’Università. Ogni gruppo aveva a disposizione quindici minuti per esporre il proprio lavoro ed i primi cinque minuti l’esposizione doveva essere fatta in lingua inglese.
A questo punto la vostra reazione potrebbe essere quella di una grossa risata, potreste pensare:” eh si, ora mi vuoi dire che delle ragazze di un professionale dovevano parlare in inglese di un lavoro scientifico svolto da loro e confrontarsi con i licei e poter avere qualche speranza?”
Sembra tutto assurdo, però la cosa più assurda sta nel fatto che quelle ragazze, così come i protagonisti di un film, hanno dimostrato il loro valore mostrando che non importa in quale istituto tu sia, non importa quello che gli altri credano tu sia incapace di fare, conta quanto grande sia la tua
voglia di imparare e quanto sia grande il tuo cuore e quanto di questo cuore ci si metta nello studio così come nella vita. Ascoltando la loro esposizione ad ogni parola cresceva e si cementava dentro di loro la convinzione di aver compiuto un’impresa.
Questa scena finale si conclude lasciando il sapore di quel cioccolato fondente, le ragazze non vengono scelte per la conferenza internazionale, ma il gusto della crescita rimasto dentro di loro ha permesso di raggiungere un risultato inimagginabile. Ora tra i banchi di scuola queste ragazze non
sono più studentesse, ma cittadini che hanno voglia di apprendere per diventare sempre più professionali nel loro lavoro. Persone che ora hanno aumentato la loro visione di vita. Donne che, chiamate ad affrontare già da ora le difficoltà che la vita pone sul loro cammino le sapranno assaggiare e far tesoro del retrogusto amaro che ora gradevole apprezzano.